Gennaro ‘a carogna ci ha fatto vedere in diretta come si stupiscono certi italiani…

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Autorevoli rappresentanti delle istituzioni solo la sera del 3 maggio hanno scoperto che esistono gli ultrà. Gennaro ‘a carogna è stato tollerato perchè è utile come capo dei tifosi, ed è ancora più utile come capro espiatorio: paga lui solo:

In Italia nessuno ha voglia di giocare seriamente (Emanuela Audisio)

Come si stupiscono certi italiani non si stupisce nessuno. Certi italiani, la sera della finale di Coppa Italia, hanno scoperto Gennaro detto ‘a carogna, e hanno scoperto che esistono gli ultrà. Da qui il concerto degli stupori: si è stupito il capo del governo, che pure qualche partita di calcio credo l’abbia vista, e si è stupito il ministro dell’Interno Alfano – già i nomi, Angelino e Matteo, evocano stupori mistici -, si è stupito perfino il cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Dico “perfino”, per due motivi: perchè uno che ha passato la vita a confessare e ad assolvere peccatori non dovrebbe più meravigliarsi di niente.

E poi perchè egli è arcivescovo di Genova, e a Genova, due anni fa, il 22 aprile 2012, quando i tifosi genoani pretesero che i giocatori della loro squadra consegnassero le maglie che non erano degni di portare , andò a parlamentare con i capi degli ultrà l’attaccante Giuseppe Sculli. Che aveva il carisma per trattare con quei signori: non so se questo carisma fosse connesso, in qualche modo, con l’essere lo Sculli nipote di Giuseppe Morabito, calabrese, detto “U tiradrittu” (Roberto Saviano ha ricordato episodio e parentela su la Repubblica del 5 maggio).

Si è stupita anche la signora Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati. “Ho provato anche io grande rabbia e amarezza nel vedere quell’ ignobile maglietta – la maglietta con la scritta Speziale libero – indosso a un individuo inspiegabilmente libero di dettar legge”(Corriere della Sera, 7 maggio). Io sono rispettoso delle istituzioni e delle persone che le rappresentano. Ma spero che mi sia consentito, non di stupirmi, perchè non ho mai imparato a farlo, ma di far notare che il primo degli stupori della signora Presidente è tutto concentrato in quell’ avverbio, “inspiegabilmente”. Esaminato con i principi della tecnica della comunicazione, quell’avverbio è, mi perdoni signora Presidente, un varco lasciato al contropiede avversario, una smagliatura difensiva vistosa come i buchi che il sig. Montella lascia che si aprano sul lato sinistro della difesa della Fiorentina.

Un populista ribatterebbe, signora Presidente, che in un Paese in cui mafiosi certificati da sentenza di tribunale percepiscono una pensione di 5000 euro mensili perchè sono non mafiosi semplici, ma mafiosi politici, e l’Expo di Milano è una mangiatoia, e pare anche che a questo punto sia assai difficile organizzarla, perchè i signori preposti all’opera stanno quasi tutti in cella, non essendo riusciti a scappare in Libano: in un Paese in cui una signora che fu consigliere regionale della Sardegna va in pensione a 41 anni con un vitalizio di euro 5100 netti al mese – merita di essere letto il racconto che Gian Antonio Stella fa dell’intera storia ( Corriere della Sera, 7 maggio): in un Paese così, ridotto ormai a un mondo a rovescio, è spiegabilissimo e naturalissimo che si vada a chiedere a Gennaro ‘ a carogna il permesso di giocare. Ho citato solo gli esempi più freschi, gli esempi di giornata, di cui un populista potrebbe servirsi. Del resto, signora, lei presiede la
Camera, e dunque sono autorizzato a supporre che ogni tanto si guardi intorno:.

Il signor Giancarlo Abete fu nominato presidente della Federazione Gioco Calcio dopo la morte dell’agente Raciti a Catania con un chiaro mandato: liberare il calcio dal fango che lo attanaglia, da dentro e da fuori. I risultati stanno sotto gli occhi di tutti. E il signor Malagò, presidente del Coni, quando dice che il signor Abete non ha colpe, si augura che nessuno si ricordi di quello che egli disse un anno fa. Il signor Abete resta al suo posto, e Gennaro ‘a carogna per cinque anni non metterà piede negli stadi, e i magistrati gli chiederanno conto di quella maglietta, “che poi è la stessa che gira in tutte le curve d’Italia e ce ne siamo accorti solo sabato che ce l’aveva addosso lui”. Non lo dice un ultrà, lo scrive un giornalista, Fulvio Bufi (Corriere della Sera, 7 maggio). Enrico Mentana ha mandato in onda una scena memorabile: è il marzo del 2013, e Angelino Alfano e i deputati e i senatori di Forza Italia manifestano davanti al palazzo di Giustizia di Milano in difesa della democrazia vulnerata, a parer loro, dall’accanimento dei magistrati nei confronti del sig Berlusconi. A volte, ha detto Mentana, si può anche manifestare per una persona che si ritiene innocente.

Ma a Roma ci sono stati l’agguato, gli spari e il ferito grave: ora bisogna indignarsi, sdegnarsi, e riservare all’argomento tutti i salotti televisivi, e dire basta, basta, ma dirlo in modo originale, in una gara a chi la spara più grossa, in attesa che la bufera si plachi e sia sostituita da una bufera più fresca. Con quanta forza lor signori negano che ci sia stata trattativa: lor signori sono a tal punto impantanati nel ridicolo che negano l’evidenza: perchè Hamsìk è andato proprio da Gennaro? E Gennaro cosa gli ha detto? E perchè negare la trattativa? Che male c’è? sarebbe vergognoso se lo Stato trattasse con la mafia e con la camorra: ma per fortuna lo Stato italiano sconcezze del genere non le ha mai fatte. Mai.

Emanuela Audisio ha scritto su la Repubblica ( 6 maggio) cose assai dure: “Lo Stato ha sempre considerato gli ultrà come un fuoco amico. Dagli orari regolari. Per questo, comodo. Ne conosce gli appartenenti e il territorio in cui si muovono. Mentre la violenza sociale e politica viene repressa, quella da stadio. E’ a tempo. Controllabile. Non sono nemici dello Stato, solo dementi che giocano a fare la guerra. ..In Italia il calcio fa schifo, soprattutto perchè nessuno ha voglia di giocare seriamente“. E’, quest’ultima, una verità che vale per molte situazioni sociali: in Italia, ormai, giocano seriamente solo i pochi che traggono lauti guadagni dalle partite finte, che siano appalti o concorsi.

Gennaro ‘a carogna è stato costruito – la grinta, i tatuaggi, l’albero genealogico – per essere “usato”: fino a sabato come capo della tifoseria, e poi come capro espiatorio: è lui il ” mostro “, solo lui. E solo lui paga. I napoletani che fessi non sono lo sanno, che ” se lo sono messi in mezzo”: forse Gennaro lo sapeva già prima, che avrebbe pagato per tutti. Forse era scritto nelle regole del gioco.
Da tifoso della Fiorentina, ringrazio Gennaro per aver consentito che la partita si svolgesse. Mi auguro che la sconfitta, meritatissima, separi al più presto la strada dei viola da quella di Montella, che, per fortuna, è simpatico al sig. Berlusconi. Non c’è panchina che sia adatta al sig. Montella come quella del Milan.

 LA STORIA MAGRA

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