I giornali accusano i 5Stelle di offendere la dignità (????) del Parlamento, ma non spiegano a che e a chi servono i provvedimenti su Bankitalia infilati nel decreto sull’Imu. Una pagina emblematica di “la Repubblica”.
“La Repubblica” del 30 gennaio, pag. 25. In un articolo intitolato “>La tarantella dei violen-ti” Francesco Merlo scrive che la baraonda scatenata, il giorno prima, alla Camera dai “grillini” contro il decreto Imu- Bankitalia e contro la “ghigliottina” della signora Boldrini non è legittimo ostruzionismo, ma “violenza da angiporto”. Accanto all’articolo, non memorabile, di Merlo c’è l’articolo “>Una lunga partita” di Luciano Gallino, professore universitario, socio dell’ Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che da poco ha pubblicato il libro “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa”. Nell’articolo il prof Gallino parla della nascita della Fiat Chrysler Automobiles, che avrà sede legale in Olanda e pagherà le tasse in Inghilterra, e chiude con una osservazione: “il governo italiano.. non si è degnato di rivolgere alla ferrata coppia del Lingotto (Marchionne e Elkann ) la madre di tutte le domande: che cosa ne viene al nostro Paese, ai lavoratori italiani, al pubblico bilancio?.
L’amara ironia di quel verbo,”non si è degnato”, ci ricorda che il governo di Letta Nipote esiste probabilmente proprio per questo: per non fare domande impertinenti e per infilare i provvedimenti su Bankitalia nel decreto sull’Imu: perchè sia chiaro a tutti che se non passano quelli, non passa questo. E’ stato un bombardamento: i cannoni dei giornali di carta e dei telegiornali hanno sparato a tiro continuo e ad alzo zero sull’ostruzionismo dei 5Stelle: Italiani, se pagherete la seconda rata dell’Imu, sapete già di chi è la colpa. Politici e giornalisti, è noto, si preoccupano per i nostri soldi.
Prima di bombardare i “grillini” , il “Corriere” e ” la Repubblica” avrebbero fatto bene a spiegarci, in termini chiari, cos’ è questa rivalutazione di Bankitalia che ha scatenato la furia dei 5Stelle. Nell’articolo “>Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu“, pubblicato su “>La Repubblica” il 29 gennaio, Valentina Conte dedica non più di 20 parole al bersaglio della polemica del Movimento, ma trascrive per intero i lamenti del sig. Franceschini, il barbuto ministro Pd per i Rapporti con il Parlamento, sullo “stupefacente e irresponsabile atteggiamento” dei pentastellati: a Franceschini gli aggettivi, se non sono strepitosi, non piacciono.
I 5Stelle, a loro volta, avrebbero dovuto concentrare tutte le loro energie contro la cortina di silenzio che i ” governativi” del ceto politico e della carta stampata hanno costruito intorno all’ “affare”. Non averlo fatto è stato un grave errore. Ho attinto informazioni tecniche dai “blog” indipendenti “e da amici che conoscono la questione: mi pare che l’operazione Bankitalia sia grossa. Lo sconcerto viene alimentato anche dalla ostinazione con cui il governo ha tenuto insieme i due provvedimenti e ha preteso un solo voto per entrambi: non si è preoccupato di evitare che prendesse corpo e mettesse radici il sospetto di un volgare ricatto. Penso, e non da oggi, che a una parte cospicua del ceto politico non importi un fico secco dei “sospetti” dell’opinione pubblica. Ma forse sono condizionato dai pregiudizi. Il governo Letta Nipote non mi piace: è figlio di un connubio contro natura: tanto contro natura che solo la “casta”può averlo imposto. E le tarantelle sulla necessità di salvare l’Italia andate a suonarle da qualche altra parte.
La baraonda dei “grillini” alla Camera ha ispirato reazioni di intensa commozione: il Pd urlava “fascisti”, i deputati di “Sel” cantavano “Bella ciao”, la signora Boldrini si barricava nei suoi uffici, in aula e su ogni canale TV si piangeva e si sveniva per la “dignità” del parlamento offesa dalla violenza dei seguaci di Grillo. Il tutto è stato riassunto da Paolo Franchi nell’articolo di fondo del ” Corriere ” del 31 gennaio, intitolato “Nuovi squadristi”: “>Sui parlamentari se ne sono dette di tutti i colori, spesso ( non sempre ) a ragione. Stavolta, a quelli di loro che resistono, in nome di una dignità del Parlamento senza la quale la democrazia non esiste, deve andare tutta la nostra solidarietà“. Mi pare che l’immagine dei parlamentari ” che resistono ” sia, come dire, un poco forzata.
La baraonda grillina è stata rumorosa, eccessiva, con punte di aggressiva volgarità. Niente può giustificarla. Ma è grande il disgusto che provo – cresce di giorno in giorno – per la violenza silenziosa, immateriale, legalizzata, di un ceto politico che rappresenta solo sè stesso, che una parte cospicua del popolo italiano sente ostile , che non ha rispettato la volontà della nazione espressa ripetutamente nei “referendum”, che si è opposto e si oppone con ostinazione al taglio dei costi della politica, che ha fatto scempio, e ancora lo fa, delle risorse pubbliche , che assiste, inerte, alla demolizione dello Stato sociale e alla violazione sistematica dei diritti sanciti dalla carta costituzionale: il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto allo studio. Tutto questo l’ hanno scritto, fino a ieri, i giornalisti del “Corriere” e della “Repubblica”: non è una invenzione dei seguaci di Grillo, il cui movimento è figlio proprio dello sfascio del sistema.
La “dignità” del Parlamento. Diciamo che i deputati dei 5Stelle hanno offeso la dignità dell’idea di Parlamento: la storia reale dell’assemblea, negli ultimi quindici anni, non è una storia gloriosa. E non mi riferisco solo ai parlamentari che hanno avuto problemi con la giustizia, a quelli che portavano addosso il cattivo odore della mafia e della camorra. Nel settembre 2012 sedevano tra Montecitorio e Palazzo Madama cento parlamentari condannati, imputati, indagati e prescritti . “Ha detto l’avvocato di Silvio Berlusconi: “Il Parlamento deve essere la rappresentazione mediana del popolo. Perchè dovrebbe essere migliore?” ” ( Il Fatto Quotidiano, 30/9/2012).
Non mi riferisco solo ai parlamentari che offendevano il tricolore e si proponevano di fare a pezzi l’unità nazionale, che hanno approvato una legge elettorale incostituzionale, che non riescono ancora a sostituirla con una che sia anche solo un poco rispettosa della Costituzione, che si sono serviti di quella legge incostituzionale per portare in parlamento amici e parenti ( e non aggiungo altro ), che sono una pacchia per i comici, che spesso fanno ridere più dei comici. Mi riferisco soprattutto ai 101 parlamentari del PD che l’anno scorso prima votarono, nella riunione dei gruppi, a favore della candidatura di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica, – ma solo per portarlo in aula, nella trappola già pronta -, poi in aula lo pugnalarono . Nessuno di loro ha avuto il coraggio di confessare: “Io non l’ho votato”. Questa storia di vigliaccheria collettiva e prolungata è una ferita che alla dignità del parlamento non è stata inflitta dai 5Stelle: ed è una ferita ancora aperta. E non si può escludere che qualcuno di questi nobiluomini sia schierato tra i “resistenti” di Paolo Franchi.

