Diceva la Olbrechts- Tyteca che il polemista d’attacco deve rispettare due regole: 1) coprirsi le spalle e non lasciare varchi al contrattacco; 2) disporre sempre dell’ultimo colpo.
Nel numero unico “Palio 2011“, pubblicato dal Circolo A.Diaz, trovò spazio una “ ricerca“ del sig. Russo Domenico, intitolata “Unità d’Italia e decadenza della classe nobiliare. Il caso del fallimento del marchese Onorato de (sic) Medici, dei principi di Ottajano“. Nell’ultima parte del mio articolo “Ottaviano è ormai un paese da romanzo”, pubblicato su “ilmediano.it” il 14/5/2011, commentai alcuni passi della “ ricerca“.
Un gentile signore sommese mi ha fatto dono, qualche giorno fa, di una copia del n. 72 della rivista “Summana“. Un mio amico la sfoglia e nella “Rassegna bibliografica“ , curata dal sig. Russo Domenico, trova una scheda sul mio articolo. Trascrivo titolo e incipit della scheda: “Ottaviano è ormai un paese di romanzo (www. Il mediano.it) – Così, era intitolata una critica al numero unico “Il Palio 2011“ del Circolo A.Diaz di Ottaviano apparsa sul Mediano.it del 15/5/2011… Ad onor del vero, l’oggetto della critica era la nostra ricerca “Unita d’Italia e decadenza della classe nobiliare..ecc…ecc.”. Ho trascritto il tutto con grande attenzione: la virgola dopo “così“ non l’ho aggiunta io.
Quel che scrive il signor Russo Domenico non è esatto. Della sua “ricerca“ si parla solo nell’ultima parte del mio articolo, e il titolo dell’articolo è “Ottaviano è ormai un paese da romanzo“. Ho tale rispetto della lingua italiana e della logica linguistica che quando le oltraggio – capita spesso – faccio una dura penitenza. Il curatore di una “Rassegna bibliografica“ dovrebbe essere più preciso, soprattutto nelle schede in cui difende i suoi scritti. La mia “critica“ gli appare come opera di un picconatore “accecato dalla furia demolitrice“ , di un “detrattore“ (il “nostro detrattore“). É così forte, in me, l’inclinazione all’umorismo che non riesco a infuriarmi. Non mi sono infuriato nemmeno quando gli arbitri hanno precipitato la Fiorentina in serie B: posso mai infuriarmi per gli scritti del sig. Russo Domenico? Ma che c’è da demolire, nelle sue “ricerche”? Che c’è da picconare? Si demolisce qualcosa che sta in piedi, si piccona una materia solida, compatta.
Trovo nella scheda questo luccicante periodo: “La vera vittima dell’Ottocento nel regno di Napoli fu la Chiesa che subì le due violentissime soppressioni, prima la murattiana e poi la piemontese.”. Mi viene di dire che, nonostante le due “violentissime soppressioni“, la Chiesa è sopravvissuta, e se la passa anche bene, ma mi trattiene dall’esprimere il mio sincero compiacimento il periodo che il sig. Russo Domenico cesella subito dopo: “Non comprendiamo se proprio quest’ultima affermazione, abbia suscitato l’ira del “picconatore” che ergendosi su una cattedra di giudice, non sappiamo da chi concessagli, liquida le nostre tesi, in parte discendenti da quelle di Pasquale Villani, come “superficiali riflessioni”.”.
Ha ragione, il signor Russo Domenico. Chi mi ha dato il permesso di esprimere la mia opinione? Ergermi su una cattedra, poi: sono proprio un presuntuoso. Il fatto è che vedo spuntare come funghi scrittori di storia e di arte, e mi faccio prendere la mano. Divento audace. Mi azzardo a scrivere, anche io. Poi ci si mette la dieta: sono diventato più agile. Qualche anno fa la pancia mi avrebbe impedito di ergermi non dico su una cattedra di giudice – suppongo che le cattedre dei giudici siano alte -, ma nemmeno su una casalinga bilancia pesapersone. Chiedo scusa per la sfrontatezza. Non accadrà più. La prossima volta mi farò autorizzare. Mi dicano, però, a chi mi devo rivolgere, per ottenere i permessi.
Certo, davanti al nome di Pasquale Villani mi toglierei il cappello, se portassi il cappello. Mi pare, tuttavia, che i suoi studi sull’argomento in questione, e le “tesi discendenti“ dai suoi studi, non siano stati ancora classificati come Vangelo. Insomma, se dicessi che c’è di meglio in giro, non sarei condannato al rogo.
Per poter commentare la mia “critica“ il sig. Russo Domenico ha riletto la sua “ricerca“. Il mio articolo è servito a qualcosa. Infatti, nel rileggere, il sig. Russo Domenico si è accorto di un errore: il fiume Sabato, in quella “ricerca“, è diventato il fiume Sebeto: dal bacino di Serino si è spostato nel Vesuviano. L’errore – scrive il sig. Russo Domenico – è “un refuso tipografico“. Chi pretende di scrivere di storia deve possedere qualche cognizione di filologia: di scienza filologica, di metodo filologico. Ha queste cognizioni, il signor Russo? Se le avesse, saprebbe che è difficile che uno stampatore incorra nell’errore di leggere “Sebeto“ invece che “Sabato“. Vedo che tra i collaboratori della rivista c’è un illustre filologo. Il sig. Russo Domenico potrebbe chiedere lumi a lui.
Il signor Russo Domenico scrive che “ho sorvolato …sull’importante refuso tipografico“. L’ avevo notato, il “refuso“: lo dimostra il fatto che nel mio articolo l’ho trascritto tra virgolette. Perché ho “sorvolato“? Conosce il sig. Russo Domenico i fondamenti dell’arte della polemica? Ha mai sentito parlare delle frecce di riserva? Rileggendo la sua “ricerca“ sull’infelice Onorato il signor Russo Domenico ha scoperto solo il “refuso“ del Sabato che diventa Sebeto? Non ce ne sono altri? Ne è sicuro? E ha riletto, il signor Russo Domenico, la sua “ricerca“ su Angelillo Arcuccio, pubblicata, anche questa, nel n.72 di “Summana“?
Ma torniamo a Onorato e alla “rassegna bibliografica“. Il signor Russo Domenico scrive: “Il critico “spietato e feroce” come si autodefinisce (sic) riesce però a cogliere…ecc.ecc.”. Dunque, io mi sarei autodefinito, nel mio articolo, “spietato e feroce“. Vediamo che dice il passo a cui il signor Russo Domenico si riferisce. “L’errore è figlio della distrazione. Ovviamente. Ma serve maggiore attenzione. Mi dicono che “gli storici locali“, quando azzannano chi sbaglia, anche se sbaglia per distrazione, siano spietati e feroci.” E nello stesso articolo scrivo: “ Anche se non sono uno “storico locale“, posso tuttavia affermare …ecc.ecc..”.
Dunque, il signor Russo Domenico mi attribuisce parole, concetti e atti che non sono miei: e me li attribuisce in una pubblicazione a stampa: e me li attribuisce con l’evidente proposito di suscitare contro di me l’ironia dei lettori. La scorrettezza la giudicheremmo grave, se dimenticassimo che l’autore della scheda è il sig. Russo Domenico. A un aspirante polemista che tratta le virgole, le concordanze sintattiche e le strutture del lessico così come le vediamo trattate nella ricerca su Onorato, nella scheda sul mio articolo e nella “ricerca, a lungo meditata“ su Angelillo Arcuccio va perdonato tutto.
(Quadro: Fernando Botero, Il notaio, 1999)

