Il nuovo film di George Clooney è un thriller che ha l”ambizione di sondare il ruolo della comunicazione e il suo rapporto con la politica, tra idealismo e lotta per la sopravvivenza.
Stephen è un giovane addetto alle comunicazioni nella campagna elettorale per scegliere il candidato democratico alle presidenziali americane. Sotto la supervisione di Paul Zara, Stephen è un fuoriclasse naturale, in grado di manipolare la stampa e le notizie, dunque le persone.
Ma la sua adesione alla causa di Mike Morris è sincera: nel candidato presidente dei democratici vede una personalità in grado di riportare in alto il Paese con una fedeltà assoluta e sentita agli ideali più liberal. In questo gioco tra cinismo dei mezzi (la manipolazione attraverso la comunicazione) e idealismo delle convinzioni, Stephen si troverà immischiato in manovre poco chiare che coinvolgeranno le due macchine elettorali, fino a toccare anche il candidato presidente e i suoi segreti. La fedeltà alla causa si scontrerà con la voglia di emergere in un settore dove è necessario sapere giocare anche sporco.
George Clooney si mostra sempre più a suo agio dietro la macchina da presa. Adattando un testo teatrale, conduce in modo saldo una storia che può essere letta a diversi livelli. Al centro della scena troviamo il rapporto tra potere e comunicazione, con diversi soggetti a tenere le redini del gioco: i guru delle campagne elettorali, la stampa, i politici. Senza moralismi, Clooney parte da uno scenario che viene dipinto come inevitabile. I colpi bassi delle campagne elettorali – in America crudeli meccanismi dove ogni aspetto della vita dei candidati viene trasformato in spettacolo, più o meno veritiero – non sconvolgono, sono uno strumento per arrivare alla vittoria.
Nessuno viene rappresentato come un’ingenua Alice nel Paese delle Meraviglie. Tutti accettano le regole non scritte della competizione e dimostrano di saperle usare nel modo più spregiudicato. L’elemento che differenzia Stephen dagli altri è l’adesione iniziale alla causa, la volontà di portare alla vittoria – con tutti i mezzi possibili – il candidato ritenuto migliore. Le lusinghe di un avversario scalfiranno questa convinzione, segnando l’inizio del declino; un declino professionale ma anche morale, che porterà Stephen ad innalzare ulteriormente l’asticella del cinismo per restare a galla.
Il film funzione perfettamente nella sua dimensione di thriller politico. La costruzione dei colpi di scena non è mai forzata, bensì sorretta da una sceneggiatura solida e da personaggi che si muovono naturalmente nell’ambiguità. Un gruppo di attori straordinario (su tutti Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti e Marisa Tomei) contribuisce all’ottimo risultato e, soprattutto nella seconda parte, lo spettatore viene trascinato dal precipitare degli eventi in un clima sempre più cupo e pessimista. Dove il film cede qualche punto è proprio nell’evoluzione del protagonista.
Interpretato da un attore misteriosamente sulla cresta dell’onda hollywoodiana (l’inespressivo Ryan Gosling), la figura di Stephen non riesce a dare al film un personaggio centrale forte, in grado di penetrare nei meccanismi che portano un giovane esordiente nel campo delle comunicazioni a trasformarsi in giocatore cinico capace di minacciare quello stesso candidato prima idolatrato. Non aiuta, in questo senso, una figura di candidato presidente (interpretata dallo stesso Clooney) abbastanza piatta, raffigurata solo da qualche stereotipo liberal (le energie pulite, il rispetto delle scelte sessuali, ecc) e “minacciata” da uno stereotipo altrettanto evidente (che ovviamente non diremo). Sull’asse Stephen-Mike Morris il film si giocava la possibilità di rendere più complesso il suo messaggio, puntando sulla difficoltà a far coesistere convinzioni ideologiche e scelte professionali. Ma quest’aspetto viene solo abbozzato.
Le Idi di marzo rimane comunque un ottimo esempio di thriller politico intelligente e ben strutturato in tutte le sue parti. La debolezza nell’evoluzione del protagonista non intacca un film che, nel complesso, riesce ad intrattenere e ad offrire uno sguardo sull’abbraccio complesso tra politica e comunicazione, lasciandoci con la sgradevole sensazione che lo spazio per gli ideali, in politica, sia sempre più ridotto.
(Fonte foto: Rete Internet)
Regia di George Clooney, con Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, George Clooney, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood
Durata: 105 minuti
Uscita nelle sale: 16 dicembre 2011
Voto: 6,5

