In occasione della Pasqua, il Vescovo Depalma ha dedicato il suo tradizionale messaggio a quanti sono particolarmente provati dalle difficoltà economiche e sociali di cui il territorio diocesano è affetto, invitandoli a credere nella vita.
Un inno alla vita: questo il messaggio che il Vescovo di Nola, Mons. Beniamino Depalma, ha rivolto ai fedeli della diocesi per la Pasqua di quest’anno. Un anno che sin dai suoi primi mesi ha colpito per una serie di tragiche morti avvenute sul territorio diocesano, tra le più recenti quella di poche settimane fa che ha visto un cinquantenne nolano togliersi la vita. A queste vicende, irrimediabilmente compromesse da mancanza di denaro, lavoro e complicate situazioni familiari, fa riferimento il Vescovo Depalma, rivolgendosi a tutta la comunità ed in particolare alle persone pericolosamente chiuse nella propria disperazione. Ecco il testo del messaggio pasquale:
“Non può esserci vera Pasqua nel nostro cuore senza guardare negli occhi il dolore del mondo che Cristo ha caricato sulla sua croce. Non può esserci vera Pasqua nel nostro cuore senza stendere le braccia su quel legno insieme al Signore Gesù, per entrare in intima comunione con la sofferenza di chi non ha nulla. Carissimi amici, la crisi, quella del lavoro, dell’impresa, della politica e dei valori, proprio adesso sta causando i danni più drammatici: in tanti, in troppi hanno iniziato a svalutare il dono della vita. In tanti, in troppi si chiedono: “Ha senso vivere se ho perso la mia posizione economica. Ha senso vivere se la mia famiglia ha difficoltà ad andare avanti? Ha senso vivere se i miei progetti sono falliti?”. In tanti, in troppi, hanno deciso di farla finita – a volte distruggendo in un momento di disperata irrazionalità anche giovanissime vite – lasciando dietro di sè una scia terribile di dolore, dubbi, rimorsi e sensi di colpa.
Noi non possiamo permetterlo! La Chiesa che celebra la Pasqua del Signore, il trionfo definitivo della vita sulla morte, non può consentire un simile scempio della vita! Vogliamo e dobbiamo reagire con forza. Non condannando chi è in preda alla disperazione, nè limitandoci a sterili sentimentalismi, e nemmeno affondando la nostra volontà in pompose analisi sociologiche. Il nostro dovere è uno, e uno soltanto: alzare la testa dai nostri interessi privati, guardare ciò che ci circonda.
Sul nostro pianerottolo, nel palazzo di fronte, nel quartiere, tra gli amici e i parenti ci sono persone che adesso, in questo preciso istante, stanno soffrendo davvero. Guardano la loro vita come un film in bianco e nero, sentono il peso di un futuro incerto, non hanno più fiducia nelle proprie capacità di garantire un domani sereno ai propri figli. Di fronte a queste storie non bastano le parole, ma è necessaria la solidarietà. Tornare a dividere il pane, il nostro pane, tutelando la dignità della persona. Fare rete con chi ha sofferto meno i morsi della crisi per offrire nuove opportunità a chi invece sta pagando un prezzo salatissimo. Ritrovare, nel profondo del nostro cuore, quelle ragioni del vivere che vanno oltre ogni urgenza di tipo economico e materiale.
Nel giorno della Resurrezione del Signore, desidero perciò rivolgere quattro appelli:
– a chi adesso, proprio adesso, ha paura di non farcela perchè ha dovuto chiudere la propria attività o ha perso la propria occupazione, o ha smesso di cercarne una: non isolatevi, non allontanatevi dalle persone che vi vogliono bene, non sentitevi rifiutati dalla società; leggete dentro il vostro cuore, ritrovate nei vostri più profondi sentimenti il senso autentico del vivere, che è tutto nelle carezze e negli sguardi colmi di affetto e premura delle persone che ci amano. Non rinunciate all’amore che vi circonda nemmeno se siete nella più acuta difficoltà, vi imploro di non farlo;
– ai familiari degli imprenditori, dei lavoratori e dei giovani che negli ultimi mesi si sono tolti la vita perchè sopraffatti dalla crisi: lasciatevi aiutare ad uscire dal guscio della paura e della disperazione, lasciatevi asciugare le lacrime, riprendete a vivere e lottare per non recare altro dolore ai vostri cari, trasformate il vostro giusto e legittimo dolore, la vostra rabbia, in un sano desiderio di giustizia e verità; la vostra profondissima ferita, così simile alle ferite del Signore Gesù, può diventare una via di salvezza per tanti intorno a voi;
– ai politici, agli imprenditori e ai sindacalisti, perchè smettano di guardare al piccolo interesse particolare, e si facciano veramente carico della sofferenza della nostra terra, mettendo in campo progetti concreti per l’occupazione e reti efficaci di formazione, assistenza e solidarietà;
– ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici impegnati della Chiesa di Nola: noi non abbiamo una missione più importante che fasciare le ferite e offrire segni concreti di speranza e di futuro, accompagnandoli con una preghiera costante e sentita. In questi giorni che ci preparano alla Pasqua, non lasciamoci trascinare da una ritualità fine a se stessa, e come comunità impegniamoci in gesti concreti di sostegno alle famiglie che barcollano pericolosamente tra la vita e la morte.
Per questa terra e questa gente che ho imparato ad amare giorno dopo giorno, non ho augurio pasquale migliore di questo: “Non permettere più, Signore, che viviamo felici da soli”.
Auguro a chi ha di più la sana inquietudine dei cuori generosi. Auguro agli uomini e alle donne di buona volontà quell’energia di bene che si scatena da una coscienza sveglia e attiva. Auguro a chi sta soffrendo di accogliere come un dono prezioso l’amore di Dio Padre che culmina nel sacrificio del Figlio: un amore che genera e sostiene la vita, contro ogni disperazione.
Nulla, nessuno, mai “potrà separarci dall’amore di Dio in Gesù Cristo nostro Signore” (Rom 8,39)”.






