SOMMA VESUVIANA – Un invito a riscoprire il significato autentico della Festa delle Lucerne, senza lasciare che la tradizione venga svuotata del suo valore più profondo. È questo il messaggio più forte emerso dall’omelia pronunciata da Don Nicola nella Collegiata di Santa Maria Maggiore in occasione della Solennità della Madonna della Neve. Davanti a una chiesa gremita di fedeli, il celebrante ha rivolto una riflessione che ha superato il piano strettamente religioso, soffermandosi sul futuro di una delle manifestazioni più identitarie del borgo Casamale.
Il passaggio più incisivo è stato dedicato proprio all’evoluzione della festa. Ricordando che le fonti storiche attestano come le lucerne fossero originariamente accese in onore della Madonna della Neve, il parroco ha osservato come oggi la figura della Vergine rischi di passare quasi in secondo piano. «La fede e la spiritualità trasmesse dai nostri padri – ha affermato – sono state progressivamente scalzate dalla logica commerciale». Da qui una provocazione destinata a far discutere: più che “Magiche Lucerne”, la manifestazione rischia di trasformarsi in una festa delle “magiche taverne”, dove il mangiare e il bere finiscono per diventare il centro dell’attenzione, facendo perdere alla ricorrenza la sua anima originaria.
Non una condanna della festa, ma un richiamo a custodirne l’identità. Il celebrante ha infatti riconosciuto che la straordinaria partecipazione di persone alla celebrazione rappresenta il segno che il cuore della festa continua a battere. «L’anima della festa è qui», ha sottolineato, indicando l’assemblea riunita per la celebrazione, come testimonianza di una comunità che vuole continuare a tramandare l’autentica devozione alla Madonna della Neve e il patrimonio spirituale e culturale del Casamale.
L’omelia si è poi allargata al tema della comunità. Prendendo spunto dalle caratteristiche installazioni delle Lucerne, il sacerdote ha invitato i presenti a interrogarsi sulla “forma” che Somma Vesuviana intende dare al proprio futuro: una città inclusiva, capace di mettere al centro il bene comune, oppure una realtà divisa da interessi particolari e logiche di appartenenza. Il richiamo finale è stato quello a superare ogni privilegio e ogni contrapposizione tra quartieri, affinché il borgo Casamale continui a essere un patrimonio condiviso dell’intera città e non un luogo chiuso entro le proprie mura.
Non solo un’omelia celebrativa, quella pronunciata da Don Nicola per la Madonna della Neve è stata anche una riflessione sul senso delle tradizioni popolari: feste che continuano a vivere solo se riescono a custodire la loro memoria, il loro significato e il loro valore per tutta la comunità.


