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La Shoah dei disabili

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Nell’anniversario dell’eccidio di milioni di cittadini ebrei, il giorno della memoria che per molti ha solo un drammatico epilogo sionista, vede invece, tra le sue vittime, migliaia di persone disabili. Uomini e donne che nessuno ricorda più.

Commemorato per la sua crudeltà, e per gli scellerati principi che lo muovevano, lo sterminio della popolazione ebrea da parte dell’esercito nazifascista è un fatto storico che segnerà in eterno l’esistenza dell’essere umano. Eppure, in quel lungo e atroce periodo, altre persone, pur non di origine ebrea, furono sterminate nel nome della purezza della razza. I disabili.
Dimenticato da molti, l’eccidio delle persone con disabilità, iniziato a metà degli anni trenta, fu la prima operazione di pulizia di esseri umani attuata dal regime nazista, poi sfociata nella purtroppo triste e ben più nota Shoah.

Catalogato con la sigla Aktion 4, si identificava un piano scientifico che portò all’eliminazione di oltre 70,000 disabili, anche se la barbarie nazista non si limitò soltanto a questo. Già dagli ospedali, infatti, non appena veniva alla luce un neonato che manifestava problemi di handicap, questo veniva cinicamente soppresso. Quelli adulti, invece, venivano prima sterilizzati e poi gasati. Inoltre, vi era la crudele pratica delle cavie umane. Disabili affetti da particolari patologie erano sottoposti a terribili esperimenti al fine di distinguere in categorie i degni e gli indegni di vivere.

In cima a tutta questa follia, vi era, secondo il regime nazista, il concetto di eugenetica, una teoria molto cara ad Hitler che definiva come: “dottrina politica basata su dati scientifici che possono migliorare la qualità razziale”. Un selezione genetica, quindi, che prevedeva l’eliminazione fisica dei cosiddetti “diversi” che per il regime erano considerate vite senza alcun valore.

Ciò che però fa più tristezza, è dover star qui a ricordare chi oggi risulta ancora dimenticato. A distanza di oltre 70 anni, i disabili vivono la propria esistenza come ospiti indesiderati in una festa aperta a pochi eletti.

Le loro vite, già ampiamente segnate dal destino, vengono offese e umiliate dall’indifferenza delle istituzioni che, ipocrite, non si sono mai impegnate per una reale integrazione. I nazisti sterminavano i disabili con lo scopo di non tarlare la purezza della razza sana. Quella ariana. Nei tempi moderni, invece, dove probabilmente si è sviluppata una maggior sensibilità che sovrasta gli orrori, i disabili non vengono più soppressi, bensì accantonati. Chiusi in un angolo attenti a non farli mischiare con gli altri. Il non rispetto delle leggi sull’inserimento lavorativo, il mancato sostegno finanziario da parte dei comuni per l’assistenza domiciliare, l’impossibilità di potersi muovere in autonomia a causa delle barriere architettoniche, non uccidono fisicamente il disabile come facevano le camere a gas, ma lo sopprime lentamente nel suo essere vivo sottraendogli ogni minima possibilità di interagire con il mondo esterno.

Privare l’individuo di una propria dignità, che si concretizza nell’essere parte sociale e produttiva della propria comunità, è un segnale di profonda involuzione del genere umano, che non considera o rispetta il suo prossimo ma lo biasima e non sa fare altro che osservarlo inerme con occhi colmi di colpevole pietismo. È soprattutto il segnale di un uomo che ha imparato poco o niente dagli errori del passato.

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