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martedì, Gennaio 25, 2022

Volla. Il TAR dichiara decaduto il PUC

Grazie al ricorso di alcune cittadine di Volla, la Giustizia Amministrativa mette fine ad anni di attese, durante i quali ci sono stati ricorsi, consulenze e tanti soldi spesi.

Il Piano Urbanistico Comunale (PUC), ex Piano Regolatore Generale (PRG), per definizione è un insieme di norme, da rispettare, scritte in un regolamento e colorate su un foglio che determinano la "struttura" di un paese. In altri termini il Piano indica come deve essere un paese, cioè quante case costruire, quante strade, che tipi di infrastrutture, quali spazi pubblici, quali spazi agricoli e così via.

I princìpi di queste regole vengono decisi dai cittadini attraverso i loro rappresentanti istituzionali, cioè attraverso la Politica. Queste "regole" comunali si inseriscono, rispettandole, in altre regole dettate dalle sovra strutture dello stato (provincia, regione, ecc). A Volla sono ormai più di venti anni che queste regole non si riescono a scrivere. I cittadini, cioè la politica, non riesce a mettersi d’accordo. C’è chi vorrebbe favorire i piccoli proprietari terrieri o quelli che hanno costruito negli anni addietro, magari qualcuno anche abusivamente, permettendo loro di edificare case per i "propri familiari" e chi vorrebbe favorire i grandi gruppi imprenditoriali nella costruzione di parchi o palazzi. E quindi, in questi anni la partita si è giocata non tanto nell’idea di paese, ma, soprattutto sul numero di abitazioni (Unità Abitative) da fare.

Mille, duemila, tremila, a seconda degli standard e delle ideologie, pseudo liberista o pseudo socialdemocratica, utilizzate di volta in volta.
Sulla base di questi concetti, alcune signore di Volla, proprietarie di una determinata zona, hanno fatto ricorso alla delibera della Giunta Comunale di predisposizione del Piano Urbanistico (n. 150 del 01-08-2008), che poi, in seguito, il Comune di Volla aveva adottato con delibera di Consiglio Comunale (n.16 del 23.3.2010). Le signore si sono opposte al fatto che "… con tale atto si sarebbero consentiti interventi edilizi non conformi alla destinazione urbanistica prevista per quella determinata zona (definita A, di recupero) e, quindi, in violazione degli art. 20 e 26 del regolamento edilizio comunale, che prevede, per quel tipo di zona, solo opere meramente conservative …".

Il PUC impugnato avrebbe "…leso il diritto di proprietà delle istanti consentendo la realizzazione di manufatti che avrebbero oscurato le vedute delle abitazioni delle interessate e avrebbe consentito la realizzazione di nuove costruzioni in una zona di conservazione in contrasto con i piani sovra ordinati. Inoltre, l’art. 99 delle NTA, allegato al piano, avrebbe consentito a coloro che hanno realizzato edifici abusivi nella zona di conservazione di mantenerli, chiedendo un accertamento di conformità …".

Quindi, per una serie di motivi, tra cui violazioni, illogicità, contraddittorietà manifesta, mancata acquisizione di pareri, difetti di motivazione, sviamento di potere, illegittimità, ecc … il 13 settembre dell’anno del Signore 2012, il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) della Campania (sezione seconda), in nome del popolo italiano, ha pronunciato la fatidica Sentenza (N. 03871/2012 reg. prov. coll. N. 06942/2009 reg. ric.) sul ricorso (n. reg. gen. 6942 del 2009) contro il Comune di Volla e la Provincia di Napoli ed ha annullato una serie di delibere.

Alla fine del procedimento, la sentenza del TAR "annulla l’atto del 4.8.2011 con cui la Provincia di Napoli aveva riaperto la conferenza di servizi riguardante l’approvazione del PUC", che era stata conclusa il 27.6.2011 con verbale n. 6, e "accerta la decadenza del PUC adottato con delibera 31.5.2010, n. 34 dal Comune di Volla", ordinando la eseguibilità della sentenza da parte dell’autorità amministrativa.

