C’è mistero sull’esistenza del testo, del suo contenuto e di chi ne sia il vero ispiratore. Ma la petizione anti Fiom sta già facendo polemiche. Percuoco (Fiom): “I sindacati firmatari devono bloccarla”. Liberti (Fim): “Chi ci accusa è fascista”.
La Fiom ha vinto e con lei tutta la sinistra politica e sindacale. La magistratura, vale a dire lo Stato, con una sentenza storica appena la settimana scorsa ha stabilito che gli operai iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil devono rientrare al lavoro nella fabbrica da cui l’organizzazione diretta da Maurizio Landini era stata cacciata, per effetto dell’accordo separato di due anni fa.
Ma Sergio Marchionne non molla, tiene duro, più caparbio che mai. L’amministratore delegato del Lingotto incassa il colpo inferto dalla corte d’Appello di Roma, venerdì scorso, e rilancia: “Se sarò costretto ad assumere 145 operai iscritti alla Fiom sarò allora costretto a licenziare un numero equivalente di operai riassunti l’anno scorso in Fabbrica Italia Pomigliano”. Sacrificare gli “affidabili” per fare posto ai “ribelli”. La prospettiva serpeggia da giorni nello stabilimento produttore della nuova Panda. Un’ipotesi che suona come una minaccia che temere una guerra tra poveri. Intanto spunta una petizione di fabbrica. Un testo in un pezzo di carta che starebbe circolando nella catena di montaggio della Fip.
L’iniziativa, secondo quanto battuto dalle agenzie, sarebbe finalizzata ad evitare che 145 operai assunti nella newco restino a casa per fare ”posto” ai colleghi della Fiom. La petizione sarebbe stata avviata da alcuni lavoratori di Fabbrica Italia Pomigliano. Ma, sempre secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, l’idea avrebbe fatto ben pochi proseliti. “La maggior parte delle tute blu – riferisce l’Ansa – secondo quanto si e’ appreso da fonti interne non sarebbe disposta a ”tradire i compagni ancora fuori”. “Si tratta di una guerra dei poveri – hanno spiegato alcune tute blu – l’azienda voleva metterci contro ai colleghi della Fiom, e a quanto pare ha trovato qualche ‘anello debole. In tanti abbiamo rifiutato di firmare il documento”.
Ma questa petizione esiste davvero. Ieri Michele Liberti, segretario provinciale della Fim, e Raffaele Apetino e Biagio Trapani, rsa, rappresentanti sindacali aziendali, ne hanno confermato l’esistenza. “E’ un appello ai sindacati per evitare la guerra tra poveri: ma non l’abbiamo ancora vista”, raccontano i sindacalisti del sindacato firmatario del si alla Fiat. “Ci stanno già accusando che siamo stati noi a inventarci questa cosa: è assurdo, non ne sapevamo niente, questi sono dei fascisti”, urla al telefono Michele Liberti. Le tensioni restano e, anzi, aumentano. Fibrillazioni alimentate anche dalla notizia dei preparativi di un’assemblea sindacale in fabbrica, la prima dalla costituzione della newco, che potrebbe svolgersi nei prossimi giorni, prima, cioè, che scatti la cassa integrazione di due settimane (dal 29 ottobre al 9 novembre), per gli oltre duemila lavoratori della Fip.
Nel frattempo la notizia della petizione ha fatto infuriare la Fiom. “Mettere contro gli operai già assunti con quelli che ancora sono in cassa integrazione non favorisce certo la soluzione della vertenza”, afferma Francesco Percuoco, ex rsu del Vico e coordinatore provinciale della Fiom per il settore auto. “Se quanto alcuni lavoratori ci hanno riferito corrispondesse al vero – aggiunge Percuoco – ci troveremmo di fronte ad un fatto molto grave, un ulteriore tentativo di mettere gli operai contro altri operai, da condannare subito da parte di tutti. A quanto ci è stato riferito, infatti, il documento evidenzierebbe che se entriamo noi della Fiom, usciranno quelli già assunti”.
Il sindacalista, che è anche un cassintegrato del Vico, sottolinea che i sindacati firmatari dell’accordo con il Lingotto, devono “bloccare” sul nascere tali iniziative”. “Se anche loro ritengono, come noi, che gli operai Fiat devono essere tutti assunti in Fabbrica Italia Pomigliano – conclude Percuoco – bisogna condannare simili iniziative e trovare, invece, gli strumenti che consentano il rientro di tutti i cassintegrati al lavoro”.

