Camera ardente a Santa Maria del Pozzo da domani alle 10.00. I funerali previsti per le 15.00.
Il Re è morto, Viva il Re. Nella mente di tutti noi è impressa un’immagine, quella della vittoria di Raffaele Allocca alle ultime elezioni, quando i suoi supporter gli deposero sul capo una corona (in foto, lo scatto è della collega Daniela Spadaro che ci ha gentilmente fornito l’immagine, ndr).
«Re Ferdinando» saliva a Palazzo Torino per la terza volta, dopo una campagna elettorale dura, con scontri intestini nello stesso centrodestra, senza il simbolo del Pdl che i vertici del partito avevano assegnato alla consigliera regionale Paola Raia. Vinse comunque, con uno schieramento di liste civiche. La malattia lo stava però già consumando, anche se dai palchi, nei comizi, negli incontri, la verve di Allocca era sempre incisiva, potente. Negli ultimi tempi però il sindaco aveva quasi completamente affidato la gestione di Palazzo Torino al suo vicesindaco Salvatore Di Sarno, fino a poco più di una settimana fa, quando forse perché sentiva incombere più pressante la malattia ed aveva optato per le dimissioni.
I venti giorni di tempo che avrebbe avuto per ripensarci non sono ancora ad oggi trascorsi, ma questa mattina il «Re» ha ceduto e si è spento con accanto la sua famiglia. I funerali si terranno domani alle 15 nella chiesa di Santa Maria del Pozzo, ma prima sarà allestita, nello stesso luogo, la camera ardente per consentire ai suoi concittadini di salutarlo un’ultima volta. Ieri in molti hanno fatto visita alla sua abitazione di Pomigliano d’Arco, stringendosi alla moglie ed ai figli. Medico, avrebbe compiuto 68 anni ad ottobre prossimo, Allocca era specializzato in cardiologia. Tre volte sindaco di Somma Vesuviana. Sul suo profilo facebook, il deputato Paolo Russo di cui era amico e fedelissimo, lo saluta commosso:
«Ci ha lasciati con la sua discreta e impareggiabile dignità, mi inchino al lutto della sua famiglia». Messaggi di cordoglio sono lasciati sul social network da centinaia di cittadini, tra cui anche avversari politici che gli riconoscono infine l’onore delle armi.

