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Col supporto delle parole di Oreste Scalzone e del sax di Daniele Sepe ieri la Confederazione Cobas ha messo a segno il primo giorno di lotta davanti alla fabbrica. Oggi il tribunale si pronuncerà sulla riassunzione di 145 iscritti Fiom. LE FOTO

La tenda di Mirafiori, il simbolo dei drammatici giorni del referendum sul futuro dello stabilimento piemontese, ora campeggia davanti alla grande fabbrica di Pomigliano. L’hanno portata qui, ieri mattina, alcuni operai dell’impianto di Torino, anch’esso flagellato, forse più di tutti nella galassia italiana della Fiat, da una crisi che ormai appare senza sbocchi.

Nella tenda, installata sul ponte che conduce al parcheggio dello stabilimento napoletano, adesso sono accampati gli attivisti della Confederazione Cobas e dei centri sociali, sopraggiunti nel primo pomeriggio insieme a Oreste Scalzone, storico fondatore di Potere Operaio e di Autonomia operaia, e a Daniele Sepe, il noto musicista partenopeo, davanti al varco operai della fabbrica. “Resteremo nella tenda giorno e notte e mercoledì mattina saremo accanto ai compagni della Fiom”, annuncia l’ex operaio Domenico Mignano, licenziato quattro anni fa subito dopo aver manifestato con uno striscione nella concessionaria Fiat di corso Meridionale.

Domani i metalmeccanici della Cgil saranno qui per lanciare ufficialmente la campagna “a Natale tutti in Fip”, uno slogan provocatorio con un fine molto pratico: far riassumere in Fabbrica Italia Pomigliano gli oltre 3000 cassintegrati della Fiat e del suo indotto diretto. Intanto proprio dall’indotto Fiat regionale giungono notizie drammatiche. L’Astec, società che lavora per la Fma di Pratola Serra, nei pressi di Avellino, dove si producono i motori per la nuova Giulietta, ha dichiarato l’avvio della procedura di licenziamento per i suoi 95 operai. Procedura che si concluderà il primo gennaio prossimo, data di scadenza della cassa integrazione.

“La saturazione occupazionale dei 2mila addetti della Fma e dei circa 500 dell’indotto – spiega Luigi Vecchia, della segreteria regionale Fiom – è possibile producendo 500mila motori all’anno invece qui ora se ne produce circa un quinto per cui si lavora alla media di una settimana al mese”. Il bubbone della cassa integrazione è il segnale di una situazione sempre più preoccupante. “Sono venuto a Pomigliano tre anni fa – racconta Oreste Scalzone – quando hanno trasferito a Nola 316 operai che sono tutti finiti quasi subito in cig. Ora qui – l’appello dell’attivista politico – deve contare la capacità degli operai e degli studenti di essere consapevoli che bisogna lottare per avere i mezzi di sussistenza elementari, per vivere una vita dignitosa, a cominciare dal pane”.

“Stiamo lanciando la campagna per il reddito per tutti – aggiunge Mario Avoletto, del centro sociale 99 Posse – un reddito diretto o indiretto”. Parole pronunciate mentre gli operai di Fabbrica Italia Pomigliano entrano ed escono per darsi il cambio tra il primo e il secondo turno di lavoro. Un via vai colorato dalla manifestazione organizzata dai Cobas, con lo sfondo di una colonna sonora d’eccezione, quella del sax di Daniele Sepe, che accompagna un gruppo di ragazzi del Burkina Faso. “Purtroppo qui la situazione mi sembra ottocentesca – commenta Sepe circa il fatto che gli operai della Fip non partecipano all’iniziativa – mi sembra di vedere un vecchio film di Elio Petri, che raccontava la condizione degli operai italiani nel diciannovesimo secolo. Comunque anche questi lavoratori fanno una vitaccia per pochi euro al mese. La crisi dell’auto ormai è chiara: si tratta di cancellare quel po’ di patrimonio industriale dopo aver intascato i soldi di noi tutti”.

Daniele Sepe ha annunciato che tenterà di coinvolgere nell’iniziativa anche i suoi amici Enzo Gragnaniello e James Senese. Oggi intanto la corte d’appello di Roma si pronuncerà sul rientro in fabbrica di 145 operai iscritti alla Fiom.