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Tiene, secondo l”Istat, la spesa di imprese ed enti per le attività di “ricerca e sviluppo” nella nostra regione. In questo settore le imprese hanno assunto 400 nuovi addetti nel solo 2009, l”anno più nero della crisi.

Nel 2009 la spesa per le attività di ricerca e sviluppo ha sostanzialmente retto in Campania. È un dato positivo, da non sottovalutare, questo pubblicato pochi giorni fa dall’Istat, anche perché il 2009 è stato, perlomeno finora, l’anno più critico in Italia per l’economia. In un rapporto sulla “ricerca e sviluppo” in Italia, l’istituto di statistica scrive che, rispetto a un recente passato, gli investimenti per l’innovazione sembrano avviarsi a essere meglio distribuiti nelle varie aree del Belpaese, sebbene il grosso della spesa (oltre il 60 percento) resti concentrato in poche regioni-traino, cioè Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.

Tuttavia, spiega l’Istat, regioni finora in seconda linea, come Campania e Toscana, hanno retto il passo nonostante il tracollo dei mercati nel 2009. Nell’anno in cui il Pil è crollato, in Italia, di cinque punti percentuali, le imprese campane hanno aumentato del 10 percento il numero di addetti in attività di ricerca e sviluppo “intra muros”, Parliamo, cioè, di quelle attività, a carattere tecnico e scientifico, che le imprese decidono di svolgere “in casa”, con i propri dipendenti e le proprie attrezzature, allo scopo di trovare nuove soluzioni tecnologiche per i prodotti e i servizi, oltre che per i metodi di produzione.

Il numero di addetti, nel solo settore privato, è salito da 4mila a 4mila e quattrocento nel 2009. Un termometro quanto mai appropriato, questo, per misurare la propensione a innovare e ad aprire nuovi mercati. Il dato sugli addetti è misurato in termini di “equivalenti tempo pieno”: così, per i fini di questa statistica, assumere due addetti part-time vale, pressappoco, quanto assumerne uno a tempo pieno. Quindi non è un dato che può essere gonfiato dal proliferare di contratti atipici e a tempo parziale. Il totale degli addetti, calcolato con questo metodo, era pari due anni fa a 14mila e trecento unità nella nostra regione, comprendendo, oltre alle imprese, anche soggetti pubblici e nonprofit.

Se gli addetti aumentano, cala però, paradossalmente, la spesa per l’innovazione in Campania. Nel 2008 imprese, organizzazioni nonprofit, università e istituzioni spendevano per attività di ricerca e sviluppo 1 miliardo 321mila euro, mentre l’anno successivo se ne sono spesi 1 miliardo 223mila, con un calo di sette punti percentuali e più. A tagliare sono soprattutto le università, particolarmente colpite dalla dieta imposta ai bilanci pubblici: gli atenei campani hanno speso, per la ricerca e sviluppo, quasi 55 milioni di euro in meno nel 2009, rispetto all’anno precedente, con un calo del 9,44 per cento in termini di spesa e del 13,81 in termini di addetti.

Anche le imprese spendono di meno (il dato passa da 523 milioni di euro a 480), però l’Istat sottolinea che in Campania stanno emergendo nuove imprese che svolgono ricerca. Ci si consola, insomma, pensando che il disimpegno delle aziende sarebbe potuto essere di certo più drammatico, in una fase di particolare incertezza come quella vissuta nel 2009.
(Fonte foto: Rete Internet)

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