Disoccupazione oltre il 28%. Papa Francesco: “Abbattere le barriere dell’individualismo e della schiavitù del profitto a tutti i costi non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche in quelle economico-finanziarie globali”.
Un Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale, dove i consumi non crescono da cinque anni, con una disoccupazione reale oltre il 28% e dove una famiglia su sette guadagna meno di mille euro al mese.
Lavora ufficialmente meno di una giovane donna su quattro e si è a rischio segregazione occupazionale con 329 mila under 34 che hanno perso il lavoro negli ultimi anni. Questo dicono gli ultimi dati statistici. C’è anche il rischio reale della scomparsa di interi comparti dell’industria italiana nel Sud. Negli ultimi anni l’industria al Sud ha perso 147mila unità , il triplo del Centro-Nord . Lo scenario è quindi quello di una profonda e continua de-industrializzazione. C’è una vera emergenza per il lavoro di giovani e donne. A livello regionale il tasso più alto si registra in Abruzzo (56,8%), il più basso in Campania, dove continua a lavorare meno del 40% della popolazione in età da lavoro.
Anche gli Osservatori e i centri di ascolto delle realtà ecclesiali rilevano costantemente il “polso” delle situazioni di povertà dei nostri territori, conseguenza della ormai ancora imperante crisi economica. Impressiona il dato sull’età: il 27,7% di chi si rivolge ai Centri d’ascolto ha meno di 35 anni. Rispetto agli anni precedenti, l’ultima rilevazione registra una diminuzione, tra gli utenti, delle persone senza fissa dimora, di contro a un aumento delle casalinghe. Aumentano sensibilmente anche gli italiani. La foto di gruppo che ne risulta denuncia l’allarmante impoverimento di numerose famiglie italiane: padre disoccupato, madre casalinga, in giovane età e con figli piccoli; alloggio a disposizione, di proprietà o forse concessa in uso da parte di familiari; gravi difficoltà economiche che si ripercuotono sulla vita di tutti i giorni.
Più che un sussidio, chiedono beni materiali: generi alimentari, vestiario, strumenti per la casa e per l’igiene personale. Tra gli italiani, quasi un quarto sono separati o divorziati . Negli ultimi anni è inoltre aumentato, in termini assoluti, il numero di persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto. La crisi economica e le politiche di contenimento della spesa non stanno solamente rafforzando i circuiti tradizionali di marginalità sociale, ma stanno anche portando all’emersione di nuove forme di povertà e vulnerabilità economica. Ci auguriamo che il 2014 sarà un anno importante per le prospettive delle politiche di contrasto alla povertà nel nostro Paese. Anche il papa è intervenuto sull’argomento delle povertà nel mondo, allargando per di più i nostri orizzonti.
“È uno scandalo che ci sia ancora fame e malnutrizione nel mondo!". Papa Francesco lo ha gridato e continua a gridarlo, dando voce a chi non ha voce. Ultimamente, ha lamentato Papa Francesco, "sembra crescere la tendenza all’individualismo e alla chiusura in se stessi, che porta a un certo atteggiamento di indifferenza a livello personale, di istituzioni e di Stati, verso chi muore per fame o soffre per denutrizione, quasi fosse un fatto ineluttabile. Ma fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema. Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società".
"Cosa possiamo fare? Un passo importante – ha suggerito Francesco – è abbattere con decisione le barriere dell’individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi; e questo – ha aggiunto – non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali". Stamattina il Pontefice ha donato ad Abu Mazen una penna che riproduce la colonna del baldacchino berniniano dell’altare della Confessione in San Pietro, pronunciando le parole: «Sicuramente lei deve firmare molte cose». E lui ha risposto: «Spero di firmare con questa penna l’accordo di pace con Israele».
A questo punto il Papa ha voluto aggiungere: «Presto, presto». Anche io penso che i nostri governanti debbano agire presto per la nostra Italia e per la nostra regione. La gente non ce la fa più. Bisogna evitare assolutamente un disastro sociale, ormai alle porte. Se non si corre subito e, “presto”, ai ripari.
(Fonte foto: Rete Internet)

