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Napoli. Il libro bianco: “Campania, terra di veleni”

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Solo unità d’intento e azioni sinergiche tra i Comuni della provincia di Napoli e di Caserta potrà salvare la nostra regione.

Lunedì 30 luglio alle ore12.00 presso la sede de “Il Denaro”, all’interno della Mostra d’Oltremare di viale Kennedy, si terrà la presentazione del volume “Campania, terra di veleni”, di autori vari, libro bianco edito da Denarolibri. Al dibattito, moderato dal direttore del quotidiano Denaro, Alfonso Ruffo, parteciperanno il prof. Antonio Marino e il prof. Giulio Tarro, curatori del libro. Saranno presenti, inoltre, gli autori, tra cui Ignazio Marino, presidente della Commissione di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del sistema sanitario nazionale, e il dott. Antonio Marfella, oncologo e tossicologo dell’ospedale “Pascale” di Napoli.

Un libro bianco è un documento che raccoglie pareri qualificati, indagini scientifiche e studi del settore oncologico; in “Campania, terra di veleni” sono stati messi insieme dai proff. Giordano e Tarro, che da anni lanciano l’allarme,inascoltato, sulla situazione di un vasto territorio dove l’incidenza di patologie cancerogene è di quasi il 50% in più rispetto alla media nazionale. “Campania dei veleni” non si ferma alla mera denuncia; piuttosto, richiama l’attenzione, suonando più campanelli d’allarme, sulla stretta connessione tra problema rifiuti e ambiente degradato della regione con l’incidenza dei tumori sulla popolazione di 25 comuni, compresi nella fascia di 70 km che va dal vesuviano alla provincia di Caserta. 700.000 abitanti di quella che una volta era la Campania felix interessati dal nefasto trend. Un trend fortemente negativo.

“Campania dei veleni” non è, comunque, una mera enunciazione di dati e fatti, ma si propone come spunto per efficaci ed impellenti azioni comunitarie; vuole essere alla base di un programma d’azione che coinvolga tutti i comuni di una vasta zona, “rossa” per più di un motivo. Ad esempio, un territorio densamente popolato come la fascia vesuviana, assediata dal rischio Vesuvio, sversamenti in mare di ogni tipo di veleni, terreno contaminato da pericolosi scarti industriali, problema rifiuti e quant’altro, si potrà salvare solo con un’azione sinergica che tenga conto di tutte le fonti d’inquinamento.

E’ encomiabile che piccoli pezzi di quest’ampio territorio, emblematico il caso di Portici, raggiungano ottimi risultati come quello della “riconquista” della balneabilità del litorale cittadino, ma serve a poco se la città rimane stretta dal porto di Napoli (il più grande scalo di navi cinesi) da una parte, dal Sarno dall’altra, dal Vesuvio alle spalle, posta com’è al centro di un golfo tra i più inquinati al mondo. Portici dimostra quanto sia essenziale la sinergia tra comuni limitrofi che, al momento, assolutamente non esiste. Chi vuol capire, capisca, ma in fretta, perché ormai il tempo stringe.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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