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Fiat, solo a Pomigliano il rientro dalle ferie

E’ la fabbrica della Panda l’unico stabilimento italiano del gruppo guidato da Marchionne ad aver rispettato i tempi della pausa estiva. Qui ieri rientro per oltre 3000 lavoratori. Ma fuori restano circa 1400 cassintegrati a zero ore.

Ieri la Fiat di Pomigliano è stato il primo stabilimento automobilistico italiano a riaprire i battenti dopo la pausa delle ferie di agosto. Un ennesimo primato nazionale, questo relativo alla riapertura dell’impianto partenopeo, dovuto al fatto che qui si concentrano le uniche produzioni nostrane in grado di garantire quantità e continuità nonostante le difficilissime condizioni del mercato interno.

Lunedì l’altra fabbrica del gruppo torinese ad aver riaperto è stata la Sevel di Val di Sangro, in Abruzzo, dove si produce il furgone Ducato. Invece l’impianto di Grugliasco, destinato alla produzione delle vetture di lusso Maserati, non ha mai chiuso durante il periodo agostano. Nello stabilimento piemontese i cancelli sono rimasti aperti per la messa a punto delle nuove produzioni Ghibli e Quattroporte. E, sempre sul fronte delle attività automobilistiche, la settimana prossima riapriranno Mirafiori, Cassino e Melfi, dove le produzioni Alfa Romeo Mito, Alfa Romeo Giulietta e Fiat Punto, nonostante l’alto livello stilistico e meccanico delle vetture, continuano a far registrare, in particolare per Mirafiori e Cassino, dati poco confortanti, complice una situazione italiana ancora troppo complicata, soprattutto sotto il profilo sociale.

Un quadro che gli analisti descrivono peraltro in una preoccupante fase di accentuazione della crisi. Per il momento dunque le prospettive concrete del settore automobilistico nazionale sono affidate alle utilitarie e al segmento di lusso. Lo conferma Roberto Di Maulo, segretario nazionale della Fismic. “Gli obiettivi Fiat Group Automobiles attuali – spiega Di Maulo – sono l’implementazione del marchio 500, con le sue produzioni polacche, serbe e americane, delle produzioni Panda, destinata a diventare sempre di più un marchio, del segmento di lusso e, nel prossimo futuro, quello delle citycar “spoglie”, cioè delle auto piccole, a basso costo, in grado di contrastare la concorrenza asiatica”.

Ancora sul fronte interno rimane il nodo della conflittualità sindacale. Dopo la sentenza di luglio della Corte Costituzionale, che ha di fatto abrogato l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, in base al quale solo i sindacati firmatari di contratto possono avere diritto alla rappresentanza nelle aziende, non giungono ancora segnali sul rientro dei delegati della Fiom nelle fabbriche del gruppo. Intanto a Pomigliano, dov’è iniziato, nel giugno 2100, il processo di espulsione dei metalmeccanici della Cgil, “rei” di non aver sottoscritto il nuovo contratto dell’auto, il responsabile di settore della Fiom, Franco Percuoco, minaccia l’impiego delle forze dell’ordine per indurre l’azienda a dare seguito alla decisione della Consulta.

“A Napoli ci riuniremo la prossima settimana – afferma Percuoco – non escludo che sia necessario far intervenire i carabinieri per garantire l’accesso dei nostri delegati in fabbrica”. A Pomigliano sono 3125 gli addetti in attività. Ammontano invece a 1390 quelli rimasti in cassa a zero ore. Corre voce che nei prossimi giorni i sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm e Fismic, chiederanno all’azienda la rotazione per tutti i 4415 dipendenti della fabbrica napoletana.

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