Folta partecipazione ieri al Premio. Dopo questo successo, l’obiettivo sarà quello di continuare a promuovere l’impegno. Dopo i mille euro al vincitore, l’Associazione studia varie opportunità da proporre.[FOTOGALLERY]
“Il posto mio oggi è qui perchè questo premio è il modo migliore per ricordare Amato Lamberti, non poteva esserci modo migliore in assoluto, quello di premiare un giovane che si è impegnato nella riflessione sul contrasto alla criminalità organizzata nel nome di Amato Lamberti. Credo che Amato sia stato uno tra i più profondi e rigorosi studiosi sul fenomeno della criminalità organizzata e i suoi studi sono stati, per noi magistrati, occasione di riflessione, di analisi, di studio, di approfondimento, di impostazione del contrasto giudiziario alla criminalità organizzata”. Sono state queste le prime parole del Procuratore Nazione Antimafia Franco Roberti, che ieri ha presieduto la prima edizione del Premio Amato Lamberti, partecipando con entusiasmo e con la voglia non solo di ricordare Lamberti, ma anche di mettere in risalto quanto ancora c’è da fare per la lotta alle illegalità.
All’incontro, organizzato dall’Associazione Amato Lamberti e promosso dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dall’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli, erano presenti tantissimi amici, politici e colleghi del Sociologo e tante altre persone provenienti dall’intera regione. “Non è stato il solito premio noioso, qui è stata messa in pratica un’idea utile per gli altri. E’ così che va ricordato il Professore, facendo qualcosa di utile che serva a chi si mette in gioco impegnandosi nella ricerca e nel bene comune” è stato uno dei commenti dei ragazzi presenti. Diversi, infatti, sono stati gli ex studenti presenti nella sala. Interessantissimo ed impeccabile l’intervento del Prof. Isaia Sales che ha ricordato le capacità intuitive di Lamberti, un sociologo che già molti anni fa intuì i rischi della camorra, trattando il tema quando nessuno osava farlo.
Nino Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli ha fatto gli onori di casa nella sala giunta di Palazzo San Giacomo e, ricordando il Sociologo, ha evidenziato l’importanza dell’impegno alla lotta costante contro il crimine organizzato. E’ toccato al Prof. Luciano Brancaccio leggere le motivazioni che hanno spinto la commissione scientifica a premiare un emozionatissimo ed entusiasta Alessandro Colletti che ha espresso nel suo discorso sincere parole di gratitudine. Il giovane ricercatore ha ricevuto la borsa di studio dal valore di mille euro, offerta dal Gruppo di Lavoro Anticontraffazione dell’Unione degli Industriali di Napoli. Importante ed incisivo anche il ricordo di Luigi Giamundo del Gruppo di Lavoro Imprese Anticontraffazione e di Pasquale Sommese, mentre è stata Roselena Glielmo, moglie del Prof. Lamberti, a ringraziare e salutare i partecipanti che hanno reso questo Premio un’esperienza di successo e ricca di emozioni.
Su questa rubrica che fin dalla sua nascita ricorda Amato Lamberti, riporto il mio personale intervento, in veste di coordinatore dell’Associazione, letto durante l’incontro, in attesa dei prossimi progetti sempre finalizzati a incentivare nuove opportunità: “Solo i giovani possono dare nuova voce alla voglia di legalità delle nostre terre”. Pensando a queste parole di Amato Lamberti, l’Associazione che porta il suo nome prova attraverso i canali disponibili a mettere in risalto quelle che sono state le lungimiranti analisi del Professore. Obiettivo principale è stato e sarà quello di rispettare un suo importante concetto: la partecipazione individuale nei processi di crescita della collettività non va esclusivamente teorizzata, ma va messa in pratica.
