Forse una questione di parcheggio alla base della vicenda. Le due vittime sono state ferite solo lievemente. Intanto spuntano le classifiche dell’assurdo: dall’elenco delle cause di lite alle cifre dei tribunali intasati dai contenziosi di condominio.
Probabilmente c’è stato uno screzio originato da un tira e molla sul posto auto del classico tipo “questo è mio e non è tuo”, screzio reso insormontabile e sproporzionato da altri litigi precedenti, da rancori di vicinato moltiplicati dalla calura estiva e da una vita di sofferenze e stress in un rione popolare zeppo di problemi d’ogni sorta, la 219 di Marigliano, il rione della ricostruzione di Pontecitra.
Fatto sta che qui, ieri pomeriggio, a ora di pranzo, una donna di circa 30 anni, M.M., già nota alle forze dell’ordine, ha inseguito per le scale, coltello in pugno, due vicini di casa, la mamma, F.S., una signora di mezza età, e il figlio. L’inseguitrice è riuscita ad accoltellarli entrambi, tra urla disumane e la consueta folla di turno che si forma in brutte occasioni del genere. Fortunatamente le ferite provocate dalla furia dell’accoltellatrice sono state di quelle lievi, anche grazie all’intervento di un altro vicino, che ha trattenuto per il braccio la donna dal fendente facile.
I medici dell’ospedale civile di Nola hanno curato i tagli e subito dimesso i due pazienti. Ma ovviamente, e purtroppo, l’ episodio di Marigliano è solo la goccia nel mare di questo tipo di fatti di sangue causati dai cosiddetti “futili” motivi, che poi si rivelano i più drammatici. Basta osservare le tristi classifiche ufficiali sulle liti di condominio. In Italia sui 5 milioni di cause civili pendenti in Italia, secondo le statistiche del ministero della Giustizia, sarebbero infatti oltre 1 milione quelle relative a questo cronico problema. Il dato ha dell’incredibile ma è anche la spia di un sistema sclerotizzato e – insieme – di un costume nazionale che andrebbe profondamente rivisitato.
Peggiori i dati diffusi dall’Associazione nazionale degli amministratori di condominio, che basandosi sulla sua attività interna e sulle segnalazioni dei suoi 13mila associati ha stilato l’elenco delle motivazioni che, più di frequente, provocano dispute tra gli abitanti dello stesso immobile, dall’odore di cucina all’automobile posteggiata nel punto sbagliato, dal bambino che gioca in cortile al cane che abbaia. Eccolo l’elenco. Problema numero uno: le cosiddette “immissioni”, ovvero i rumori e odori provenienti da altri appartamenti, il classico ticchettio di scarpe a tutte le ore, l’odore di cipolla reiterato, lo spostamento di mobili a tarda ora.
Numero due: l’apposizione in aree comuni, vale a dire la collocazione in ambito condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino. Quale esemplificazione: la fioriera attaccata al muro, l’automobile parcheggiata in uno spazio non autorizzato nel garage o nel cortile condominiale. Terzo: i rumori in cortile, in particolare il gioco dei bambini. Quarto: l’innaffiatura di piante e balcone, nel caso in cui il flusso idrico investa pesantemente gli spazi sottostanti, appartenenti ad altri condomini.
Quinto: il rapporto con gli animali domestici, soprattutto quando si trovano in ascensore o nel giardino condominiale. Sesto: le liti che riguardano, a vario titolo, l’esterno del palazzo: il bucato in evidenza o gocciolante, i mozziconi gettati dalla finestra, lo sbattimento di tovaglie. L’Associazione rende note cifre che superano quelle fornite nel 2010 dal ministero di Grazia e Giustizia. Secondo l’Anammi infatti oltre il 50% delle procedure civili, nelle aule di giustizia, riguarderebbero il condominio: in media, ogni anno circa 2 milioni di italiani farebbero causa per questioni di vicinato.
(>Fonte foto: Rete internet)


