Ricchezze anomale durante la crisi più buia dal Dopoguerra: proliferazione di bar, alberghi, distributori e locali notturni tra Pomigliano e Nola, sul tracciato della vecchia arteria che collega Napoli ad Avellino.
“Ormai qui siamo nelle mani della camorra. E nessuno vuole controllare”. La frase lapidaria quanto sconfortante è di un esponente delle forze dell’ordine che sa, che conosce bene il meccanismo delle infiltrazioni nell’economia reale, in particolare in uno dei territori a più alto tasso mafioso del Paese.
E’ la zona orientale dell’hinterland partenopeo, l’ area che si è sviluppata caoticamente attorno alla nazionale delle Puglie, il serpentone che parte dal quartiere napoletano di Poggioreale e che arriva fino ad Avellino. Quaranta chilometri di strada e quindici comuni per una popolazione che sfiora il mezzo milione di abitanti. Questo budello saturo di traffico e le sue traverse interne negli ultimi cinque anni hanno conosciuto un boom di bar, distributori, pub, alberghi e alberghetti che non si era mai visto prima.
Un’esplosione di locali dalle architetture modernissime e costosissime. Investimenti per centinaia di milioni di euro che si sono consumati in una delle epoche più buie della crisi economica, in quel polo industriale che ruota attorno alle grandi fabbriche della Campania e che ha subito un inesorabile smantellamento produttivo, con il conseguente carico da novanta di cassintegrati e disoccupati. Eppure proprio durante questo tracollo sono spuntati come funghi i nuovi luoghi del divertimento. Spesso inglobati nelle stazioni di rifornimento di carburante dai marchi noti o sconosciuti.
“Alcune di queste aziende le abbiamo individuate da tempo: appartengono alle teste di legno dei vari clan di camorra”, racconta ancora lo 007 dell’antimafia che, per ovvi motivi, vuole restare nell’anonimato. “Il problema – aggiunge – è che nonostante tante segnalazioni gli organi preposti non fanno quasi niente per contrastare questo fenomeno: ormai in questo territorio l’economia è finita nelle mani della mafia”. Mafia che in molti casi ha centrato l’obiettivo. Sovente infatti il riciclaggio ha dato i suoi frutti lucrosi. I locali, soprattutto quelli notturni, sono presi d’assalto da folle di giovani. Traffico in tilt, alcol che scorre a fiumi e droga che circola a go go. Intanto le tradizionali piazze di spaccio che si erano fermate per un po’ di tempo hanno ripreso le attività alla grande.
E’ la dimostrazione che i clan hanno affinato il fiuto per gli affari col segno più che positivo . I camorristi hanno capito subito che, nonostante la crisi, nel Napoletano c’è una voglia di vivere, in particolare nella popolazione più giovane, che batte l’angoscia scaturita dalla crisi. E così dopo aver cementificato il territorio hanno anche monopolizzato il settore dei servizi e della ristorazione. Con buona pace di tutti, Stato compreso.
(Fonte foto: Rete Internet)


