Quando si parla della Strada Statale 268, spesso si fa riferimento alla sua pericolosità o alle sue piazzole ricolme di rifiuti ma non tutti sanno ciò che nascondono le viscere di quest’importante quanto imperfetto asse viario. IL DOCUMENTARIO.
La 268 è stata spesso definita, con enfasi un po’ stantia e con carenza di vocabolario, come la strada della morte, principalmente per gli incidenti che vi si verificano con drammatica frequenza. In effetti la pur imperfetta strada poco ha a che vedere con il malcostume tutto nostrano di infrangere le più elementari regole del codice della strada e soprattutto del buon senso, ma si sa che l’ipocrisia ama spesso celarsi dietro le parole, ancor meglio se roboanti o d’effetto.
Ad aggravare la situazione di quella che doveva essere (e chissà se mai lo sarà) una via di fuga per il rischio vulcanico, sono i rifiuti che spesso bloccano l’accesso alle piazzole d’emergenza o addirittura ne invadono la carreggiata. Una prassi ormai consolidata e reiterata nel tempo dove l’abitudine ha potuto più della legalità e dell’indignazione.
Esiste però una realtà meno conosciuta della SS 268 perchè più nascosta ed è quella che ristagna a valle del suo tragitto. Soprattutto lungo il suo argine, nei sottopassaggi o in quei luoghi che fungevano da deposito per il terreno smosso durante i lavori della sua costruzione. Tutti luoghi che prima, durante e dopo le cosiddette emergenze dei rifiuti sono serviti come stoccaggio per i rifiuti e per la cattiva coscienza di chi ci amministra.
Il documentario che alleghiamo rappresenta solo una parte di quello che la strada cela ed è limitata solo ai comuni di San Giuseppe, Poggiomarino e Palma Campania ma la realtà e molto più triste e spaventosa perchè estesa a tutto il Vesuviano. Ringraziamo Mimmo Russo per la sua preziosa collaborazione.


