In mostra al Pan di Napoli, fino al 20 ottobre prossimo, la personale di Joel Peter Witkin. 55 scatti attraverso cui il fotografo americano rilegge i capolavori di Botticelli, Bosch, Dalì, Muybridge e Man Ray.
Sarà in mostra fino al 20 ottobre prossimo al Pan di Napoli uno degli artisti più controversi del panorama contemporaneo: Joel Peter Witkin, la cui personale è promossa dalla fondazione Fratelli Alinari e realizzata in collaborazione con la galleria "Baudoin Lebon" di Parigi; sono in esposizione 55 scatti in bianco e nero, il clou della sua carriera, realizzato dagli anni ‘70 ad oggi, in una mostra dal titolo “Il Maestro dei suoi Maestri”.
Witkin è un intellettuale acuto e mordace, a cui la semplice accezione di fotografo sta decisamente stretta: nato a New York nel 1939, dove ha studiato scultura alla Cooper Union School, ha conseguito il Master of Arts in fotografia nel 1976 all’ Università del New Mexico. Come i maestri del passato è spinto da una profonda ammirazione per il corpo umano, che ha studiato intensamente dedicandosi alla ricerca sulla diversità: le deformità fisiche e le devianze psicologiche sono state rappresentate attraverso forti immagini di necrofilia e pratiche sadomasochistiche, composizioni dissacranti che hanno fatto scandalo.
Le sue opere sono frutto di procedimenti complessi e laboriosi: come molti della vecchia scuola, Witkin rifiuta il digitale, lavorando esclusivamente in analogico. Le sue fotografie sono manipolate in postproduzione per mezzo di azioni come il graffio, lo strappo dei negativi e il ricorso a vari tipi di filtri in fase di stampa che gli permettono di creare fotomontaggi dal forte impatto visivo. Alla rielaborazione della meccanica del corpo umano si affianca una consuetudine che il fotografo statunitense condivide con i grandi artisti di ogni epoca: la rilettura della tradizione, più che semplice esercizio di citazione o tributo, viene sperimentata in senso creativo e simbolico.
Con la sua tecnica particolare, Witikin è in grado di ricreare delle ambientazioni dal vero che rimandano formalmente ai capolavori omaggiati e che prendono vita sotto una nuova luce capace di catalizzare l’attenzione sui grandi temi a lui tanto cari; in questo modo, la rappresentazione della nudità si lega all’erotismo, promana venti di sofferenza e piacere, morte e vita, tematiche sublimate in una concezione estetica fortemente barocca.
Il “Maestro dei suoi Maestri” è intrisa di ispirazione alla tradizione occidentale: i “maestri” di Witkin sono pittori e fotografi come Caravaggio, Botticelli , Goya, Velasquez, Bosch, Dalì, Muybridge, Rejlander e Holland Day. Una rielaborazione di “Le Violon d’Ingres” di Mar Ray è “La Femme qui fut un oiseau”, la cui rappresentazione di spalle richiama il capolavoro surrealista rivisitato in una chiave più macabra e freak. “The Raft of George W. Bush”, del 2006 (foto), è, invece, una meticolosa e ironica rilettura de “La zattera della Medusa” di Géricault; Witkin reinterpreta lo strazio dei superstiti in preda al mare della “Medusa” in una versione moderna: viene preservata l’impostazione e il naturalismo classicheggiante del maestro romantico e la “zattera di Bush” è investita di un’intensa carica polemica, in quanto allude alla disfatta dell’amministrazione americana attraverso la metafora di un naufragio politico.
Quelli in mostra al Pan sono dunque capolavori fotografici da cui erompono corpi difformi, cadaveri travestiti e membra mutilate che suscitano fascino e repulsione e che celebrano “la maestà e la disperazione della vita umana”: da non perdere.
(Fonte foto: Rete Internet)

