Il minore ammesso alla prova è chiamato ad una vera e propria prova di maturità ed è costantemente monitorato dai servizi sociali competenti. Ma ci sono anche risvolti negativi.
Come è ben noto a tutti gli operatori del diritto, ed in particolare a quelli che operano nelle aule di giustizia penali, il procedimento penale minorile presenta peculiarità ed aspetti di sicuro favore per gli imputati minorenni, essendo dotato di numerose vie che consentono, al difensore ed all’imputato stesso, di definire la propria posizione con modalità alternative al processo penale ordinario. In particolare, attraverso l’istituto della messa alla prova, al minore viene concessa un’importante possibilità, capace spesso di rappresentare una svolta per il suo futuro: il procedimento penale, in sostanza, viene sospeso per un periodo di tempo stabilito dal Giudice, prevedendo che nelle more della sospensione il minore possa dare prova di aver compreso i propri sbagli, nonché di potersi reinserire pienamente recuperato nella società civile.
Il minore che viene ammesso alla prova è chiamato ad una vera e propria prova di maturità: costantemente monitorato dai servizi sociali competenti, deve svolgere un’attività lavorativa, di studio o di volontariato in maniera continuativa e responsabile, al pari di un adulto. Spesso tale percorso rappresenta il prosieguo dell’attività già svolta in comunità, magari proprio sotto la supervisione dei responsabili delle strutture e con il loro ausilio. Tuttavia, la messa in prova presenta dei risvolti negativi, che è opportuno considerare nel caso in cui il minore sia particolarmente incline alla ribellione, e poco propenso al rispetto delle regole del vivere sociale e del lavoro stesso.
Difatti, nel caso in cui il programma approvato dal giudice non venga rispettato, i servizi sociali relazioneranno al Tribunale, invitandolo nei casi più gravi a revocare il beneficio concesso al giovane, facendo sì che il procedimento penale riprenda il suo corso. Qualche giorno fa, veniva celebrato il procedimento a carico di S., brillante giovane ammesso al programma di messa alla prova tempo fa, e con successo: nel corso del tempo, però, il giovane appena quattordicenne non si era rivelato in grado di poter portare a termine le prescrizioni impostegli, forse proprio a causa della sua immaturità.
Le conseguenze di tale inadempienza sono piuttosto importanti, e spesso il minore non riesce a coglierne il significato dirompente: oltre alla perdita della possibilità di poter coltivare l’attività lavorativa inclusa nel programma, suscettibile di poter garantire anche successivamente un futuro al giovane, essa comporta la revoca della messa alla prova e la celebrazione del successivo procedimento penale, nelle forme ordinarie. Quest’ultimo, peraltro, si è concluso in maniera particolarmente gravosa per il giovane stesso, al quale è stata comminata una sanzione penale piuttosto elevata, senza il riconoscimento di alcun beneficio ed in particolar modo delle circostanze attenuanti generiche, capaci di ridurre significativamente la pena complessiva.
Si tratta, pertanto, di un istituto dalla portata dirompente, da riservarsi esclusivamente ai soggetti minorenni piuttosto motivati nel loro percorso, dotati di consapevolezza e particolare sensibilità rispetto alla possibilità, all’esito del periodo di prova, di cominciare una vita normale e priva di pendenze penali.
(Fonte foto: Rete Internet)






