Il consiglio comunale all’unanimità ed alla presenza dei familiari del intitola la sala consiliare all’avvocato e consigliere comunale ucciso il 13 settembre nel 1978. Fotogallery
Il consiglio comunale di Ottaviano è convocato per le ore 11 del 13 settembre 2014: un solo capo all’ordine del giorno: “Intitolazione dell’Aula consiliare alla memoria dell’Avv. Pasquale Cappuccio” .
E’ una bella giornata di sole, la luce rimbalza sulla bella facciata della casa comunale ottavianese, peccato che lo Stato abbia occupato l’area pedonale con le auto di servizio.
La sala è affollata come nelle grandi occasioni, la giunta lascia il proprio posto agli illustri ospiti, fra cui l’avv. Francesco Urraro, l’assessore regionale Caterina Miraglia, Enrico Tedesco di POL.i.s., la moglie e le figlie dell’avvocato Cappuccio, vecchi compagni socialisti fra cui l’arch. Stefano Prisco e il consigliere regionale Gennaro Mucciolo: grande è il numero dei cittadini ottavianesi presenti nello spazio riservato al pubblico.
Il presidente Biagio Simonetti apre i lavori, fa l’appello e passa la parola al sindaco Capasso che, con la sua fascia tricolore, afferma: “L’avv. Pasquale Cappuccio faceva un’intensa attività politica su temi delicati come: edilizia, rifiuti, trasparenza ed affari sociali. Era fatale che ciò desse fastidio, ma chi lo uccise non capì che ne avrebbe fatto un testimone”. La parola passa quindi all’on. Miraglia che porta i saluti del presidente Caldoro e ricorda che Ottaviano ha due eroi: Mimmo Beneventano e Pasquale Cappuccio. Nel suo intervento non pronuncia una sola volta la parola “camorra” o la parola “malapolitica”.
Tocca all’avv. Francesco Urraro parlare del Cappuccio avvocato e politico che già tra gli anni ’60 e‘70 fu un precursore di un modo nuovo di intendere il ruolo del politico , poiché nella sua intensa attività politica e professionale riuscì a fare da cerniera fra la società civile e i valori della giustizia. Cosa che ancora oggi, nonostante gli attuali strumenti normativi, non si riesce a realizzare pienamente. L’ avv. Urraro esorta quindi l’Amm. Capasso a non fermarsi alla deposizione di una lapide, ma a incominciare un cammino di legalità fatto di atti concreti.
Il dott. Enrico Tedesco di Pol.i.s. rivolge alla platea parole assai intense: “Con la nostra attività di sostegno alle vittime della criminalità facciamo bingo e diamo un calcio in culo alla camorra che non vale niente! Da Mimmo e Pasquale dobbiamo prendere la loro lezione principale: la normalità. Questo luogo deve diventare luogo di memoria, tutta la città deve parlare di loro”. Sono parole che fanno vibrare i vetri della sala che, in passato, hanno visto ben altri personaggi sedere sugli scranni più alti della politica cittadina.
Il primo consigliere ad intervenire è Vincenzo Caldarelli che mette in risalto l’attività politica e sociale di Cappuccio e mentre discorre, un suo collega di maggioranza si appisola. Viene il turno di Rossella Autorino che ricorda: “Un misero camorrista pose fine alla sua vita”, paragona il sacrificio di Cappuccio a quello di uomini come Moro e Dalla Chiesa e continua: “ intestare la sala consiliare a uomini come loro significa che non moriranno mai.”
Arriva il momento di Emanuele Ragosta. Ha 26 anni questo giovane esponente della sinistra ottavianese, negli ultimi anni si è distinto per l’impegno su temi come trasparenza degli atti pubblici, ambiente, meritocrazia e forum dei giovani. Il suo intervento è fatto di pietre che sembrano attraversare il tempo e sommergere i politici che nel 1978 sedevano sui più alti scranni del potere cittadino. Ragosta li addita come gli ispiratori se non proprio i mandanti politici dell’omicidio Cappuccio e fa riferimento ad una delibera di consiglio comunale che avrebbe consegnato il servizio rifiuti ad una ditta che aveva fra i proprietari il fratello del boss Raffaele Cutolo, che in quegli anni aveva scalato tutte le tappe del potere criminale arrivando a guidare un esercito di oltre 3000 persone.
Quella delibera trovò in consiglio comunale uno scoglio insormontabile: l’avv. Pasquale Cappuccio che riuscì a farla ritirare e firmò, forse, la sua condanna a morte. Ragosta nel suo discorso ricorda lo scioglimento per infiltrazione camorristica dell’amministrazione comunale. La parola passa a Felice Picariello, che rilancia: “Noi non ci stiamo al puzzo del compromesso, da domani il peso della nostra responsabilità raddoppia”. Prende la parola Ambrosio Francesca eletta in una lista civica e figlia d’arte, il papà è un vecchio tesserato del PSI Ottavianese. Ricorda la vicinanza della sua famiglia all’avv. Cappuccio nonostante lei sia nata nel 1982 e si augura che l’amministrazione si impegni a produrre una biografia di Cappuccio da distribuire in tutte le scuole.
Chiude gli interventi dei consiglieri comunali Andrea Nocerino, candidato sindaco del centrosinistra alle ultime amministrative. “L’avvocato Cappuccio era un politico difficile, non si lasciava inquadrare negli schemi, obbediva solo al rigore morale e alla logica. I suoi attacchi facevano male, nelle aule di tribunale e nella sala consiliare, perché non erano esplosione improvvisa di livore ma dettati da una ragione che vede calpestati i principi della logica. In un momento in cui la vita di un uomo valeva meno di una pallottola. Cappuccio merita la gratitudine eterna degli ottavianesi perché con il sacrificio ha dimostrato che all’interno del corpo sociale sopravvivevano alcuni principi che hanno fatto grande la città”. Chiude gli interventi politici il sindaco Capasso: “Questo non è un momento, è una tappa di un percorso iniziato il giorno della nostra elezione. Ricordo che Ottaviano si costituirà sempre parte civile nei processi contro la camorra”.
Prima della votazione finale prende la parola Lorena Cappuccio, secondogenita di Pasquale Cappuccio, anch’ella avvocato. Per un attimo nella sala sembra rimbombare il tono possente della voce dell’Avv. Cappuccio, quando nella stessa sala denunciava le nefandezze di una classe politica miserabile. La giovane avvocato porta i ringraziamenti della famiglia e si augura che questa città possa cambiare. “Oggi siete riusciti a trasformare una perdita in un valore: grazie”. Fa i complimenti alla Città perché per la prima volta da quando viene a Ottaviano (vive da sempre a Napoli con la famiglia) non ha trovato un bidone dei rifiuti collocato accanto alla lapide dedicata al padre.
Il presidente apre la votazione e i consiglieri votano all’unanimità per alzata di mano, alzandosi in piedi e applaudendo, seguiti da tutto il pubblico presente. Il sindaco invita quindi le due figlie dell’Avv. Cappuccio a scoprire la targa (foto) che verrà affissa all’ingresso principale della sala consiliare a futura memoria e consegna alla vedova Cappuccio le chiavi della Città in segno di omaggio. Poi l’intera amministrazione comunale, in corteo, depone una corona di fiori davanti alla lapide dedicata all’avv. Cappuccio che è collocata in uno spazio di fronte al Municipio.

