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lunedì, Gennaio 24, 2022

Gran Budapest Hotel, un film di Wes Anderson: la Mittleuropa come luogo dell’anima.

Nel film di Wes Anderson, il tema della fuga e del viaggio, riadattato allo scenario dell’Europa del primo Novecento.

L’ultima pellicola del regista di Moonrise Kingdom è un’ulteriore conferma della perfetta misura raggiunta dal cineasta americano. Wes Anderson ci ripropone il tema della fuga, del viaggio: questa volta però lo sfondo è quello dell’Europa del primo Novecento. A Zubrowka, repubblica immaginaria della Mittleuropa, all’interno di una sorta di cartolina nostalgica si sviluppano le vicende di Gustave H., concierge di un prestigioso albergo il quale dovrà contendersi un maestoso dipinto rinascimentale, lasciato in eredità da una cliente, con il figlio della medesima.

Ancora una volta guardare un film di Anderson è come fare un viaggio nel mondo onirico comodamente seduti sulla poltrona del cinema, un viaggio attraverso lobby-boy, omicidi e battaglie per l’eredità: un viaggio che proietta il telespettatore in un mondo stilizzato e ovattato in cui sarebbe bello, ma al contempo assurdo, vivere. Il film apertura del Festival internazionale del Cinema di Berlino è ispirato alle opere di Stefan Zweig: bisogna dire, però, che il drammaturgo austriaco scriveva le sue opere da europeo per nascita, Anderson invece ha realizzato questa pellicola indossando la veste di americano snaturalizzato ed europeo per scelta (o forse per divertimento).

In Gran Budapest Hotel il tempo scorre attraverso quattro livelli, gli anni Duemila, gli anni Ottanta, gli anni Sessanta e gli anni Trenta. Il film è costruito su una concezione del tempo a spirale e lo spettatore è introdotto in un sogno snaturato e alquanto sinistro, che però non sfocia mai nel delirio. Attraverso figurine e immagini su scatole di latta, non più i set di valigie personalizzate come in Il treno per Darjeeling, la polaroid di famiglia come in Moonrise Kingdom o la testa di cinghiale come in Royal Tenenbaum, Wes Anderson delinea il quadro ideale di una Mittleuropa ormai diventata solo tema letterario e luogo dell’anima.

Le riprese sono quelle tipiche e impeccabili del regista texano: inquadrature laterali e in avanti, scenografie disegnate, immagini simmetriche, e le variazioni e l’anomalia di un umorismo pungente (ma non troppo), interrotto improvvisamente da scatti di rabbia e da scene di sesso. Anderson riesce a trovare un mondo da favola ironica nella realtà quotidiana, ma non senza note raffinate di pessimismo, anche grazie al contributo di interpreti eccezionali: a partire da Ralph Fiennes nei panni di Gustave, concierge dongiovanni, e di Adrien Brody nella veste di Dmitri.
Una commedia affascinante, da non perdere.

Regista: Wes Anderson
Attori: Ralph Fiennes, Tony Revolori, Jude Law, Saoirse Ronan, Bill Murray, Owen Wilson, Tilda Swinton.

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