Abbiamo incontrato la Rete dei disoccupati di Pollena Trocchia e abbiamo cercato di capire quali fossero le loro richieste. Una storia dei nostri tempi di crisi, una storia dove buona volontà degli uni cozza talvolta contro l’iniquità di altri.
La chiacchierata si svolge in una sede provvisoria offerta da un politico locale, esterno all’amministrazione e all’opposizione locale. Sono presenti i rappresentanti della Rete, Ciro Rauso e Salvatore Criscito che ci illustrano la loro situazione ma soprattutto le loro vicissitudini e le loro speranze.
Innanzitutto, che cosa chiedete?
«Noi (Risponde Ciro Rauso, ndr.) non cerchiamo lavoro sul comune, noi cerchiamo almeno un sussidio, qui non ci sono aiuti per le scuole, per le persone disagiate, non c’è niente».
Ma neanche lavori del tipo Socialmente Utile?
«No, niente, ci sono tutte ditte esterne. Noi abbiamo chiesto più volte di fare lo spazzamento, anche gratuitamente, come forma di protesta, anche perché alcune zone di Pollena vengono spazzate e altre no! Siamo stati anche avvicinati da alcuni partiti politici: facciamo questo, facciamo quello».
Quando ci saranno le elezioni qui?
«Verso aprile, marzo…».
… ah! Ecco …
«… promettendoci mari e monti ma al momento ancora niente. Abbiamo chiesto anche una sede al comune ma niente! Infatti questa qua è una sede momentanea e anche se ci ospita un partito politico, noi non facciamo politica!»
Prima però di andare avanti, perché non vi presentate ai lettori? Quando nasce e come nasce la vostra associazione?
«Questo movimento è nato tramite un ex sindacalista, un imprenditore e un avvocato. Questi hanno organizzato i disoccupati che hanno fatto la loro prima riunione il 22 maggio scorso. La ragione di questa azione è stata quella di dare coscienza al cittadino della sorte dei disoccupati, che vengono abbandonati, non trovano lavoro, non trovano sussidio e così via. Il 22 maggio eravamo all’incirca un cinquantina di persone, più o meno tutti con gli stessi problemi, qualcuno addirittura non può mettere ‘o piatto ‘ncoppa ‘a tavola! Qualcuno s’arrangia con qualche lavoretto, ma altri non hanno neanche quello! Abbiamo poi fatto una riunione con il vice presidente del consiglio regionale, Iacolare, poi abbiamo invitato il sindaco e gli amministratori, si sono presentati solo tre di loro, un consigliere, il vice sindaco e un assessore, e questo è successo il mese di giugno, il sindaco aveva da fare e non è venuto. La nostra attività è continuata con i gazebo e con il volantinaggio, ad esempio fuori il mercato, la domenica nelle piazze, eccetera».
E da maggio, dal vostro inizio, non c’è stato nessun risvolto positivo?
«Nessuno, ci siamo stati soltanto noi! Abbiamo creato un’associazione, un’associazione di disoccupati, in regola con la legge e tutto il resto, un qualcosa di nostro, senza che nessuno venisse dall’esterno, dicendo facciamo questo e facciamo quello! Hanno fatto solo promesse!».
È chiaro, da che mondo è mondo, la risposta è sempre la stessa, ce sta ‘a crisi, nun ce stanno sorde, nun ce putimmo movere … ma voi, come rispondereste alle classiche scappatoie di questi nostri politici? «Che il lavoro non c’è, è vero, è sotto gli occhi di tutti, ci sta una crisi mondiale, ma almeno un sussidio per chi non lavora? Ad esempio, se uno deve pagare un pigione, viene aiutato, se deve pagare la corrente, viene aiutato, deve pagare il bollettino a scuola, viene aiutato, a uno che è disoccupato nun ce può purtà ‘e carta da munnezza a casa, e chillo l’adda pavà! Forse questo è l’unico comune che queste cose non le fa».
E alla chiesa, vi siete rivolti?
«No, non ci siamo proprio rivolti, ci siamo rivolti alla protezione civile di Pollena, per fornire ai disoccupati più bisognosi un pacco alimentare, che qua a Pollena distribuisce appunto la protezione civile. Il pacco alimentare è una spesa fornita una volta al mese. Fui contattato personalmente dal presidente della protezione civile, Salvatore Graziosi, dicendomi di poter accontentare, con questo pacco alimentare, una decina di persone. Noi ci siamo riuniti e abbiamo preparato tutti i documenti ma quando siamo andati là per i pacchi, ci risponde che poteva darcene solo tre! Tira qua e tira là ce ne caccia da là dentro, dicendoci che quella era casa sua e che lui non prendeva sussidi dal comune e noi per questo lo abbiamo anche denunciato. Quando poi, dalla protezione civile, se va un consigliere comunale, per prendere un pacco per tizio e caio, glielo da, ma se va un disoccupato non glielo da! Così funziona a Pollena!».
Ma chi produce questi pacchi, da dove provengono?
«È l’Unione Europea che li fornisce, facendo una domanda a Fisciano, dove c’è un centro operativo, dove tu, avendo un’associazione, puoi partecipare. Il cittadino sa che i criteri si danno in base alle necessità, ma la rete dei disoccupati ha scoperto che invece si danno tramite consiglieri comunali. – In questi pacchi (interviene Salvatore di Criscito, ndr.), che non vanno a quelli che stanno specificati, ci stanno pane, pasta, formaggio, zucchero, pelati, invece loro danno quello che vogliono loro».
… smistano?
«… a chi vogliono loro (riprende il discorso Ciro Rauso, ndr.), per cose personali e ci assumiamo tutta la responsabilità di quello che diciamo! E posso fare anche nomi e cognomi dei consiglieri che prendono i pacchi alimentari!»
Piano piano, che c’è già parecchia carne a cuocere!
«Ma se fanno la domanda per trenta persone, e nel momento in cui quelle trenta persone vengono a ritirare il pacco, perché dopo quindici, venti giorni si riesce ancora a preparare pasta, pelati, eccetera, vuol dire che a qualcuno non gliel’hai dati! Oppure hai dato solo quello che volevi o ti conveniva!».
Ma ora come ora, a chi e quale messaggio mandate per sostenere la vostra causa?
«Il messaggio lo mandiamo all’amministrazione attuale e alle prossime che verranno. Noi possiamo fare di tutto ma loro, le Rete dei disoccupati, la devono sponsorizzare! Per fare un centro servizi a Pollena, anche per il cittadino! Serve l’antennista? Ci sta! Serve il meccanico? Ci sta! Serve l’idraulico … e così via. Con questo tipo di iniziativa potremmo risolvere, non dico il cinquanta per cento dei problemi ma almeno il quaranta per cento si risolverebbe».
Quindi voi cercate un ente che dia una garanzia? E naturalmente i vostri servizi sarebbero concorrenziali …
«… certo, il nostro impegno è di metterci il lavoro, la serietà ma per fare questo ci vuole un appoggio politico».





