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Stamane la proposta è stato presentata dagli operatori dell’unità di salute mentale della città delle fabbriche. Obiettivo: potenziare il centro ascolto lavoratori.

Un centro anti suicidi in uno dei focolai più pericolosi: il polo industriale della Campania, il polo delle grandi fabbriche che stentano. O almeno un centro di assistenza in grado agire ad ampio spettro e di dare il giusto campanello d’allarme, per poi convogliare il disagio nell’ambito di un percorso virtuoso, magari fino alla ricollocazione, alla ripresa delle attività di chi è stato recuperato dall’abisso della solitudine.

La proposta sarà discussa stamane dagli operatori dell’Unità Operativa di Salute Mentale dell’Asl 3, che stanno agendo in collaborazione con i collegi dell’Asl di Modena, nella sede della cosiddetta U.O.S.M. di Pomigliano. Se ne parlerà con il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma, più volte intervenuto su questo delicato argomento e, in generale, sul disagio mentale. Intanto da queste parti resta impressionante l’elenco dei lavoratori in cassa integrazione, precari, licenziati, disoccupati, che hanno optato per la soluzione estrema. Suicidi e tentati suicidi negli ultimi tre anni hanno coinvolto operai della Fiat in cassa integrazione da tempo immemore, manovali dell’edilizia, agenti farmaceutici, piccoli commercianti, persino giovani studenti profondamente turbati dall’ossessione di non farcela.

Stati depressivi che aumentano con l’aumentare di mentalità sbagliate, dell’assenza di speranze, di prospettive, di istituzioni capaci di agire nell’interesse comune e, soprattutto, dei più deboli. Una situazione allarmante che l’anno scorso ha spinto psichiatri, psicologi, sociologi e infermieri specializzati della UOSM ad aprire nell’ottobre dello scorso anno, con l’assenso del comune, un punto di ascolto per i lavoratori nel centro sociale Borsellino e Atria di Pomigliano. Qualcosa di unico e particolare nel Mezzogiorno è stato dunque creato proprio a Pomigliano, anche grazie a una battaglia ingaggiata dal sindaco Raffaele Russo contro un’ipotesi di smantellamento dello storico centro di salute mentale della città delle fabbriche.

“Ma bisogna fare di più – spiega Salvatore Velardi, responsabile della Cgil per l’area nolano-pomiglianese – non basta tenere aperto il centro soltanto per qualche ora una volta alla settimana senza peraltro offrire risposte in termini di inserimento occupazionale o, almeno, di welfare. Bisogna creare una coordinamento efficace e concreto con le istituzioni”. All’evento di stamane parteciperà il sindaco Russo. Non si sa se interverranno altre autorità della zona. Intanto il centro ascolto resta aperto il giovedi, dalle 15 e 30 alle 19 e 30.

“Ci vorremmo avvalere della collaborazione della Unità Operativa di Salute Mentale di Modena”, fa a sapere un operatore. In effetti un contatto con la UOSM emiliana è già stato creato, grazie all’intermediazione della Cgil della regione Emilia Romagna. Ora si tratta di mettere in pratica esperienza e buona volontà. C’è però la sensazione che senza l’intervento delle istituzioni non si possano fare significativi passi in avanti. Resta però un allarme sempre più insistente. Licenziamenti, cassa integrazione e disoccupazione galoppano in questa delicata fase del Paese. E non spuntano spiragli di ripresa.