Allungata la cassa di un anno al Wcl di Nola, l’impianto dei lavoratori cassintegrati che si sono tolti la vita. Ma le tensioni restano. La Fiom non firma la cig e i Cobas licenziati organizzano un corteo a Pomigliano, per il 17.
La cassa integrazione nel reparto logistico Fiat di Nola, il Wcl, in scadenza entro sabato, è stata prorogata fino al 12 luglio 2015. L’accordo è stato sottoscritto ieri, all’Ormel, l’ufficio regionale del Lavoro, da Regione, azienda e sindacati firmatari del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Ma la Fiom non lo ha firmato. “ C’è solo tanta incertezza – scrivono in un comunicato i metalmeccanici della Cgil – è necessario che per i 300 lavoratori di Nola venga applicato il contratto di solidarietà di Pomigliano, estendendolo alle produzioni del settore A, al montaggio. Altrimenti – avverte la Fiom – c’è il rischio di una guerra tra poveri ”.
La proroga della cig è stata resa possibile dal nuovo piano produttivo per il Wcl pattuito la settimana scorsa tra azienda e sindacati firmatari nella Fiat di Pomigliano. Piano che consentirà l’apertura, dopo sei anni di paralisi, del reparto nolano in cui, entro ottobre, si produrranno e si ripareranno contenitori di materiali e si smisteranno rifornimenti al comparto Fiat. Tra quattro mesi nel Wcl sarà dato il via alla cassa a rotazione su 60 postazioni disponibili in base ai profili professionali e alle esigenze aziendali.
Cosa che interromperà un lungo periodo di cassa a zero ore nel corso dei quale due operai, Maria Baratto e Pino De Crescenzo, si sono tolti la vita. “ Sono fiducioso – spiega Giuseppe Raso, della Fismic – la verifica ci consentirà di controllare il piano di rilancio ”. Soddisfatti anche molti lavoratori del Wcl, circa 90, aderenti al “ Coordinamento di Nola per il lavoro ”. “ Siamo convinti di poter vincere questa sfida ”, scrivono. Ma restano tensioni. Il 17 luglio cinque operai del Wcl, licenziati dalla Fiat per aver esposto un manichino di Marchionne “ impiccato ”, sfileranno in corteo a Pomigliano insieme ai centri sociali contro “ la repressione aziendale ”.
(Fonte foto: rete internet )






