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Sant’Anastasia saluta il prof. Mario Romano

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La comunità anastasiana piange la scomparsa dell’ex sindaco. Il ricordo commosso e sincero di amici, compagni ed avversari politici.

Si è spento dopo una terribile malattia Mario Romano, docente di fisica all’Università di Napoli "Federico II" ed ex sindaco dal 1995 al 1997.

Nonostante la sua salute cagionevole, l’amore per la cosa pubblica l’aveva spinto a candidarsi alle elezioni amministrative del 25 maggio, a capo della lista "Primavera anastasiana- l’Alternativa possibile", che sostiene Antonio De Simone. L’ultima apparizione pubblica dello stimato professore risale al 29 aprile, proprio per l’inaugurazione della campagna elettorale del leader del centrosinistra cittadino. In quell’occasione Mario Romano, con la lucidità, la genuinità e la concretezza che lo hanno sempre contraddistinto, parlava con forza della necessità di far rinascere Sant’Anastasia, puntando tutto sui giovani: «Mai come in questo momento c’è bisogno di una ventata di giovinezza e legalità che porti avanti, sul serio, i problemi concreti di una cittadinanza attiva».

La sua dipartita ha lasciato attonita l’intera comunità; gli amici più intimi ne ricordano le sue qualità anzitutto umane, oltre che professionali e politiche. A tracciarne un commosso profilo è Antonio Sasso di neAnastasis: «Mario Romano non era soltanto un valido ricercatore e professore universitario, era molto altro. Ero legato a lui da un’antica e profonda amicizia, fatta non solo di una comunanza accademica ma di passione politica e civica. Fu lui ad introdurmi in politica quando venne eletto sindaco di Sant’Anastasia nel 1995 con la nuova legge per l’elezione dei sindaci a suffragio universale. Mi volle infatti nella sua giunta come assessore all’Ambiente. Fu una meravigliosa ed indimenticabile esperienza sia sul piano politico che umano, forse irripetibile. Intorno a quella esperienza si coagulò un enorme entusiasmo popolare e tante furono le aspettative riposte da tutta la città».

La giunta Romano, però, si concluse dopo appena due anni: «I sogni e le idealità si infransero sugli scogli di un modo di fare politica attento a ricercare consenso e a conservare lo status quo. Qualcuno pensa che Mario era un sognatore e che la sua coerenza un suo limite. Mario invece sapeva bene che la politica è l’arte del compromesso ma non accettava l’idea che i valori portanti di un progetto e di uno stile di vita venissero stravolti. Lui stesso raccontò poi, in dettaglio, la genesi e la fine di quella esperienza in una lunga intervista intitolata "La Primavera Negata". La Primavera evoca rinnovamento e nascita di nuova vita. La stessa parola è riapparsa nel nome di una lista civica costituitasi pochi mesi fa per le elezioni amministrative in corso a Sant’Anastasia. Nonostante il suo stato di salute Mario accettò di candidarsi e divenne il capolista della nostra lista civica», racconta Sasso continuando:

«Ciò capitava alla vigilia di uno dei suoi ricoveri in ospedale, quello che doveva essere risolutivo per la sua malattia e che, purtroppo, non lo è stato. Nonostante la lontananza Mario seguiva tramite telefonino e internet tutte le vicende, prodigandosi a dare consigli e suggerimenti. Soprattutto, della lista che guidava l’affascinava il fatto che dei giovani si erano messi in discussione partecipando attivamente alla vita politica della loro città. Fino a poche ore prima della sua morte mi ha ribadito la grande fiducia che lui riponeva in una gioventù che prendeva nelle loro mani il loro destino».

L’ex assessore all’Ambiente racconta di come il professore aveva sempre conservato della Politica un’idea nobile: «Non a caso, nella sua lettera che accompagnava la sua ultima candidatura egli concludeva con una frase di Eduardo Galeano: "Bisogna agire senza dimenticare che siamo solo una goccia d’acqua nell’oceano, e seminare senza l’ansia di raccogliere"». «Con la sua scomparsa ci sentiamo tutti un po’ più poveri, perché abbiamo perso un bene prezioso, un grande amico. Oggi è un po’ più povera l’intera comunità anastasiana che perde uno dei suoi figli più illustri, non tanto e non solo per la sua statura culturale e morale ma per la passione e la generosità profusa in tutta la sua vita per migliorare la sua terra. Oggi l’Università Federico II, studenti, tecnici, amministrativi e docenti è un po’ più povera perché perde un docente che ha lasciato una traccia profonda per il suo impegno didattico e la sua tenace coerenza», prosegue commosso Sasso concludendo:

«Ci saranno sicuramente altre occasioni, più serene, per ricordare la ricca personalità di Mario, i suoi tanti interessi, la sua grande curiosità per i fenomeni fisici ma anche e soprattutto per le persone umane che lo circondavano. Ora è il momento della separazione. Lo facciamo con leggerezza, come a lui piaceva. Lo facciamo con i valori di una fede laica in cui Mario credeva, che ci vede ospiti temporanei su questa terra alla ricerca di dare un senso alla nostra vita attraverso l’amore e la condivisione con i nostri fratelli».

