Dalle Alpi alla punta estrema della Sicilia non c’è stata comunità che giovedì 28 giugno non abbia vissuto in piazza quel “dramma” epico-storico che è la partita di calcio della nazionale contro la Germania.
Dalle Alpi alla punta estrema della Sicilia non c’è stata comunità che giovedì 28 giugno non abbia vissuto in piazza quel “dramma” epico–storico che è la partita di calcio Italia–Germania. E’ un “dramma“ che trasforma in attori anche gli spettatori: e per sua natura va rappresentato all’aperto, in piazza. Piazza, maxischermo, popolo e clamori di guerra. In molte piazze sono scesi anche i sindaci, a tifare, e mi pare giusto: quando la comunità va in battaglia, il sindaco sta in prima linea. Tutti i paesi hanno acceso luci, lampioni e fanali: uno schiaffo alla crisi. Ottaviano fa storia a sé. Sono passato per Corso Umberto e per piazza Municipio pochi minuti prima della partita. Era il vuoto di tutte le altre sere. Lo stesso buio. Lo stesso desolante silenzio: ne intaccava lo squallore, ma solo un poco, l’onda di voci che veniva dalle finestre: gli incitamenti, gli scoppi di entusiasmo, le urla smorzate dalla preoccupazione. Gli Ottavianesi si agitavano davanti ai televisori di casa e in un salone parrocchiale: avrebbero voluto gioire e soffrire in piazza.
Su “Panorama mese“ del settembre 1982 Luca Rossi dedicò a Ottaviano un lungo servizio, il cui titolo era “Rapporto da un villaggio della camorra“. Il servizio si apriva con una fotografia a due pagine di piazza San Francesco (piazza Municipio): un’immagine notturna, cupa, un livido vuoto in cui anche le luci avevano un che di sinistro. Quale fosse il “messaggio“ di questa fotografia, lo si capisce chiaramente dal “particolare“ che pubblichiamo a corredo dell’articolo, e dalla notizia di apertura, che divenne un “mito“ nel giornalismo di cronaca nera di quegli anni: (Luca Rossi) i camorristi li ha incontrati subito, appena sceso alla stazione di Ottaviano.
La fotografia di piazza San Francesco scattata nel 1982, quando Ottaviano era “un villaggio di camorra“, e la fotografia della stessa piazza “scattata“ in una sera qualsiasi di questi ultimi anni in cui la legalità è tornata – l’hanno garantito, ancora una volta, alcuni consiglieri comunali nelle ultime sedute del consiglio – sono una fotografia sola. Sono passati trenta anni, ma c’è, in entrambe, lo stesso vuoto. E’ il caso che si diverte a confondere le cose. O qualche conto non torna.
P.S. Le ragioni della scaramanzia pretendono che anche la sera di domenica 1 luglio, la sera di Italia–Spagna, piazza San Francesco resti sommersa, come in un acquario, nel silenzio della tenebra triste, in cui non c’è più spazio nemmeno per i ricordi. All’ultimo minuto si possono salvare solo le anime –basta un mea culpa– e le partite. Non esiste una “zona Cesarini“ per ribaltare certe decisioni già prese da chi amministra una città, perché dobbiamo presumere che quelle decisioni siano state dettate da ragioni logiche e necessarie, e perciò definitive: e non da un capriccio, da una ‘nziria.
(Foto: Copertina di “Panorama mese“ del settembre 1982)





