Tra l’ impressionismo e il surrealismo francese: Un chien andalou manifesto del cinema surrealista

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Bentornati al ventottesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. 

Oggi parleremo di come l’Impressionismo francese si sviluppò negli anni Venti ad opera di un gruppo di giovani registi e teorici (tra cui Louis Delluc, Jean Epstein, Marcel L’Herbier, Abel Gance e Germaine Dulac) che intendevano affermare il cinema come forma d’arte autonoma e nobile, distinta dal teatro e dalla letteratura.

 

Teoria impressionista e la “fotogenia”: Alla base della loro estetica c’era il concetto di fotogenia, coniato da Louis Delluc e sviluppato da Jean Epstein. La fotogenia definisce quella qualità visiva ed emotiva che la macchina da presa conferisce alle cose e alle persone, mostrando sotto una luce sconosciuta e rivelando l’essenza interiore. I teorici impressionisti credevano che il cinema dovesse esprimere stati d’animo, sentimenti ed emozioni soggettive anziché limitarsi a raccontare una storia in modo convenzionale.

Caratteri formali e stilistici: Per rappresentare la soggettività, la memoria, i sogni e la percezione psicologica dei personaggi, i registi impressionisti introdussero innovative tecniche di ripresa e montaggio. Utilizzarono sovrimpressioni, dissolvenze, riprese fuori fuoco o tramite specchi deformanti per restituire stati d’animo, ubriachezza o allucinazioni. Fu introdotto anche il montaggio ritmico, accelerato e dinamico (come nella sequenza del treno in La rosa sulle rotaie / La Roue di Abel Gance), volto a far percepire il ritmo della vita moderna e della frenesia interiore. Inoltre, sperimentarono con movimenti di macchina audaci per identificare lo sguardo dello spettatore con quello del personaggio.

I contesti industriali e il declino dell’Impressionismo: Molti di questi film furono finanziati all’interno della stessa industria cinematografica francese o tramite piccole società di produzione indipendenti create dagli stessi autori. Tuttavia, verso la metà degli anni Venti, l’aumento dei costi di produzione, l’insuccesso commerciale delle opere più complesse e l’ostilità dei distributori portarono alla crisi del movimento. La morte di Delluc, l’evoluzione artistica dei singoli autori e l’arrivo del sonoro segnarono la fine della stagione impressionista intorno al 1929.

Parallelamente al cinema commerciale e impressionista, si sviluppò in Francia un circuito di cineclub e sale d’essai (“cinema d’arte”) che sostenne la diffusione di un cinema d’avanguardia indipendente e di ricerca.

  • Dadaismo: Il movimento dadaista applicò al cinema i principi del nosense, dell’irriverenza, del gioco e del rifiuto di qualsiasi logica narrativa tradizionale. Opere fondamentali come Entr’acte (1924) di René Clair e Francis Picabia o i film di Man Ray (Le retour à la raison) utilizzarono associazioni casuali, trucchi visivi, riprese rallentate e montaggi provocatori per scioccare e divertire il pubblico.
  • Surrealismo e Un chien andalou : Nato dalle ceneri del Dadaismo ma influenzato dalla psicoanalisi freudiana e dallo studio dell’inconscio, il Surrealismo cercò di tradurre su schermo il mondo dei sogni, delle pulsioni represse e del desiderio esente dal controllo della ragione. Il capolavoro del cinema surrealista è Un chien andalou (1929), realizzato da Luis Buñuel insieme a Salvador Dalí. Il film si struttura secondo una logica onirica e anticonvenzionale, priva di continuità temporale o causale logica, celebre per la sconvolgente sequenza iniziale dell’occhio squarciato da un rasoio e per le sue immagini fortemente simboliche e provocatorie.

 

💡 L’Angolo dell’Esperto: Un chien andalou manifesto del cinema surrealista: 

Un chien andalou (1929) di Luis Buñuel e Salvador Dalí rappresenta il manifesto assoluto del cinema surrealista, concepito per far esplodere ogni logica formale. Nascendo dall’unione di due sogni dei suoi autori, la pellicola rifiuta categoricamente qualsiasi sviluppo narrativo di tipo causale, cronologico o psicologico. La celeberrima sequenza iniziale dell’occhio squarciato da un rasoio sancisce la volontà di accecare lo sguardo borghese e passivo, costringendo il pubblico a fruire dell’opera attraverso gli abissi dell’inconscio. Tra associazioni libere, immagini shock come mani invase da formiche o pianoforti gravati da carcasse d’asino, il film si configura come un’esperienza visiva sovversiva e scandalosa, tesa a liberare il desiderio represso e a demolire le convenzioni morali del proprio tempo.

Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler.. o forse si… parleremo di grandi artisti e dell’analisi di una delle loro grandi opere ;^)

A presto!!!

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