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San Sebastiano, la Fenice risorge

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È da un po’ di tempo che nella cittadina vesuviana si sta imponendo il fai-da-te, i cittadini dimostrano una maturità e un attaccamento al paese superiore a quello della politica che, quando non latita, sembra avere una visione fuori della realtà locale.

L’entusiasmo è contagioso e anche noi ci siamo entusiasmati nel condividere un pomeriggio domenicale con un gruppo di genitori di San Sebastiano al Vesuvio. Questa intraprendente squadra di mamme e papà, proclamatasi la Fenice Gruppo Scuola, ha preso il coraggio a piene mani e invece di attendere che qualcun altro facesse qualcosa per la loro scuola, si sono messi all’opera, da soli, con le loro forze, le loro competenze, e anche se pochi, con i loro soldi.

È una domenica pomeriggio mite e tranquilla e quelli della Fenice, invece di starsene davanti alla TV se ne vanno a Portici, dove Don Michele, un anziano e generoso libraio, li attende per offrirgli gratuitamente per le scuole di San Sebastiano, una parte cospicua del suo deposito di libri e materiale di cancelleria. È bastato poco, un passaparola, una disponibilità, una situazione positiva e un problema è stato risolto, o magari solo in parte o forse per niente, ma qualcosa s’è mosso e questo è quel che più importa per sperare ancora all’ombra del Vulcano.

Abbiamo scambiato qualche battuta con uno degli ideatori di questo movimento civico, Giacomo Di Fiore, fotografo e papà entusiasta, che ci delinea le ragioni di tanta passione.
Signor Di Fiore, ci faccia capire com’è nata la Fenice, com’è nato questo movimento, in un luogo ancora riconosciuto come il fiore all’occhiello del Vesuviano.

«Proprio perché San Sebastiano è stato sempre visto come la piccola Svizzera, da dieci anni vivo a San Sebastiano, ma da dieci anni la situazione è peggiorata sempre di più. Io credo che non sia una questione soggettiva, guardarsi intorno e vedere il degrado è impressionante. Giustamente tutti ci lamentiamo, e siamo nel giusto facendolo ma comunque le cose non cambiano. Secondo noi, basta una scintilla per iniziare a fare qualcosa di buono, anche se non c’è bisogno di grandi azioni ma anche di piccole cose, anche un semplice gesto come cliccare un mi piace su la nostra pagina di Facebook! Perché, in quel momento, condividi il nostro gruppo con altre persone. Il paese è piccolo ma se ognuno di noi fa una minima cosa, possiamo risolvere grandi cose. Il primo intervento eravamo in cinque alla Capasso. Con soli ottanta euro abbiamo cambiato faccia alla scuola! La bandiera è costata nove euro! Con quel piccolo gesto di piantare ad esempio i ciclamini, che magari tra un mese non ci saranno più, possiamo dare un segnale alle persone. Le persone lì, quando sono entrate, hanno chiesto – ma che sta succedendo? – Ma è stato il sindaco? – che sarebbe stata la cosa più ovvia!»

Avete avuto molte adesioni?
«Dal primo intervento, che eravamo in cinque, il secondo intervento eravamo in venti. Domani (lunedì 8/10 ndr.) credo che saremo una cinquantina, c’è una solidarietà incredibile! Basta solo parlare con le persone, i primi cinque minuti devi dare il tempo alla persona di sfogarsi, sono arrabbiatissimi! Ce l’hanno col sindaco, con gli assessori, con tutti! Vogliono fare la rivoluzione! Ma il pensiero di base è che bisogna creare unione. Uniti, il comune ci ha visto. Prima se andavi al comune e dicevi – io c’ho ‘sto problema – ti rispondono – non ce stanno ‘e sorde; non si può risolvere; mo’ verimmo; mo’ facimmo… – ora sono loro che chiamano noi! – Che state facendo? Che vogliamo fare? – Ma noi non siamo contro nessuno!»

A tal proposito, lei non sente il pericolo di essere strumentalizzato?
«Che vengano tutti! Destra, sinistra, fascisti, comunisti, non abbiamo problemi, tutti quelli che vogliono venire a darci una mano sono benvenuti. Non siamo contro nessuno! non siamo contro la dirigente, non siamo contro le maestre; anzi, le maestre fanno parte del nostro gruppo; un assessore è venuto darci una mano, benissimo! Potremmo essere contro quelle persone che l’aiuto non ce lo danno, e invece no, noi semplicemente le ignoriamo e andiamo avanti per la nostra strada.»

Il prossimo appuntamento quando sarà?
«Lunedì saremo alla Collodi, in questo periodo iniziale vogliamo farci conoscere nelle scuole perché nelle scuole è dove sappiamo di più. La cosa più bella è che domani non ci saranno solo genitori della Collodi ma anche i genitori della Pertini, della Ciari, là dove faremo altri interventi. Ho parlato con padre Enzo, con l’Associazione Carabinieri, cu’ tutt’è persone che ce vogliono aiutà, voglio parlà cuttè, se ce vuò da ‘na mano! Siamo aperti a tutti!»

Per noi questo è un reale esempio di cittadinanza attiva, un esempio da seguire, da imitare! Vedere sventolare fuori l’edificio scolastico in Via degli Astronauti, quella bandiera italiana è significato molto di più che un semplice drappo di stoffa, è l’immagine di una cittadinanza che si riappropria del suo territorio, quei nove euro di bandiera ristabiliscono legalità e dignità a un Presidio Democratico. In questo paese c’è bisogno di azioni concrete, non di vuote parole! Solo così, la fenice, il mitico uccello simbolo di San Sebastiano, potrà realmente risorgere dalle sue ceneri di ipocrisia.
(Fonte foto: La Fenice gruppo scuola)

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