François Cluzet e Omar Sy sono i due straordinari protagonisti di un racconto (tratto da una storia vera) sull”amicizia tra un uomo facoltoso costretto alla sedia a rotelle e il suo esuberante assistente.
Philippe, paraplegico per un incidente in parapendio, assume quasi per sfida il senegalese Driss come assistente personale. I due, diversi per condizione sociale e storia personale, instaurano un rapporto di amicizia profondo che cambierà la vita ad entrambi.
Toledano e Nakache prendono una storia vera e l’affidano all’estro di due attori in gran forma. Non è eccessivo sostenere che il film si regge quasi completamente sulle loro spalle. I personaggi di contorno e la trama sono al servizio delle loro interazioni, spesso divertenti, a volte drammatiche.
L’argomento delicato costituisce il primo ostacolo in film di questo tipo. Da qualsiasi prospettiva si parta, raccontare una malattia porta con sé il rischio di uno sguardo troppo pietoso o accondiscendente, con il risultato di scivolare sul buonismo e sui luoghi comuni.
Quasi amici vince questa prima sfida in scioltezza e lo fa nel modo più semplice. Accantona i toni drammatici ed evita punti di rottura nella trama che scorre via liscia senza troppi sussulti. Il rapporto tra Philippe e Driss procede in modo naturale, nonostante le premesse particolari. Non si spinge troppo sull’emotività, non ci sono scene madri; l’amicizia tra i due avanza con la sensazione che i registi abbiano voluto semplicemente narrarne la genesi, senza insistere sull’handicap di Philippe o sull’estrazione sociale/etnica di Driss.
D’altra parte, la storia di un personaggio di origini umili e carattere esuberante, che si inserisce in un contesto ingessato e porta il caos, è parecchio diffusa nella letteratura e al cinema. Quasi amici non si allontana troppo dal canovaccio. La quasi totalità delle scene, declinate per lo più sul registro ironico, si gioca sullo scontro tra due mondi all’apparenza opposti. Driss ci prova spudoratamente con la segretaria di Philippe, terrorizza il fidanzatino della figlia, sconvolge un’ordinaria festa di compleanno trasformandola in un party danzereccio. Si ride a denti stretti, perché gli attori (e la regia) sono abili nel mostrarci l’evoluzione di un’amicizia improbabile attraverso piccoli dettagli. Il ricordo della moglie da parte di Philippe e le difficili condizioni sociali e familiari di Driss sono le uniche concessioni al dramma.
La carica di Driss dona nuova linfa a Philippe e lo porta a riassaporare sensazioni dimenticate. Ma l’assistente-amico non è importante solo per la sua vitalità. Driss è l’unico a trattare Philippe “da pari”. Scherza con la sua malattia, lo prende di petto. La forza di Driss è impulsiva, quasi ingenua, come quando si dedica alla pittura dopo aver visto i prezzi ai quali vengono vendute le opere contemporanee. Philippe vive in una bomboniera, circondato da persone che provvedono a lui e gli vogliono bene, ma nelle quali troppo spesso legge un velo di pietà. Driss, dal canto suo, ha una vita complicata. “Ceduto” da ragazzino dalla madre alla zia, vive con questa e i figli nella sterminata periferia parigina, tra un periodo di soggiorno in prigione e una litigata che gli fa passare le notti fuori casa. Queste due solitudini, così diverse, si incontrano quasi per caso e portano ad un legame unico.
Attraverso piccoli episodi, con uno sguardo più ironico che drammatico, i due registi confezionano un film delicato e divertente sulla forza che può legare due individui posti, per motivi diversi, ai margini della società. Tra una folle corsa per le strade notturne di Parigi e un volo in parapendio, Quasi Amici trasmette il suo messaggio ottimista sul valore dell’amicizia, una forza primordiale in grado di superare gli ostacoli naturali e sociali.
Voto: 6.5/10
Regia: di Olivier Nakache ed Eric Toledano, con François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot
Titolo originale: Intouchables
Durata: 115 minuti
Uscita nelle sale: 24 febbraio 2012





