Il prof. Simonetti parla, oggi, delle “obbligazioni dubbie assunte dalla precedente amministrazione” nel segno “della malapolitica” e nell’interesse “degli amici degli amici”. La psicosi di Carmelo Mosca, sindaco di Atejano Osca. Gli scherzi del Caso.
Gli uomini del potere che ogni ora fanno proclami sulla “legalità” e sulla “trasparenza” esercitano un sacrosanto diritto, quello di tenere alta la bandiera dei loro ideali senza preoccuparsi degli astiosi, che, accecati dai fumi dell’antipolitica, diffondono il veleno delle insinuazioni: ma perché ‘sto tipo ci ha sempre queste parole, in bocca, trasparenza e legalità? Ha la coda di paglia?
La vera minaccia che incombe su quei testimoni dell’ideale è l’invidia del Caso onnipotente. Può capitare che quanto più un politico si vanti, a buon diritto, di essere un apostolo della legge, tanto più si esponga agli scherzi del Caso, che sono scherzi maligni, rancorosi. Ne è vittima, in un mio racconto, che è ancora allo stato di abbozzo, Carmelo Mosca, candidato sindaco di Atejano.
Fa un comizio sulla legalità, scatena tuoni di parole e fulmini di proclami contro tutte le mafie, scrosciano applausi, la folla trionfante lo trascina nel bar, un surriscaldato elettore ordina champagne, e il candidato brinda con lui, li fotografano, “postano” le fotografie su siti e su blog, e solo il giorno dopo Carmelo scopre che quel tale che incrociava il proprio calice con il suo era un boss del contrabbando, nientedimeno. Da quel momento Carmelo si ammala, anche lui, della psicosi del “bacio”, che è denominata così da quando Giulio Andreotti baciò un elettore che si chiamava Riina: e lui non lo sapeva, che quell’elettore si chiamava così: come si fa a spiegarlo ai giudici? Ma parliamo di Ottaviano.
L’Amministrazione Capasso ha avuto il merito di aver intitolato l’aula consiliare di Ottaviano all’avv. Pasquale Cappuccio. Ma sarebbe stato necessario celebrare l’Uomo e il momento. E mettere punto. E lasciare agli Ottavianesi il compito di notare che l’ Amministrazione Capasso aveva fatto una cosa che nessun’altra Amministrazione aveva potuto o voluto fare. E invece il sindaco e i suoi non hanno resistito al fascino della diatriba, e il discorso si è spostato dalla figura di Pasquale Cappuccio ad altri argomenti.
Nella polemica, che ha avuto toni aspri, è entrato il prof. Simonetti, presidente del consiglio comunale, il quale si è concesso il lusso di spiegarci il Testo Unico sugli Enti Locali, e di dichiarare che “la funzione di indirizzo politico è separata dalla funzione amministrativa, il politico decide le priorità, il funzionario le mette in essere”. Mi sono commosso, e stavo per rispondere al professore, ma per sua fortuna mi ha anticipato il sig. Mimmo Russo, collaboratore de “ilmediano.it”, con osservazioni chiare e puntuali. E, soprattutto, con educazione. Io, che educato non sono, avrei posto al prof. Simonetti due sole domande: 1) quanti crede che siano i funzionari comunali che scendono in guerra contro un sindaco?
2) Può mai pensare, il prof. Simonetti, che in Italia entrino in funzione delle norme che, nella lettera e nella sostanza, ripeto: nella lettera e nella sostanza, tolgono ai sindaci il potere vero e concreto, e lo assegnano ai funzionari?
E veniamo all’ultima parte del “commento” che il professore ha inviato sul mio articolo del 20/09. Io avevo osservato che di questa fiammeggiante ammirazione per Pasquale Capuccio non c’era traccia nella lunga attività di consigliere d’opposizione svolta dal prof. Simonetti e dall’avv. Capasso.
I cacciatori di illazioni, velate o manifeste, hanno creduto che io dicessi questo, per dire un’altra cosa, e cioè che il sindaco e il presidente del consiglio comunale si sono arruolati solo da qualche giorno tra i paladini della legalità. Il prof. Simonetti mi ha bacchettato: “Alcuni consiglieri di opposizione durante la precedente consiliatura sono stati promotori, in collaborazione con Polis, di un Master sulla gestione dei beni confiscati”: alla camorra, suppongo. E’ così contento il prof. Simonetti, che fa anche un po’ di pastenachella: chi erano questi consiglieri? “E’ passato molto tempo, gli anni passano, non ricordo chi erano. In casa mi dicono che forse ero io e Luca, ma no, non può essere…”.
Se il professore mi darà copia dei discorsi tenuti, in quella circostanza, da lui e dall’ avvocato, li pubblicherò. Hanno parlato anche di Ottaviano ? E solo del Palazzo Medici, o anche degli altri beni confiscati alla camorra? Ma non c’è stato solo il Master. L’opposizione propose, ci ricorda il prof. Simonetti, anche di intitolare una strada ai Martiri di Nassyria. Una nobile idea: ma mi auguro che il professore non intenda usarla come prova delle battaglie che l’opposizione ha condotto, anche nel passato, a difesa della legalità: quella proposta è, tutt’al più, testimonianza di amor patrio.
Ma nessuno si permette di dubitare dell’intensità dell’amor patrio dei consiglieri comunali. Dunque, resta solo il Master. Ma questo Master non ebbe il patrocinio anche dell’ Amministrazione Iervolino?
Il finale è clamoroso. Scrive il prof. Simonetti: “A fine settembre ci sarà un Consiglio comunale durante il quale sarà affrontato il tema delle obbligazioni dubbie, sotto l’ombrello della somma urgenza, assunte dalla precedente amministrazione… E i consiglieri di Ottaviano voteranno, nell’interesse dell’Ente, contro la malapolitica e gli interessi degli amici degli amici”.
Dunque, il professore ammette, in linea di principio, che è possibile che un’Amministrazione comunale tuteli gli “interessi degli amici degli amici”, a danno dell’ “interesse dell’Ente”? E’ documentata l’intenzione della “precedente amministrazione” di adottare provvedimenti nell’ interesse degli “amici degli amici”? L’ Amministrazione Capasso ha già denunciato reati e colpevoli nelle sedi opportune? Quando il professore e l’avvocato sedevano nei banchi dell’ opposizione non si sono accorti che l’ amministrazione assumeva delle “obbligazioni dubbie”, nell’interesse “degli amici degli amici?”. E mi fermo qui, per ora.
Mi auguro che il Caso invidioso e rancoroso non faccia uno scherzo di cattivo gusto al prof. Simonetti. Che non lo merita.






