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Le collusioni, la camorra e l’antiracket. Dati positivi e programmi per il futuro

Dal 2005 ad oggi sono stati 224 i procedimenti penali contro il racket con ben 2367 imputati. Dati e riflessioni che ci fanno ben sperare nel lavoro effettuato da chi combatte quotidianamente contro la camorra.

Lo scorso venerdì, presso Palazzo Serra di Cassano, c’è stata la presentazione del libro di Nino Daniele “La camorra e l’antiracket” (Felici Editore) curato insieme con Antonio Di Florio e Tano Grasso, un documento importante che racchiude le più significative esperienze intraprese dall’attuale assessore alla cultura, per combattere la camorra attraverso un duro e fondamentale lavoro di antiracket. L’incontro è stato un momento di confronto utile per definire quanto è stato fatto per combattere il metodo camorristico e quanto ancora c’è da fare. Alla giornata era presente anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che ha definito l’estorsione come “l’essenza della criminalità organizzata”. Importanti gli interventi di tutti gli ospiti come il racconto dell’esperienza di Silvana Fucito, coordinatrice regionale della Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane, l’intervento di Elisabetta Belgiorno, Commissario Nazionale Antiracket, le riflessioni di Tano Grasso e quelle del Presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi.

Quest’ultimo ha specificato che oggi quasi tutte le attività sono in mano alla camorra e che il denaro sporco si ripulisce nei modi più svariati. “C’è bisogno di una lotta seria contro le collusioni, contro quei legami insostenibili tra amministratori apparentemente legali e mafiosi, una lotta che deve avvenire attraverso una risposta efficace di uno Stato che deve impegnarsi di più” ha proseguito Alemi, evidenziando che “una risposta efficace deve essere garantita dalla magistratura, dalle forze dell’ordine e soprattutto dagli amministratori politici”. Sia per Roberti che per Alemi la ricetta per combattere ogni forma di usura è unica e divisibile in tre parti: 1) Un contrasto incisivo attraverso il sistema giudiziario. La camorra finanzia le imprese legali perchè possiede ingenti capitali, una giustizia funzionante è necessaria per spezzare questo circuito. 2) Fondamentale è il contrasto sociale. Le associazioni possono dare una grossa mano, stando però sempre attenti, anche in questo caso, alle infiltrazioni della camorra che in alcuni casi utilizza anche i gruppi e le associazioni per i propri scopi.

3) Non basta l’importantissimo lavoro delle forze dell’ordine, l’antimafia deve essere anche un’antimafia politica, con serie commissioni antimafia e proposte di legge efficaci. Per annientare il fenomeno è inevitabile lavorare duramente contro il sistema di collusioni politico – mafiose. Il controllo deve sempre partire dal territorio, ecco quindi che ogni piccolo comune può fare la sua parte sia grazie all’associazionismo sia con l’intervento di amministrazioni comunali trasparenti e coraggiose. La giornata è stata anche l’occasione per illustrare il Rapporto Campania 2013 della Fai, il bilancio di un anno di denunce e di processi che mette in luce un cambiamento avvenuto già da qualche anno e che porterà ad un controllo sempre maggiore del territorio da parte delle istituzioni legali.

I dati sono confortanti e ci ricordano nuovamente che molto è stato fatto così come tanto altro c’è ancora da fare: “Dal 2005 ad oggi le associazioni antiracket si sono costituite parte civile 283 volte, hanno preso parte a 224 processi, tutelando 1172 parti offese. Rispetto ai dati che è possibile rilevare, ad esclusione dei procedimenti ancora in corso dei 2367 imputati 1113 sono stati già condannati in primo grado per un totale di 5846,2 anni di carcere. Nel solo 2013 la FAI è stata presente in 32 procedimenti penali costituendosi parte civile 38 volte e ha assistito 125 parti offese. A gennaio del 2014 la FAI ha rappresentato 47 parti offese in 9 parti civili. In un anno di attività l’ufficio legale della FAI è stata presente in 37 procedimenti penali, ha rappresentato 172 parti offese. Il picco più alto con 57 costituzioni di parte civile lo si registra nell’anno 2012 e 312 parti offese, come effetto del ‘caso’ Ercolano.

Analogamente nel 2006 ci sono state 39 costituzioni di parte civile, effetto immediato della rilevanza avuta dalla vicenda processuale di Silvana Fucito. Dopo le 6 associazioni antiracket costituite nella città di Napoli dal 2003 al 2006 (San Giovanni, Bagnoli, Napoli centro, Edili, Pianura, Mediterraneo), il movimento antiracket dal 2007 ad oggi si è allargato con altre 6 associazioni nella provincia di Napoli con la nascita di Pomigliano, Ercolano, Torre del Greco, Ponticelli, Portici che vede la presenza di due associazioni. In provincia di Caserta sono nate tre associazioni: a Santa Maria Capua Vetere, Parete-Trentola, Castel Volturno. Particolare impulso ha avuto l’attività processuale nei confronti del clan dei Casalesi, vista la presenza nel 2013 in 10 procedimenti penali, assistendo 19 parti offese”.
(Fonte foto: Rete internet)

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