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“Nina e i diritti delle donne”, un lavoro teatrale didattico sulla storia delle donne

Lo spettacolo racconta ai giovani la nostra storia e spiega come sia recente e precaria l’acquisizione dei diritti fondamentali.

Cos’è la dote? L’insieme dei beni che il padre della sposa passava direttamente al genero (la donna non godeva direttamente delle proprietà). Istituto arcaico? Dell’ ‘800? Nossignore: abolito in Italia solo nel 1975, poco più di trent’anni fa. Diritto allo studio? Diritto al lavoro? Fino a sessanta anni fa più sulla carta che nella realtà. Donne magistrato? Solo dal 1956 e con limitazioni. Pare che fosse “scientificamente” dimostrato che le donne non potevano esercitare giurisdizione perché “in quei giorni” non erano equilibrate. E che dire della parità di retribuzione a parità di lavoro? Ci fu bisogno addirittura di una legge di parità e bisognò aspettare fino al 1977!

Queste informazioni, insieme a molte altre, costituiscono una sorta di telaio su cui Rosaria De Cicco, attrice di straordinaria comunicatività, e Matteo Mauriello, giovane e talentuoso figlio d’arte, tessono la tela della storia delle donne in Italia. E lo fanno in un modo chiaro e accattivante nello stesso tempo. Lo spettacolo è un racconto teatrale tratto dal libro di Cecilia D’Elia e indirizzato in particolare ai ragazzi delle scuole secondarie. Sulla scena una madre e un figlio dibattono animatamente sulla questione dei diritti negati delle donne e sulla storia della lenta e faticosa conquista del loro riconoscimento. Il dibattito è vivace e niente affatto accademico perché viene costantemente riportato al vissuto e all’esperienza delle donne di famiglia: madre, nonna, bisnonna e relative amiche.

Inoltre lo spunto del racconto teatrale è dato da un viaggio in traghetto di tutta la famiglia per le vacanze estive narrato attraverso le immagini naif di un tipico video amatoriale familiare che viene proiettato alle spalle degli attori. Cosa che rende lo spettacolo ancora più vivace e convincente.
Tutte le principali tappe del cambiamento cha ha trasformato la vita delle donne nell’ultimo secolo vengono citate. Non manca il racconto della vicenda di Franca Viola, la prima donna che denunciò lo stupro e soprattutto, sostenuta dalla famiglia, cosa assolutamente straordinaria, rifiutò di sposare lo stupratore.

Lo spettacolo è stato presentato alla S.M.S. “C. Poerio” di Napoli il 17 us, alla presenza della preside Daniela Paparella e di numerosi docenti e operatori del distretto e sarà certamente uno strumento efficace per introdurre nelle scuole che ne faranno richiesta la discussione e l’approfondimento dei temi della violenza di genere.
Come si è già ribadito più volte in queste pagine il percorso più difficile e insieme indispensabile per ogni politica di contrasto alla violenza di genere è la costruzione di una cultura del rispetto, inclusiva e antidiscriminatoria, processo che non può che passare per la scuola pubblica e per una didattica in cui questa finalità sia organicamente inserita.
(Fonte foto: rete internet)

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