E’ una mezza sconfitta per i metalmeccanici della Cgil e per la Fiat. Ma anche una mezza vittoria per entrambi. Ecco perchè.
Il giudice del lavoro di Roma, Elena Boghetich, ha respinto il ricorso della Fiom contro l’avvio della procedura di mobilità per 19 lavoratori della newco Fabbrica Italia Pomigliano. I motivi sono vari. Ecco quello principale: i licenziamenti non sono stati ancora materialmente eseguiti.
C’è la procedura di mobilità ancora attiva (lo sarà fino alla metà di aprile, quando scadranno i termini) ma non ci sono persone individuate e quindi espulse dagli organici dell’azienda produttrice della nuova Panda. Ma c’è un altro punto fondamentale nel dispositivo che motiva la decisione del tribunale capitolino. Il giudice Boghetich sostiene inoltre che siccome non sono stati licenziati gli operai della Fiom appena riassunti in Fip non si può riconoscere l’azione ritorsiva della Fiat nei confronti della precedente decisione del tribunale di far riassumere nella newco i metalmeccanici della Cgil. Si tratta in sostanza di un avvertimento al Lingotto: “Se licenzi quelli della Fiom io, tribunale, ti punirò per discriminazione”.
C’è però un punto a favore della Fiat. Il giudice Boghetich ha infatti ammesso che la Fiat ha problemi effettivi di reclutamento del personale a causa della crisi incombente. Ecco il commento a caldo dall’ufficio stampa della Fiat: “E’ una sentenza che ci restituisce il diritto di licenziare. Non si sa come però: se individuando i 19 operai della Fiom, oppure individuando operai della Fiom insieme ad altri della newco oppure, infine, scegliendo soltanto manodopera non iscritta al sindacato di Landini”. Quest’ultima ipotesi farebbe andare su tutte le furie i sindacati firmatari dell’accordo Panda. “Abbiamo preso a suo tempo impegni precisi con la Fiat e ci siamo assunti le nostre gravose responsabilità – avverte Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – se la Fiat licenziasse i nostri lo interpreteremmo come una dichiarazione di guerra”






