I miracoli di una processione. Rende suggestivo e mistico anche il buio in cui la città è immersa.
La processione della Madonna del Carmine è per noi Ottavianesi un viaggio nella memoria e nella interiorità. Non è una questione di fede, ma di sentimento dell’appartenenza. É una questione di coraggio. Nell’ora indicibile in cui l’ultima luce del giorno si congiunge con la prima tenebra, avviene ogni anno il prodigio del tempo che rifluisce al passato. Nel silenzio delle strade antiche, lungo i muri coperti dai segni dei secoli e dell’abbandono, rivedo mio padre che mi conduce per mano e mi dice di stare attento, il cero non si deve spegnere, è un brutto segno se si spegne, rivedo i miei amici, misuro su di loro e su di me il peso degli anni, mi arrendo alla malinconia struggente dei ricordi che si avventano su di me.
La processione è, ancora oggi, un doloroso confronto con il tempo che si muove implacabile e con la Fine: la fine dell’ora, delle cose, dei sogni. Ad ogni passo, cresce in ciascuno di noi il sentimento che tutto finisce, che siamo ombre proiettate da una luce remota su uno schermo sfuggente. La processione della Madonna Nera è un rito penitenziale: e nessuno che sia onesto mentalmente può meravigliarsi se lo scapolare della Signora del Carmelo sta anche sul cuore dei camorristi, dei briganti, delle donne che un tempo seguivano la processione “scapigliate“, a piedi nudi, e pubblicamente confessavano i loro peccati, e chiedevano perdono.
É un tema dell’attualità, questo del rapporto che la storia ha tessuto tra i criminali e certi culti. E come spesso accade, l’attualità è spesso banale scopritrice dell’acqua calda ed è quasi sempre ipocrita. Ho notato che anche qualche teologo tratta la religiosità popolare come se fosse gomma da masticare: l’allunga, l’ammassa, l’avvolge, insomma ne fa quello che vuole.
Lunedì 16 luglio gli Ottavianesi hanno accompagnato in corteo, per le strade della città, la Madonna del Carmine, che tre anni fa divenne, anche ufficialmente, Compatrona di Ottaviano: di fatto lo è dal 1660. Grande e intensa è stata la partecipazione dei cittadini, sebbene la processione si sia celebrata, per la prima volta, in un giorno feriale: a questo punto, credo che si possa mantenere la data del 16 luglio, quale che sia il giorno in cui capita, o ritornare alla tradizione, celebrando il rito la domenica successiva al 16 luglio. Un dato è certo: la processione non può svolgersi prima del 16 luglio. E cosa che porta male, come fare a qualcuno gli auguri di buon compleanno il giorno prima che compia gli anni. Quest’anno mi è stato concesso l’onore di parlare, nel cortile del convento, della storia del culto.
Alcuni dei presenti si sono commossi – la commozione della rimembranza – quando ho ricordato un episodio che don Pietro Capolongo, parroco di San Giovanni per quasi mezzo secolo, racconta nel suo diario. É il 18 luglio 1943, ed è la domenica della processione. La notte tra il 16 e il 17 aerei inglesi e americani hanno bombardato il territorio: la violenza dell’incursione “ha superato tutte le precedenti, abbiamo sentito la morte sorvolare le nostre teste.“. “Nel pomeriggio sono stato in grande ansia se fare o no la processione. Alle 18.30 salii al Carmine. Un gruppo di devoti insistette per avere la processione, aspettata da tutto il popolo. Mi affidai alla protezione della Madonna e alle 19.30 mi misi in moto percorrendo le strade di Ottaviano. Nella Chiesa del Carmine si diede la benedizione solenne. Nessun incidente. Deo gratias et Mariae.“. “Avere la processione”: una storia riassunta in un verbo: la processione come dono e come grazia.
I grumi di cera sciolta sono stati da sempre un problema: nei giorni successivi alla processione l’insidia dei basoli scivolosi provoca capitomboli e danni alle ossa e ai muscoli. Molti anni fa, – la testa del corteo era arrivata già a piazza San Lorenzo -, il comandante dei VV.UU. – credo che fosse torrese – ci invitò a spegnere le candele. Gli feci notare che ci invitava a fare una cosa terribile, poiché a candele spente si accompagnano, alla sepoltura in terra sconsacrata, gli eretici e gli scomunicati: insomma i nemici della Chiesa. Ma il problema va risolto: i capitomboli innescano richieste di risarcimento, e le casse comunali sono vuote. L’anno venturo verranno messi in vendita ceri attrezzati per la necessità: ma abolire i ceri o pretendere che i fedeli impugnino- arrasso sia – ceri spenti sono idee che ucciderebbero la processione.
Oddio, se accadesse, non mi stupirei, nemmeno un grammo: ma è veramente rischioso far guerra a San Michele e alla Madonna del Carmine contemporaneamente. Dalle file dei fedeli in processione si sono levate proteste, anche pittoresche, contro il buio in cui erano immersi – sono immersi ogni sera – lunghi tratti di strada. Siamo un popolo di incontentabili. Ne era convinto perfino Giuseppe I Medici, che pure fu l’ultimo padrone assoluto della città. Quel buio l’ho trovato suggestivo e caratteristico: costruiva l’atmosfera idonea per una processione penitenziale: con il contributo degli scavi di via C. Augusto, e delle trincee di plastica. Immagino come sarà splendidamente penitenziale la processione, quando i lavori si concluderanno e si apriranno i budelli e la Madonna attraverserà la sua Ottaviano sulle spalle non di uomini comuni dalla grande fede, ma di abili contorsionisti.
Smisurata è la devozione per la Madonna Nera, intensa è la dedizione con cui le Salesiane – a loro sono affidati il Convento e la Chiesa -, e i parroci di San Giovanni ne hanno tutelato e ne tutelano i valori, spavaldi diventano gli Ottavianesi quando si convincono che una minaccia incombe sugli archetipi della loro identità. Quando ho parlato del culto, stavo accanto alla statua della Madonna, che signoreggiava il cortile del convento. Ho esortato i presenti a osservare l’abito che Ella indossa e che è, sul davanti, un meraviglioso ricamo in oro di motivi floreali e di arabeschi: un intreccio di linee curve, chiuso nella geometria chiara e netta di un rettangolo. “ Questo ricamo è il disegno del carattere degli Ottavianesi“ ho detto: e così ho concluso il mio discorso.
(Foto: La Madonna del Carmine incoronata come Compatrona di Ottaviano, 11 luglio 2009)




