Il noto studioso ha scritto di recente che Ottaviano, grazie al sindaco Iervolino che ha guidato la città fuori dall’ “inferno criminale”, è ormai ” un posto come un altro”. Un po’ di storia, un po’ di date. E una domanda.
“>Ottaviano è stato per anni un luogo simbolo della peggiore camorra, quella guidata da Raffaele Cutolo. Ho scritto ed operato molto per combatterla: Mario ( Mario Iervolino) è stato il Sindaco che ha guidato Ottaviano fuori dall’inferno criminale, subendo attentati ed intimidazioni, ma andando sempre avanti. E oggi Ottaviano è un posto come un altro. Una città campana con tanti problemi, ma libera dalla tabe cutoliana. Mario ha anche subito attacchi e ritorsioni politico-giudiziarie per il suo impegno, e il nostro partito non lo ha difeso come avrebbe meritato“.
Queste note il dott. Pino Arlacchi le ha pubblicate, il 4 maggio, nel suo spazio su un social network. Arlacchi ha scritto saggi notevoli sui sistemi criminali e ha occupato e occupa posti rilevanti negli organismi che si interessano di lotta alle mafie. Egli non solo nega, con asprezza, che negli anni 1992-93 ci sia stata una trattativa tra i vertici dello Stato e i corleonesi, ma ritiene che, al contrario, quegli anni siano stati ” un’epoca di scontro frontale tra la mafia e i suoi alleati interni alle istituzioni (pezzi della politica e degli apparati della sicurezza), e la grande criminalità esterna a Cosa nostra da un lato, e il resto dello Stato dall’altro.”
La magistratura e la storia diranno chi ha ragione: ma è notevole il fatto che Arlacchi ammette la presenza, all’interno del sistema politico e degli apparati di sicurezza, di personaggi che dovrebbero servire le istituzioni e invece sono al servizio dei mafiosi. Certo, come cittadino ho il diritto di chiedermi che Stato è uno Stato così combinato. Se lo chiese anche il direttore dell’Unità, nel settembre del 1988, quando il giornale pubblicò, prima a puntate, poi in un volumetto intitolato “La trattativa”, i passi più significativi dell’ordinanza del giudice Carlo Alemi sul caso Cirillo, e cioè sulla trattativa che rappresentanti della politica e delle istituzioni avevano condotto nel 1981 con Raffaele Cutolo perchè convincesse le BR a liberare Ciro Cirillo, l’assessore ai LL.PP. della Regione Campania sequestrato dai brigatisti. Scrisse Massimo D’ Alema, direttore dell’Unità (il direttore responsabile era Giuseppe Mennella):
“Questa vicenda illustra meglio di qualsiasi dibattito quali sono i guasti creati da un sistema di potere che si fonda su un uso di parte dello Stato e dei suoi apparati.”. Nel volumetto c’era anche una prefazione di Luciano Violante, intitolata ” Uscite da questa palude”. E sarebbe interessante sapere cosa pensano il dott. Violante e l’on. D’ Alema di quei vecchi arnesi del PCI e di quei rappresentanti del PD che nelle paludi tra il Mose di Venezia e l’Expo di Milano ci sguazzavano fino a ieri, e si divertivano come bambini al mare, in bella compagnia.
Ma torniamo a noi. Quando ho letto la nota del dott. Alacchi su Ottaviano ho ricordato d’istinto un >exemplum che Rudolph Arnheim usò per spiegare l’importanza dei punti di vista in quella complicata attività che è la conoscenza. Se mescolo granelli di polvere bianca e di polvere nera, il mucchietto che ne viene fuori lo vedo di color grigio: ma una formica, che è in grado di entrare nel mucchietto, riuscirà ancora a distinguere i granelli bianchi da quelli neri. Tuttavia rispetto le opinioni del dott. Arlacchi, perchè non escludo che la formica che entra nel mucchio sia miope o distratta. Infatti, non sono informato – certo, per mia colpa – su “attentati e di intimidazioni” di cui è stato vittima il dott. Iervolino.
Sul secondo sindacato del dott. Iervolino ho scritto non pochi articoli, e credo che egli li abbia letti: ma ora rifletterò su quel passaggio in cui il dott. Arlacchi dice che il dott. Iervolino “ha subito ritorsioni politico- giudiziarie per il suo impegno”. E’ una dichiarazione, diciamo così, fragorosa.
Mi preme dire, in questa sede, che il dott. Iervolino non ha potuto liberare il Comune dalla “tabe cutoliana”, perchè egli fu eletto sindaco di Ottaviano nel 2004: la NCO era stata sconfitta venti anni prima, tra il 1983 e il 1984, e tra il 1984 e il 1988 gli “Alfieri e i loro alleati” consolidarono la vittoria” attraverso una complessa politica di riordinamento del sistema dei confini e competenze dei singoli clan”. Lo scrisse nel libro ” Gruppi criminali a Napoli e a Marsiglia” ( 1999) Paola Monzini, una studiosa che il dott. Arlacchi credo conosca bene, e che è la sola che abbia tentato di descrivere, sulla base di una mole enorme di verbali di polizia e di carte di tribunali, l’organizzazione “promossa da Alfieri”, in cui erano coinvolti i clan più importanti ” dell’agro nocerino – sarnese, della costiera”, e, ovviamente ” dell’area nolana – vesuviana”. La struttura di alcuni dei clan vincitori, soprattutto di quelli radicati nel territorio tra Palma, San Gennaro, San Giuseppe e Ottaviano, era disegnata sul modello delle “famiglie” siciliane: anche per questo la loro potenza non venne scalfita nemmeno dal pentimento di Carmine Alfieri e di capi importanti dell’ alleanza anticutoliana.
Ottaviano non è ancora “un luogo come un altro”, purtroppo. Il reddito pro capite è tra i più bassi del Vesuviano, le fabbriche hanno quasi tutte chiuso o trasferito l’attività, e non ricordo che nei nove anni in cui il PD ha governato la città gli amministratori abbiano incontrato gli operai in difficoltà. Il sistema commerciale è sbriciolato. Ottaviano ospita, nel Palazzo Medici, la sede del Parco Nazionale del Vesuvio; fa parte del territorio di Ottaviano il lato più bello del Monte Somma; parte da Ottaviano il sentiero “vesuviano” più affascinante; è ottavianese uno dei più prestigiosi Maestri pasticcieri italiani, Pasquale Marigliano; è ottavianese uno dei maghi della ricostruzione virtuale di luoghi e di eventi, Gaetano Capasso, quello del Mav di Ercolano, tanto per intenderci.
E tuttavia Ottaviano è riuscita a non avere un piano turistico, e a non organizzare una manifestazione che mettesse insieme, periodicamente, tante “eccellenze”. Ottaviano non ha un piano regolatore. In un sistema economico così scalcagnato cosa potrebbe far gola alla camorra? I libri degli studiosi e i documenti di archivio suggeriscono una sola risposta: l’usura. C’è questo problema, a Ottaviano, oggi?