Questa idea, per quanto retorica possa apparire, è in realtà l’input culturale necessario per individuare tutte quelle risorse da mettere in campo per combattere l’immobilismo di molti interventi pubblici nella lotta alle illegalità. Non è possibile pensare alla crescita senza impegnarsi nel dare voce ai giovani. Va dimostrato oggi più che mai che l’impegno politico, la certezza della pena, la lotta alla corruzione, l’estinzione degli infiniti tempi burocratici e giuridici e il disarmo delle potenze illegali, sono messaggi d’impatto da diffondere, inevitabili per generare un nuovo ponte di consenso tra gli apparati amministrativi e i giovani privi di fiducia.
È, infatti, la sete di fiducia il primo vuoto da colmare. Una fiducia assente che può e deve mutare in un consenso solo ed esclusivamente dimostrato con i fatti. Se c’è chi s’impegna nella ricerca va premiato. Se c’è chi elabora progetti nuovi va sostenuto. Se c’è mancanza di trasparenza vanno creati nuovi canali di comunicazione. L’Associazione ha inoltre il dovere di proporre all’opinione pubblica quello che potremmo definire un “modello Lamberti” per quanto riguarda i ruoli politici. L’esperienza di Lamberti alla Provincia è come un sussidiario da cui attingere per formare politici trasparenti, leali e impegnati per la cosa pubblica. Questo modello va diffuso con perseveranza, va insegnato, va interiorizzato, affinchè diventi dogma per chi intende amministrare un territorio. Il suo è stato un modus operandi politico fitto di trasparenza che sfidava a viso aperto le mafie e le sue subculture con le “armi” della legalità. Tutto questo, sia chiaro, supera l’elogio alle passate qualità del Sociologo ma si impone piuttosto come una traccia per inquadrare le attuali e le future amministrazioni politiche.
Questo premio realizzato per incentivare nuove opportunità è dedicato non solo ad un grande maestro ma anche e soprattutto ad un politico onesto, un Presidente della Provincia che ha tradotto in fatti, delibere, azioni concrete e interventi anticamorra, patti territoriali, il rinnovamento della macchina burocratica e le campagne per la legalità, l’impegno per la cura dell’ambiente e le energie verdi, dimostrando che questo comportamento politico non è utopico. Questo modello politico va preteso con il controllo da parte di giustizia, forze dell’ordine e va controllato dall’intera società civile. Al di là delle facili retoriche, al di là delle demagogie, i metodi e i paradigmi di Lamberti devono essere il portfolio fondamentale per chi si appresta a gestire la cosa pubblica.
Questa associazione nei mesi scorsi ha ideato, tra le altre cose, un programma in collaborazione con l’Associazione Studenti contro la camorra, dal titolo “La rivoluzione dei comportamenti civili”, titolo estrapolato da uno scritto in cui Lamberti specificava: “Mi piacerebbe che a Napoli scoppiasse la rivoluzione dei comportamenti civili. Una rivoluzione pacifica dove ognuno, per quanto lo riguarda, rispettasse le regole della convivenza civile anche nei comportamenti più usuali e si prendesse cura della città”. Questa rivoluzione non è soltanto una necessità napoletana bensì nazionale. Il nostro tentativo di creare progetti che producano fatti e non teorie retoriche, altro non è che la specifica necessità di mettere in pratica i paradigmi ereditati da Amato Lamberti che allora come oggi, ci invita ad alzare la testa ma non per riscattarci come il vittimismo prevede, ma piuttosto per definire con fermezza e con etica della responsabilità che le nuove generazioni non restano in silenzio e intendono reclamare la loro partecipazione pubblica.
Questi pensieri così come questo premio sono piccoli grandi esempi di come è necessario passare dalla commemorazione di Lamberti alla voglia di condivisione finalizzata ad alimentare nuove reti di opportunità senza restare impantanati in retoriche e stereotipi. C’è sete di condivisione, di fiducia e la fonte da cui attingere proviene soltanto dal controllo. Un controllo costante su chi non compie il proprio dovere, su chi contamina la verità e su chi zittisce impietosamente l’entusiasmo di questa generazione di ragazzi.