A ricordare l’uomo e l’uomo politico sono anche i candidati a sindaco Lello Abete ed Antonio De Simone. Il primo ricorda Mario Romano come una «persona tenace, con le sue idee, deciso, con uno spessore di alto profilo morale e culturale. L’ho conosciuto nel periodo in cui è stato sindaco ed ho avuto modo di apprezzare che era persona degna della politica, di quella vera». De Simone, invece, lo ricorda come una «persona molto perbene e molto coerente; sono stato contento quando ha deciso di affrontare con noi l’avventura di queste elezioni e la sua presenza nelle liste della mia coalizione aveva dato una grande qualità al gruppo stesso».

Umiltà e grande capacità di ascolto sono le qualità evidenziate da Lello Mollo che ha lavorato gomito a gomito con il professore Romano durante la sua campagna elettorale di fine anni ’90: «Con Mario c’è stata una grande svolta a Sant’Anastasia: ha sempre testimoniato un grande amore per il paese e l’ha dimostrato ultimamente con la sua scelta di mettersi in gioco per questa competizione elettorale. Sono stato uno dei primi a congratularmi con lui per il grande atto d’amore fatto per Sant’Anastasia. Abbiamo perso un grande amico, una grande personalità, un pensatore: il paese dovrebbe riflettere su questo uomo, sul suo grande valore come politico, come scienziato e come uomo».

Con grande commozione, Giovanni Grimaldi ha anche lui ricordato Mario Romano come «persona onesta, intelligente, integra moralmente. In questo momento tutti ne ricordano tali qualità. Politicamente, inoltre, ha dato un importante segnale a Sant’Anastasia e cioè che la politica va fatta per i cittadini e da gente perbene, non certo da faccendieri».

Non manca all’appello Carmine Esposito, socialista di lungo corso, militante ora nelle fila del Pd: «È stato un uomo di grande cultura, poi aveva un grande rigore morale e l’ha dimostrato sia nel suo privato che negli anni in cui è stato in politica. Aveva una cultura politica solida che poggiava su pilastri che non si sono mai scalfiti coma la laicità delle istituzioni, la difesa della Costituzione, il bisogno prepolitico di difendere i più deboli, grande rigore amministrativo. Per lui la politica era una passione che non poteva estinguersi, tant’è che ha deciso di candidarsi alla vigilia del suo ingresso in ospedale per il ricovero e con la sua umiltà ed il suo esempio affermò: "Non so se posso esservi utile, ma se lo ritenete, inseritemi in lista". Noi abbiamo ricambiato mettendolo a capolista proprio come in segno di riconoscimento».

«Si sentirà la sua mancanza. Ricordo che eravamo adolescenti, abitavamo nello stesso quartiere, una volta mi prestò un volume di poesie di Neruda e Lorca ed io le prestai ad una ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie e lei, sbadatamente, lo perse. Mi sgridò come se avessi perso un assegno da 50 milioni. Io, mortificato, non trovai più la stessa edizione e per fami perdonare gli comprai una raccolta completa di poesie di Neruda ed una di Lorca. Ragionava con il rigore del fisico e del matematico. Non aveva esperienze politiche, né clientele, ma il suo fu un grande trionfo elettorale. E’ stato l’unico sindaco che ha tentato di impostare un’attività amministrativa partendo dalla cultura: sosteneva che dove non c’è cultura non c’è cultura politica e dove non c’è cultura politica non c’è buona amministrazione, né trasparenza. Era molto rigoroso, forse per questo la sua esperienza amministrativa durò poco, forse i tempi non erano maturi», ha proseguito Esposito chiosando:

«Era riuscito a scegliere la giunta in base alle professionalità e sul piano qualitativo fu una grande giunta, con assessori del suo stesso spessore culturale e professionale. Dopo due anni e più, per questioni dei partiti che cercavano di condizionare e pretendere un dialogo per interessi propri, terminò la sua amministrazione ma lui non mai ceduto a nulla e nessuno. Sì, posso dire che quella di Mario è stata l’amministrazione che è durata meno ma che ha lasciato il segno. Ed era anche profetico: nel ’95-96 considerava il fenomeno berlusconiano come vettore di degrado per il Paese non solo sul piano politico ma anche dei costumi e che i nostri figli sarebbero dovuti andare all’estero per studiare e lavorare. Sono ancora scosso della sua scomparsa, mancherà di sicuro a tutta la comunità».
(Fonte foto: Rete internet)

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