Le richieste inviate alla Regione Campania riassunte in tre punti essenziali: gli attivisti vogliono conoscere i costi, le tecnologie che saranno utilizzate per le bonifiche e chiedono un ordine di priorità tra gli interventi.
Si avvia verso la conclusione l’iter di approvazione del Piano Regionale Bonifica dei Siti inquinati della Campania. Al partenariato convocato dalla Regione ha fatto seguito il VAS (Valutazione Ambientale Strategica) terminato venerdì, che ha registrato anche le osservazioni della Rete dei Comitati Vesuviani-Zero Waste Italy.
“Abbiamo fatto la nostra parte proponendo osservazioni che fanno riferimento soprattutto al nostro territorio vesuviano: ora la proposta di delibera di giunta regionale che recepirà in parte, speriamo, le nostre osservazioni, e arriverà al Consiglio per la definitiva approvazione in legge – spiega Franco Matrone, portavoce della Rete – è stato un altro passo avanti per rendere più ordinaria la gestione dei rifiuti e dei danni prodotti da norme emergenziali e commissariali che hanno di fatto prodotto una vera devastazione ambientale del territorio campano e hanno minato lo stato di diritto della sua popolazione”. I punti qualificanti delle osservazioni proposte dalla Rete dei Comitati vesuviani si possono riassumere in tre punti essenziali: gli attivisti vogliono conoscere i costi, le tecnologie delle bonifiche e chiedono che venga stabilito l’ordine di priorità tra gli interventi.
In particolare, mancano del tutto i costi di previsione di bonifica delle aree del litorale area vesuviana a cui appartengono le cave di discarica Pozzelle, Cava Ranieri a Terzigno, che sono state già parzialmente prese in esame con studi di caratterizzazione, e dei siti di discarica dell’Amendola-Formisano a Ercolano, la Fungaia di Monte Somma a Sant’Anastasia-Somma Vesuviana e la ex Porcilaia a Torre del Greco, oltre che dei siti di trasferenza utilizzati ai tempi delle varie emergenze rifiuti: la discarica Facchi-Borrelli in via Panoramica a Boscotrecase e la villa Cerardelli a Boscoreale e tutti che in area protetta all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio.
“Abbiamo proposto di vietare qualunque sito di stoccaggio dei rifiuti, e men che mai discariche, in aree in cui risultano censiti siti contaminati – dicono gli attivisti – vogliamo che le popolazioni locali partecipino alla progettazione degli interventi di bonifica e di riqualificazione ricevendo tutte le informazioni sulle tecnologie impiegate.” La gestione del Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania, inoltre, è stata definita dai cittadini della Rete “disastrosa” che ora è intenzionata ad ottenere l’accesso agli atti.



