Dopo l’incredulità e il dolore, è il momento di ricordare. Il prof ha indicato la strada da seguire, lasciando al nostro giornale una eredità dal valore inestimabile. Città al Setaccio è la nostra eredità e attraverso di essa onoreremo la sua memoria.
Incredulità, dolore ed una struggente sensazione di impotenza. E’ stata questa la nostra reazione alla notizia della morte del professor Amato Lamberti che, per oltre tre anni, ha collaborato con la nostra testata curando la rubrica “Città al Setaccio” , attraverso la quale, con un linguaggio chiaro ed immediato, è riuscito a portare migliaia di lettori nelle viscere dei veri problemi derivanti dalla camorra. Senza preamboli, senza alcuna retorica e né demagogia, in ogni suo articolo Lamberti ha riportato fatti e misfatti, ampiamente documentati, facendo nomi e cognomi dei responsabili e alzando la voce contro il malaffare, che sui nostri territori ha trovato e continua a trovare l’appoggio della politica. Un vero giornalista, un grande esempio per tutti noi de ilmediano, che abbiamo avuto il privilegio di incontrarlo spesso, di porgli domande e di ottenere, sempre, risposte esaustive e disarmanti.
Con l’entusiasmo di un eterno ragazzino, il carisma di un vero politico e la competenza di un rigoroso studioso, il fondatore dell’Osservatorio sulla camorra non si è mai stancato di incoraggiarci a fare bene e meglio il nostro lavoro, “Dovete osare di più- ci diceva- scendete in strada, tra la gente, entrate negli uffici pubblici e chiedete gli atti. Documentatevi, accendete i riflettori sulle ombre delle nostre città e denunciate”. Un maestro e non solo. Un’attivista impegnato a tutto campo con uno spiccato senso del dovere, sempre disponibile tanto con i giornalisti quanto con i suoi alunni della facoltà di sociologia, a molti dei quali ha offerto opportunità formative non di poco conto.
Un galantuomo in ogni occasione, una uomo attento e sempre rispettoso dei ruoli e delle funzioni altrui. L’Amato Lamberti che abbiamo avuto l’onore di conoscere, pur vantando una lunga esperienza in campo giornalistico, si confrontava sempre con il nostro direttore, Luigi Pone, di cui ha sempre rispettato e apprezzato le scelte, sostenendolo e appoggiandolo in ogni sua iniziativa. L’Amato Lamberti con il quale abbiamo avuto il piacere di condividere momenti indimenticabili amava il paese di Asso di Bastone, Somma Vesuviana, il paese che ha conosciuto grazie al suo carissimo amico Ciro Raia, dirigente scolastico e scrittore. E così gli incontri di redazione per il prof erano diventati appuntamenti imperdibili: era anche l’occasione di fare quattro chiacchiere con il suo amico scrittore, che sicuramente lo avrebbe accompagnato a casa dell’amico Giovanni Coffarelli, dove avrebbe mangiato lo stocco più buono del mondo.
Il Lamberti che noi abbiamo conosciuto decantava e apprezzava le nostre albicocche, il buon vino sommese e, soprattutto, le feste, una tra tutte quelle delle lucerne. Ed è in nome di questa passione verso la nostra città e le nostre tradizioni, infatti, che non si è tirato indietro nel momento in cui abbiamo voluto dedicare una sezione speciale alla festa delle lucerne “Ci sto, fatemi sapere solo l’ora e il giorno”: questa la risposta del prof al nostro invito. Ora che inaspettatamente è arrivata invece la sua ora, l’incredulità ha lasciato spazio al dolore e il vuoto sembra quasi inghiottirci. Mentre ci perdiamo nei ricordi, ci rendiamo conto di aver perso non soltanto una firma prestigiosa, ma una persona di famiglia, pronto a sostenerci e a mettersi al nostro fianco, e come sempre succede quando muore una persona cara, è come se si perdesse tutta l’identità di una famiglia: per un attimo si frantuma l’idea di chi siamo e nulla sembra più avere senso.
Ma è solo un attimo. I numerosi messaggi, davvero tanti, e i commenti che sono arrivati e stanno tutt’ora arrivando sulla nostra pagina facebook, sul profilo del prof e su il mediano rappresentano la testimonianza del grande lavoro fatto dal prof, un lavoro che non può e non deve morire. Amato Lamberti ha creduto sin dal primo momento nel nostro progetto, ci ha indicato la strada da seguire, lasciandoci una eredità dal valore inestimabile. Città al Setaccio è la nostra eredità e attraverso di essa onoreremo la sua memoria. Per sempre.
Grazie, grande prof. Ti vogliamo bene.