Ed ora, cari concittadini Vollesi, si riparte. Bisogna ricominciare tutto daccapo. Più di venti anni di battaglie, di lotte, di scontri, di chiarimenti, di Consigli Comunali, di riunioni di Giunta, di delibere, di conferenze di servizi, di manifesti, di volantini, di promesse, di campagne elettorali, di numeri dati e poi smentiti, di consulenze, di avvocati, di geometri, di ingegneri, di tecnici, di carte bollate, di soldi, di soldi, di soldi. Chissà quanto è costato alla collettività questo fallimento del "PUC". Quanto è costata la consulenza dell’ingegnere che ha redatto il piano, in tutti questi anni? (Fonti non ufficiali parlano di circa cinquecentomila euro). E quella degli avvocati che hanno seguito il suo iter fallimentare? Fior di quattrini spesi in nome dell’incapacità gestionale della politica? Fior di quattrini spesi in nome dello sviluppo? Dell’economia? Dei diritti dei piccoli proprietari terrieri? Dei diritti della grande imprenditoria? Mah!

Come al solito a pagare è la comunità, soprattutto la parte più povera che deve accettare gli aggettivi, con relative sigle e colori, attribuiti, di volta in volta, alla terra. Per effetto di tali "artifici" un pezzo di terra viene definito agricolo, industriale, edificabile, per attrezzature, per infrastrutture, ecc, mentre invece, la "terra", dovrebbe essere "terra" e basta e, insieme all’acqua, dovrebbe essere patrimonio di tutta l’umanità.
Invece, queste definizioni, che hanno un corrispettivo colorato sui fogli dei Piani Urbanistici, determinano il "Valore Economico" di un pezzo di terra e quindi il "Potere Economico" del suo proprietario. La terra viene etichettata, ghettizzata e definita, in nome dell’economia, in nome del danaro.

Ma chi l’ha detto che un pezzo di terra deve essere definito “agricolo”, “industriale”, “edificabile”, zona A, zona B, zona C, e poi colorato su un foglio di carta e, a seconda dell’aggettivo, e quindi del colore, e del quadro politico cambiare di volta in volta? La "Politica" trasforma la terra a sua immagine e somiglianza regalandole l’aggettivo più adatto alle sue esigenze, e permettendo che questo sistema sia alla base di grandi fortune economiche. E, quindi, accade che un pezzo di terra alle pendici di un monte o sulle sponde di un fiume, o di un contadino, definito "agricolo" perché da generazioni, da secoli, si coltivano i "friarielli", o le "patate", o i "pomodori", venga prima "acquistato" da uno o più sedicenti imprenditori, e poi trasformato in "edificabile", dal tecnico nominato dalla coalizione di turno a redigere il PUC. Questa è la "politica", che ci volete fare.

Comunque, a Volla, non finisce qui. Intanto, nelle pieghe di questa sentenza e nell’attesa della prossima mossa della nuova amministrazione Guadagno, che pare non abbia intenzione di opporsi al verdetto del TAR, si inserisce "a fagiuolo" la ormai famosa legge "Sviluppo Italia" dell’ex Presidente Berlusconi che consente la trasformazione dei vecchi siti industriali dismessi in moderni e, pare, "molto richiesti" nuovi appartamenti. Quindi, in attesa del nuovo PUC, con il beneficio degli uffici tecnici comunali, gli imprenditori coinvolti potranno tagliare i nastri dei loro progetti.

Invece, sul fronte politico da alcuni consiglieri è stata richiesta una riunione dei capigruppo per convocare, nel più breve tempo possibile, un Consiglio Comunale sullo scottante argomento.
(Fonte foto: Rete Internet)

Egidio Pernahttp://www.pernaegidio.it
Egidio Perna nato a Napoli il 23 febbraio 1959, residente a Volla in Via M. Sandomenico,9. Professione Medico-Chirurgo-Senologo. Dipendente A.S.L. Napoli 1 Centro Pittore, Poeta, Scrittore, Giornalista.
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