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Il mistero dei “luoghi di forza”: il “fascino” della Chiesa dell’Oratorio a Ottaviano

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Il Vesuviano e i “luoghi di forza”: siti pagani e cristiani. La cripta dell’Oratorio e il ruolo sociale delle Congreghe che hanno contribuito a disegnare l’identità civica di Ottaviano. La tutela di questo patrimonio e il ruolo dell’Amministrazione.

Gli Etruschi e i Romani non costruirono i loro edifici sacri in luoghi scelti a caso: preferivano, per ovvi motivi, le alture, a patto però che i sacerdoti, eseguiti riti complicati, le avessero dichiarate “luoghi di forza”, e cioè siti speciali, in cui la Terra Madre sprigionava flussi di forze e creava campi di attrazione magnetica capaci di manifestare concretamente la loro “presenza” anche a decine di secoli di distanza.

Queisiti, appena dichiarati “luoghi di forza”, venivano ritagliati dal resto del territorio con un solco e con un terrapieno e diventavano “templa” (da un verbo greco che significa “ tagliare, separare”). Ovviamente, tutte le religioni hanno più o meno apertamente condiviso questo fascio di opinioni e di convinzioni, anche la religione cristiana: nel sec.XVII un monastero napoletano venne chiuso per sottrarre le monache alla nefasta influenza che ancora saliva dai resti di un sacello pagano su cui il monastero era stato costruito: un sacello non si sa a chi dedicato, forse a Mitra, forse a Iside, più probabilmente a Priapo.

Anche nel Vesuviano non c’è chiesa di una certa importanza che non sia stata costruita o su resti di “templi” antichi o in un luogo in cui era stata trovata una sacra immagine cristiana, talvolta scoperta proprio grazie alla violenza delle lave e dei terremoti. Diceva un archeologo tedesco, che molti anni fa lavorava a Pompei, che gli scavi nel Vesuviano sono necessari non solo perché lo impongono le ragioni della cultura e della storia, ma anche per scoprire questi “luoghi di forza” creati dall’energia dei culti antichi, dalla potenza del Vesuvio, dalla trama di miracoli e di prodigi che è stata tessuta intorno al vulcano, e dai riti connessi ai culti delle Madonne Nere.

Lo studio di questi riti, in cui è evidente la presenza di simboli e di valori che vengono dall’antichità, mi ha spinto a interessarmi del tema dei “luoghi di forza”, e a cercare i documenti in cui la teologia cattolica ha affrontato, quasi sempre con grande cautela, la questione: è nota l’attenzione che due grandi gesuiti del sec.XVII, AthanasiusKircher e San Francesco De Geronimo, riservarono, da punti di vista diversi, alla storia e alla cronaca dei prodigi “vesuviani”. A questi temi dedicheremo degli articoli: sarà un piccolo contributo alla tutela dell’ambiente, che non si esaurisce solo nel sacrosanto rispetto del sonno degli uccellini.

In tre luoghi mi è capitato di avvertire una suggestione che si manifestava anche con una certa intensità, ma di cui non capivo, e non capii, il senso: era forse il “fascinum “ che alcuni viaggiatori degli ultimi anni del ‘700 scrissero di aver percepito nel sito paleocristiano di Cimitile. La prima volta mi accadde a Saintes Maries de la Mer, in Provenza, nella grotta di Santa Sara, sacra al popolo dei gitani, la seconda volta nel Mitreo di Capua, e la terza a Ottaviano, qualche mese fa, nella cripta dell’Oratorio per le anime purganti in cui ha sede la “Congrega Santa Maria Visita Poveri”.

Nel sec. XVII i signori di Ottajano vollero che nel cuore della Terra Vecchia, lungo la strada più importante del territorio, in mezzo ai palazzi dei potenti e ai bassi in cui abitavano i “miseri”, sorgesse questo monumento alla riflessione sulla morte. Sulle pareti della chiesa e sulla tela “il Purgatorio” è raffigurata una selva di simboli e di immagini connessi al Giudizio, alla Salvezza e alla Pena: due anonimi pittori del sec. XVIII usarono, in chiara funzione apotropaica, i colori vitali, rossi intensi, rossi ranciati, azzurri araldici, e ancora oggi gli errori di prospettiva e le imperfezioni del disegno contribuiscono a mantener viva e “popolare” la lezione che viene da questo libro dipinto.

Ma nel vuoto della cripta – l’incantesimo delle grotte e delle cripte – i segni della morte immediatamente presenti nell’ossario e negli intatti scolatoi per il prosciugamento dei cadaveri, coniugandosi con la riflessione sul fatto che centinaia di confratelli nel corso di due secolihanno trovato sepoltura in quel luogo , suggeriscono un’immagine plastica del tempo che passa e della vanità delle cose: e tutto questo a pochi metri dalla strada, dai passanti, dalle automobili, dalle voci della vita di ogni giorno.

Lo scrissi anni fa, e lo ripeto. Per la sua storia e per la sua collocazione l’Oratorio è un luogo particolare. Il dott. Francesco Annunziata, priore della Congrega, sta svolgendo un lavoro prezioso: con l’aiuto dei confratelli e di Umberto Maggio egli va sistemando l’archivio e liberando dalla polvere e dall’oblio oggetti preziosi, come la borsetta di cuoio dipinta usata per la questua (vedi foto), e arredi importanti: e, soprattutto, nulla egli trascura per far sì che l’Oratorio venga visitato da ottavianesi e da forestieri.

E’ un lavoro complesso. L’Amministrazione non può far mancare alla Congrega di “Santa Maria Visita Poveri” e alle altre Congreghe il suo sostegno materiale: quello morale penso che sia stato già concesso. Le Congreghe ottavianesi custodiscono un patrimonio culturale di eccezionale importanza: nei loro registri e nella loro storia c’è l’identità di Ottaviano, l’identità tutta intera: sono pronto a dimostrarlo in qualsiasi momento. Se l’ Amministrazione non è in grado di aiutare coloro che cercano di tutelare questo tesoro, di rimettere in ordine e di conservare gli archetipi della nostra identità, non parliamone più. Parliamo d’altro.
(Foto: Ottaviano, Chiesa dell’Oratorio)

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