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Il gioco della vita per gli altri

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Nel Parco Pubblico di Pomigliano d’Arco sono state istallate giostre per bambini diversamente abili. Le richieste dei cittadini sono state eseguite dall’amministrazione a guida Russo.

Lunedì scorso ho benedetto, insieme al sindaco di Pomigliano d’Arco, le nuove giostre per bambini diversamente abili e che si muovono in carrozzella. Il Parco Giovanni Paolo II finalmente si è dotato di queste attrezzature, forse uniche in Italia. E bisogna dare atto all’Amministrazione comunale per il sostegno concreto a questa iniziativa.

A Pomigliano si è esercitata veramente la cittadinanza attiva, vera esperienza di democrazia e di libertà. Una richiesta che è partita “dal basso”, ma che ha trovato anche la sensibilità della politica locale. E’ stato un momento molto bello, commovente e partecipato, soprattutto da famiglie e volontari. A Pomigliano l’AGVH, pur tra tante difficoltà, lavora da anni e bene. Oltre ad avere una sede che difendiamo a denti stretti, l’integrazione di questi nostri fratelli nella nostra città è una bella realtà. Tante barriere sono state abbattute, ma bisogna abbattere soprattutto quelle mentali e culturali.

Ancora tante persone diversamente abili non si sentono coinvolte nella società. Penso ai tanti studenti cui è ancora negato il diritto allo studio, o che non hanno un insegnante di sostegno. O anche ai tanti, adulti, che non riescono a svolgere la loro professione. Le leggi ci sono e bisogna osservarle. Ma ciò, a mio avviso, non basta. È necessario affrontare il vero problema culturale riguardo alla disabilità: l’integrazione del diversamente abile nella società. Sovente in famiglia, a scuola o nel mondo del lavoro la diversità viene vissuta come causa di disagio e intralcio. Le barriere, è giusto ribadirlo, sono mentali.

Se anche lo Stato intervenisse “imponendo” leggi specifiche bisogna dire con onestà che la società non è ancora pronta ad accettarle del tutto e a metterle in atto con coraggio. Spesso è la famiglia stessa a negare l’integrazione della persona diversamente abile, per vergogna, per un eccesso di protezione nei suoi confronti o per evitargli l’umiliazione del rifiuto altrui. C’è ancora tanto “pietismo” in giro e nella nostra testa. L’ “abile” deve educarsi a dividere il proprio spazio e la propria aria con chi abile non è. Non deve avere paura di sedersi al suo fianco e di parlargli, di confrontarsi, di condividere una storia, un’avventura, un amore, un tramonto, un panorama, un’opera d’arte, una solitudine, una gioia, una speranza, una tenerezza.

Solo così, con l’integrazione concreta, è possibile arrivare ad una vera rivoluzione copernicana nel senso culturale. Insieme alle leggi devono “scendere in campo”, per giocare questa partita di civiltà, la scuola, i mass media, le famiglie, la politica, la stessa chiesa, “esperta in umanità”. Anche il volontariato “gioca” un ruolo importantissimo. Particolarmente oggi è necessario ri-scoprire la “società del gratuito”. Se ognuno di noi farà la propria parte, giocheremo tutti la “partita dell’amore”. E vinceremo. In fondo la vita è proprio un “gioco d’amore” e bisogna giocarla ogni giorno gli uni per gli altri, senza barriere architettoniche ma, prima di tutto, mentali.

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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