La polemica è l’arte del far la guerra con le parole. Il consiglio comunale del 29/9, i “cadorniani” attacchi a oltranza del sindaco, i varchi aperti al contrattacco. Via Augusto. La commissione Bilancio. Come nasce il verbale di una seduta di Consiglio?
Alla cerimonia del 4 novembre ha partecipato solo qualche consigliere comunale. Ho sentito l’amaro commento di qualche cittadino, che crede ancora in certi valori. Non condivido l’amarezza: anzi, mi fa piacere vedere che i consiglieri comunali di Ottaviano presenziano in massa alle cerimonie pacifiche, a feste patronali, a concerti in piazza.
Questo amor della pace – suppongo che di questo si tratti – compensa tra l’altro la passione per la polemica che ispira spesso il sindaco, e cioè l’avv. Capasso. Il quale nella nobile arte di far la guerra con le parole segue la scuola dell’attacco a oltranza, piuttosto che quella del contropiede. E’ una tattica pericolosa, perché talvolta si ritorce contro chi la usa: era fatale, per esempio, che Cadorna incappasse nel disastro di Caporetto. E per fortuna che c’era un Diaz pronto a rimettere in piedi la baracca…
Nella seduta di consiglio comunale del 29/9 il consigliere Emanuele Ragosta chiede chiarimenti sul fatto che le “somme urgenze” vengono affidate dall’ Ente a poche ditte, anche quando c’è spazio per applicare il criterio della rotazione. Nella sua risposta il sindaco, e cioè l’avv. Luca Capasso, parte con il tono alto, non si accontenta di invitare il consigliere a leggersi la “267/2000”, e di spiegare, non richiesto, che il sindaco non ha potere di suggerire i nomi delle ditte agli uffici – e questo è principio assodato-, ma rammenta al Ragosta: “però quando lei era in maggioranza, ho visto cosa succedeva, a parte i debiti fuori bilancio di 300 mila euro, addirittura non c’era nemmeno un atto scritto, e sono già in Procura”. (pag.7). Cerco di capire: l’avvocato Capasso, da oppositore, aveva già “visto cosa succedeva”? E se sì, andò anche allora in Procura? O ha visto e è andato solo ora che è sindaco?
Dunque, l’avv. Capasso non parla di ditte con i funzionari, ma poi dichiara (pp.7-8): “ Ho visto le ditte che lavoravano, giustamente ne lavoravano tre, io girerò questa interrogazione” – l’ interrogazione di Emanuele Ragosta – “al responsabile dell’Ufficio Tecnico”. E aggiunge: “ E’ vero che ci sono diverse ditte, ma molte non hanno i Durc regolari, non hanno le carte a posto, sono iscritte, ma non hanno i requisiti..la somma urgenza viene certificata sempre dal funzionario, il responsabile di settore, che quando c’è un rischio imminente deve prendere una ditta o che sta lavorando già sul territorio o che comunque è reperibile immediatamente”.
Cerco di capire: come fa l’avv. Capasso, che non parla di ditte con i funzionari, a sapere che molte ditte non “hanno i requisiti”? E perché restano nell’elenco? E sono state informate del fatto che non “hanno i requisiti”? Incombendo una “somma urgenza”, il funzionario responsabile come sceglie le ditte a cui telefonare? L’elenco delle ditte viene consultato sempre nello stesso ordine? Il prof. Simonetti, presidente del consiglio comunale, suggerisce (p.19) un criterio, l’ “evidenza empirica”, a cui dedicherò un articolo: dopo aver cercato un po’ di luce in lessici, dizionari e manuali di filosofia.
Poi parte l’arringa su via C.O.Augusto. L’avv. Capasso ricorda, tra l’altro, che egli partecipò a un Consiglio monotematico “sulla problematica della via”: dichiara, a un certo punto: “noi non sbandieriamo la nostra legalità”. E questa mi pare un’affermazione audace: negli interventi del sindaco la parola “Procura” è assai frequente: nel verbale della seduta del 29/9, per esempio, da p.7 a p.9. ricorre tre volte. Si accende la polemica intorno alla strada e l’ avv. Capasso, rivolgendosi al consigliere dott. Nocerino, esclama: “Consigliere Nocerino, la stessa gente che ha fatto questo danno” – il danno della strada – “ha sostenuto la sua candidatura” (p.15).
Sull’eleganza di tale argomentare non mi pronuncio: nell’arte della polemica non seguo la stessa scuola del sindaco, e poi ho votato il dott. Nocerino, e potrei essere di parte. Le parole del sindaco mi costringono, però, a controllare se negli ultimi anni Ottaviano ha subìto altri “scempi”, oltre a quello della strada, e, se sì, per chi hanno votato i responsabili.
Il sindaco dichiara (p. 17) che “non c’è una possibilità di fare una modifica al progetto” della strada e difende – a ragione – la decisione di aprire un varco davanti all’ “albergo Augustus” (mi auguro che egli stia meditando anche sulle “ragioni” dei negozi che si affacciano sulla strada).
Dunque, sono tutti d’accordo: il progetto è uno “scempio”, a tal punto che il sindaco ha riconosciuto e riconosce come necessaria una modifica: ma ammette, sconsolatamente, che non è possibile modificare quello “scempio” di progetto. E allora? il sindaco si assumerà una così grande responsabilità, di realizzare tanto “ scempio” sulla strada più importante di Ottaviano, sul perno delle “vie di fuga”?
Si discute poi della “salvaguardia degli equilibri di bilancio”.
Il consigliere Ragosta chiede che si legga il parere della Commissione Bilancio, ma la sua è solo ironia: egli sa che la Commissione non si è riunita, e infatti chiede al sig. Marigliano, presidente della commissione bilancio “perché ha ritenuto di non convocare” la Commissione “per tutto il mese di settembre”. Il prof. Simonetti si incavola contro chi intende fare polemiche strumentali “rispetto alla sua gestione”, ricorda il proprio impegno, “io dedico le giornate”, usa una strepitosa espressione del gergo militare, “ho comandato l’ordine del giorno”: e non gli è pervenuta “l’eccezione da alcuno”.
Prende la parola il sig. Marigliano, ma la trascrizione del suo intervento “Non so se le richieste alla mia Commissione devo essere io che devo dire chi deve intervenire e con chi devo parlare, ecc.ecc.” (p.25) credo che sia stata condizionata dal cattivo funzionamento del registratore (suppongo che in aula si usi il registratore) : è abbastanza chiaro solo il concetto finale: “Di che cosa mi devo interessare io? Il responsabile di settore è quello che dice a me”. Le ragioni della corretta informazione, che costituiscono per il nostro giornale un principio cardinale, e il rispetto dei diritti di ogni oratore mi hanno costretto a rivolgermi all’ ufficio del Segretario Comunale, per farmi spiegare, prima di tutto, come nasce il verbale di una seduta del consiglio comunale, e per chiedere, poi, se era pronta la risposta scritta a una mia lettera protocollata di recente.
Il 5/11 il Segretario Generale non ha potuto ricevermi. Invierò all’ Ufficio un’altra missiva perché mi illumini sui modi della verbalizzazione, e, se è possibile, anche sui lavori che la Telecom ha eseguito a Ottaviano per installare la fibra ottica. Così l’Ufficiò risponderà a tutto con una sola nota, e risparmierà tempo e carta.
(Foto: Ottaviano anni ’60)






