Camorra e rifiuti tossici: centinaia di persone accorreranno stamattina al tribunale di Napoli per assistere alla lettura della sentenza su uno dei più gravi disastri ambientali consumati nell’hinterland napoletano.
L’enorme attesa di un intero territorio flagellato da inquinamento e cancro. Stamane il giudice della sesta sezione penale, Sergio Aliperti, riunirà tutti nell’aula 111 del tribunale di Napoli, alle nove. Aliperti vuole fare presto. Il verdetto di primo grado sul più grande traffico di rifiuti tossici mai scoperto nell’hinterland napoletano sarà pronunciato entro questa mattina, dopo sei anni e mezzo di processo. All’udienza finale si recheranno gli ambientalisti di tutta la regione. Ci saranno il Coordinamento Fuochi, le Mamme Vulcaniche, le Donne del 29 agosto, le Guardie Ambientali, il Movimento Cinque Stelle, Insorgenza, Il Comitato No Discariche dei comuni a Nord di Napoli, gli Indignados, l’Endas, i Medici per l’Ambiente, l’Assocampania Felix.
Attesi anche don Pasquale Patriciello, parroco antimafia molto impegnato sul fronte ambientale nell’hinterland, e il dottor Antonio Marfella, oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli. Per i fratelli acerrani Salvatore, Cuono e Giovanni Pellini, imprenditori dell’immondizia ( uno di loro, Salvatore, è un sottufficiale dei carabinieri, sospeso dall’Arma ), il pubblico ministero della Dda, Maria Cristina Ribera, ha chiesto 18 anni di reclusione per disastro ambientale e per tutta un’altra serie di reati. Non era mai stata chiesta una condanna così elevata per un traffico di rifiuti. 17 anni sono stati chiesti invece per Giuseppe Buttone, camorrista del clan Belforte di Marcianise, strettamente imparentato con il boss Domenico Belforte ed identificato quale socio in affari dei Pellini.
Il pm ha chiesto poi 7 anni per il maresciallo Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione dei carabinieri di Acerra, e per l’appuntato Vincenzo Addonisio. I militari, sospesi dal servizio, sono entrambi accusati di aver depistato le indagini sui Pellini. E ancora: 5 anni di reclusione per il geometra Pasquale Petrella e 4 per l’architetto Amodio Di Nardi. I due all’epoca dei fatti contestati erano i dirigenti dell’ufficio tecnico comunale di Acerra, funzionari pubblici che rilasciarono le autorizzazioni per i principali imputati. Autorizzazioni alla fine risultate false. Dieci anni di reclusione sono stati chiesti anche per i titolari della Igemar e della Pozzolana Flegrea, le discariche di Bacoli, Giugliano e Qualiano che insieme a quelle di Acerra-Lenza Schiavone e al depuratore di Acerra-Tappia dei Pellini avrebbero inghiottito nell’arco di soli tre anni almeno un milione di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal centro nord.
Rifiuti quindi occultati attraverso la tecnica del giro-bolla. Da qui il nome dell’operazione messa a segno nel 2006 dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma: “ Carosello Ultimo Atto”. Una retata a seguito della quale furono arrestate, denunciate e infine rinviate a giudizio 28 persone.



