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NELLA CITTÁ DI BERLUSCONI NON C’É IL TIRANNO

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La riflessione sui comportamenti che i cittadini assumono in questo momento storico e politico, ci fa scorgere l’ “Onda viola”. Un movimento nato nella Rete ma con andamento lento.
Di Michele Montella

Chi è un demagogo? Oggi rispondiamo: “Berlusconi, forse Sarkozy”.
A me francamente vengono in mente ben altri nomi, Pisistrato per esempio o addirittura Dioniso I di Siracusa, di fronte ai quali i politici citati ci fanno una ben magra figura, nonostante il significato del termine sia piuttosto negativo.

Letteralmente il demagogo è chi guida il popolo, avendolo affascinato con il carisma della sua parola e della sua persona e chi fa poi in modo di mostrare la sua magnanimità attraverso opere pubbliche e leggi favorevoli alla realizzazione dei bisogni primari. In effetti Aristotele, il filosofo che ha tanto riflettuto sul senso della politica, è il primo ad averne dato un accezione spregiativa; infatti egli sostiene che il demagogo, proprio perchè ha fatto della politica l’arte di convincere e trascinare gli altri, diventa un tiranno.

Ora un tiranno riesce a tenere in pugno un intero popolo e la sua città, visto che di città invisibili stiamo parlando. Egli istituisce per decreto la città del consenso piatto ed omologato.
In quanto a Berlusconi invece, come abbiamo potuto vedere nell’articolo precedente a questo, così fortemente criticato da alcuni lettori (anche in sede privata a dire il vero), possiamo star certi che non possiede tutto il consenso, anche se ne ha buona parte. Lo dimostrano i cortei, le lettere scritte ai maggiori quotidiani del nostro Paese e di alcuni Paesi europei, perfino alcune superstiti trasmissioni televisive e alcuni intellettuali che potrebbero fare a meno, secondo l’arroganza al potere, di esistere.

E allora perchè stiamo parlando ancora di lui, prendendo a pretesto, com’è caratteristica di questi articoli, la figura del demagogo?
Per dire che la Berlusconcity non è solo città dello specchio, ma talvolta può essere città di una catacombale e residua opposizione, che si sforza in tutti i modi di manifestare una certa marginale visione di una città che potremmo chiamare la città oppositiva.

Prendiamo ad esempio la marcia dell’onda “viola” così battezzata dalla massa (non dal popolo) dei blogger, che stanchi di non aver rappresentanza nelle sedi istituzionali e nelle agenzie formative, hanno deciso di far partire dal basso un fenomeno di epifanica opposizione, sul modello di tante altre manifestazioni di questo tipo, diffuse soprattutto negli Stati Uniti.
Di fronte ad una marcia così folta e densa di espressioni associazionistiche e di gruppo si può pensare che la città oppositiva sia significativa per minare Berlusconcity?

Se il demagogo fosse un tiranno forse il segnale potrebbe essere un felice momento, ma il demagogo non è se non un buffissimo satrapo, che non si riconosce in una seria tirannia. La conseguenza palese è che un’opposizione siffatta non è ancora una matura ribellione.
Perchè?
Ne parleremo nel prossimo articolo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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