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Nola A30, il giorno dopo la tempesta

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Decine di pini abbattuti, autostrada chiusa per cinque ore, caos sulle strade: ecco il bilancio di trenta minuti di pioggia. Ma si poteva fare di più e meglio. Fotogallery

Lo sport per eccellenza in Italia è “…lo avevo detto io…”: dopo ogni calamità o emergenza o partita della Nazionale, tutti ci impegniamo in lunghissime discussioni per avvalorare questa tesi oppure l’altra.

Le foto in allegato spiegano ampiamente perché migliaia di veicoli sono rimasti imbottigliati in uno spaventoso ingorgo provocato dalle caduta di una decina di grossi pini lungo la corsia Sud dell’A 30 all’altezza del casello di Nola. Percorrendo lentamente tale corsia dopo lo svincolo di Nola si notano decine di tronchi tagliati in maniera irregolare e ammassati in fretta oltre il guardrail per poter aprire la strada il più presto possibile. Si vedono tronchi ancora stabilmente fissati al terreno ma spezzati da una forza incredibile come fuscelli.

Tronchi del diametro di oltre 50 centimetri coricati su un fianco e sezionati dalle motoseghe. Ma quello che colpisce di più sono i rami ricchi di foglie dal verde intenso, nessuno dei tronchi abbattuti ha tracce di secco, niente, sono tutti verdi e rigogliosi. Guardando questo prodigio della natura si resta immobile, riflettendo sull’incapacità dell’uomo di controllare le forze della natura.

Ma poi basta allargare lo sguardo a sinistra e si vedono pini altissimi, potati da poco, con piccole chiome verdi. Si trovano esattamente di fronte ai loro simili abbattuti dalla tromba d’aria che ha sconvolto il Nolano e l’area ad Est del Vesuvio. Si potrebbe obbiettare che il sacrificio dei pini sul lato destro ha salvato gli alberi sul lato opposto dell’autostrada permettendo al traffico in direzione nord di non restare imbottigliato. Ma uno sguardo più accurato ci permette di vedere dei grossi alberi da noce e da ciliegio coricati su un fianco proprio ai piedi dei pini appena curati dal servizio manutenzione dell’autostrada.

A questo punto non serve essere un agronomo di fama mondiale per capire che se si fosse fatta la giusta manutenzione avremmo ancora un patrimonio inestimabile in alberi di alto fusto che oltre a proteggere la strada dai venti laterali offre un piacevole fresco agli automobilisti in transito che decidono di fare una sosta durante il viaggio. Ma il danno peggiore è all’immagine del territorio che aveva come biglietto da visita pini quasi secolari che non è comune incontrare lungo le vie di comunicazione principali, senza dimenticare la capacità di questi giganti di produrre ossigeno. Specialmente in un territorio devastato dai roghi tossici e da un industrializzazione selvaggia.

A Nola si incontrano due grosse arterie: l’A16 Bari-Napoli e l’A30 Caserta –Salerno percorse ogni giorno da migliaia di veicoli che le usano anche come viabilità metropolitana. Al centro dei raccordi vi sono vaste aree verde totalmente abbandonate dove non si fa manutenzione da decenni, in qualsiasi parte del mondo troveremmo panchine e spazi pubblici attrezzati per la sosta sotto ai pini secolari.

Possiamo dire, senza ombra di smentita, che una giusta manutenzione avrebbe preservato un patrimonio immenso per il futuro oltre a garantire lavoro a tante persone. Ma si sa, dalle nostre parti il benessere della collettività non ha valore, si interviene solo per le emergenze che costano, è risaputo, molto di più della normale amministrazione.

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