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giovedì, Dicembre 2, 2021

Processo Montefibre: oggi l’ultima udienza, venerdì la sentenza

Stamane le arringhe finali di accusa e difesa. E il prossimo 27 di luglio il giudice monocratico, Daniela Critelli, leggerà il verdetto, a cinque anni dall’apertura del processo e a dodici dall’inizio dell’inchiesta.

Non fumano più da un pezzo le ciminiere del grande stabilimento chimico che nel 1983, anno della sua inaugurazione, sconvolse l’ormai inquinatissima ex Campania Felix . La Montefibre di Acerra è praticamente chiusa da anni mentre i suoi pochi operai versano in una cassa integrazione senza sbocchi. Intanto oggi la grande azienda milanese giocherà quella che sarà probabilmente la sua ultima partita in campo giudiziario. Stamane, al tribunale di Nola, si consumerà l’arringa finale del pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, che anni fa riuscì a far sedere sul banco degli imputati sei ex direttori della fabbrica di contrada Pagliarone e i medici dell’impianto, tutti accusati di aver causato, con la loro omissiva gestione, la morte per cancro di tanti dipendenti. Morti dimenticati che rischiavano di diventare di serie B, di finire nell’oblio della prescrizione. Non sarà così. Dopo le arringhe conclusive di accusa e difesa, fissate per oggi, il giudice Critelli, a meno di clamorosi colpi di scena, pronuncerà venerdì prossimo la sentenza di primo grado a lungo sospirata dai familiari delle vittime.

Parenti che aspettano da quasi un anno che il tribunale di Nola si pronunci, da quando Cimmarotta, il 4 aprile del 2011, aveva chiesto oltre 23 anni complessivi di carcere per i vari direttori del grande stabilimento chimico che si sono succeduti negli ultimi vent’anni e per i medici aziendali, accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omissione delle cautele antinfortunistiche. Un lungo iter giudiziario. Il processo è iniziato nel 2007 ma l’apertura dell’inchiesta della procura di Nola risale a molto tempo prima, al 2001. Una fase che ha visto la costituzione in giudizio di ben 200 parti civili, cioè i parenti degli 83 operai morti a causa di tumori ai polmoni, alla laringe e per mesotelioma pelvico, causati, secondo l’accusa, dalla prolungata esposizione all’amianto «mai fronteggiata dall’azienda», stando alla requisitoria del pm.

Per questo motivo la procura ha chiesto di condannare gli ex direttori dell’impianto chimico, uno dei più grandi produttori mondiali di fibre in poliestere ormai quasi del tutto trasferito all’estero, dal 2004. Si tratta di Giovanni Elefante, Roberto Paolantoni, Gennaro Ferrentino, Luigi Patron, Raffaele Greco e Giuseppe Starace. Per loro le pene richieste variano da due anni e nove mesi a quattro anni e quattro mesi di reclusione. Chiesta la condanna anche dei medici del polo chimico, rispettivamente a due anni e ad un anno e tre mesi di carcere. Nel caso dei sanitari dell’azienda, accusati sostanzialmente di non aver fatto il loro dovere, pare che la richiesta dell’accusa non abbia precedenti in Italia. Dall’indagine dell’accusa è emerso che i periti della procura, medici di livello nazionale esperti della materia, i dottori Pietro Comba e Massimo Menegozzo, hanno riconosciuto la sussistenza del nesso causale di 2 decessi per mesotelioma peritoneale, 5 per mesotelioma pleurico, 55 per tumori polmonari, 6 tumori peritonali e 15 per tumore del fegato.

Inoltre gli esperti hanno riconosciuto l’esistenza di un nesso tra l’esposizione professionale all’amianto e le neoplasie del tratto gastrointestinale. In un primo momento a rivolgersi alla giustizia penale erano state oltre mille persone, familiari di circa 300 operi morti di cancro. Durante un’assemblea in un teatro di Casoria, tenuta nel 1998, i parenti dei lavoratori deceduti chiesero giustizia per tutti. Alla fine però c’è stata una drastica “scrematura”. Il colpo di scena sul delicato fronte della quantificazione dei decessi, dovuti alle sostanze cancerogene presenti in fabbrica, è arrivato appena qualche giorno fa: per i periti del tribunale sono morti certamente a causa dell’amianto soltanto 6 operai. Il che potrebbe comunque far condannare gli imputati. Ma il risarcimento eventuale da parte del gigante chimico diventerebbe a quel punto risibile.  

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