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Fiat globale: le incognite di Pomigliano

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Nessuna novità sul fronte industriale italiano. Aspettative deluse e tante incognite anche in Campania.

Aspettative deluse anche a Pomigliano, in questo caso circa la produzione di una seconda vettura da affiancare alla Panda. Ieri Sergio Marchionne, nella sede del Lingotto, a Torino, non ne ha parlato ai sindacati, cioè durante il previsto incontro a margine del consiglio di amministrazione. Come del resto nulla di specifico il manager ha detto a proposito del futuro prossimo di Cassino e Mirafiori. “Non era quella la sede per discuterne – replicano però i portavoce dell’azienda – l’amministratore delegato illustrerà nei dettagli il piano industriale agli inizi di maggio, come del resto già annunciato”. Ma i dubbi si stanno moltiplicando attorno al fenomeno Fiat che diventa FiatChrysler, che si consolida come multinazionale globale, che sposta all’estero le sue sedi. Trasformazioni che stanno alimentando una ridda di incognite a Pomigliano, cioè proprio in quel Giambattista Vico “Gold Medal” del nuovo sistema produttivo e organizzativo.

Proprio dove partì, nel 2010, con l’accordo Panda, il rovesciamento completo in Italia dei rapporti di forza tra Lingotto e sindacato. “Il trasferimento all’estero ? Ci fa paura: rischiamo di diventare una succursale, una sede distaccata”, afferma Antonio, 35 anni, davanti ai cancelli del grande stabilimento automobilistico partenopeo. E’un operaio del montaggio, Antonio, che come tanti altri colleghi si trincera dietro l’anonimato. “Vogliamo più garanzie, vogliamo la seconda vettura da affiancare alla Panda – aggiunge Roberto, 44 anni, del reparto verniciatura – altrimenti tutti questi bei discorsi andranno a farsi benedire”.

Non è dello stesso parere Raffaele Apetino, giovane operaio di Pomigliano, rsa della Fim e coordinatore di settore. “Anche se la Fiat sposta la testa altrove – l’ottimismo del delegato – l’importante è che resti in Italia tutto l’apparato produttivo delle vetture che sono destinate al mercato europeo ed, eventualmente, a quello americano. Già l’esperienza di Cnh, che ha trasferito la sede legale in Olanda ci insegna: Fiat ha lasciato intatta questa fabbrica e, anzi, l’ha sviluppata”. Fiducioso anche il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo: “Io sto alle dichiarazioni di Marchionne, che ha detto che rientreranno tutti al lavoro o attraverso un aumento della produttività o con una seconda vettura da affiancare alla Panda”.

“Non bisogna dare spazio agli allarmismi, bisogna riporre la massima fiducia nella Fiat”, chiude Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic. Ma le cifre preoccupano. Sono 1300 i cassintegrati di Pomigliano. Altri 700 in cig sono gli addetti della Marelli di Poggioreale e i 316 operai del reparto logistico Fiat Wcl di Nola, inattivo da quando è stato inaugurato, nel 2008. Difficoltà anche alla Tiberina, dove sono stati avviati licenziamenti per 50 dei 91 dipendenti.
Alla Fma di Pratola Serra, poi, si lavora poco.”Purtroppo – osserva Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – è avvenuto quel che avevamo previsto: la Fiat è una multinazionale, non più un’azienda italiana, che ha scelto di spostare il baricentro verso i mercati più ricchi in questa fase di crisi che coinvolge l’Europa e l’Italia. Il rischio – prefigura Mascoli – è che questa scelta si proietti anche sui futuri investimenti, con conseguenze gravissime per Pomigliano, Pratola Serra e per l’indotto”. Quindi, l’appello: “Ora più che mai è necessario l’intervento del governo”.

Critico anche Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm. “Crediamo che Fiat sbagli – dice il dirigente Uilm – ad avviare tutti questi trasferimenti. Vuol dire che si svuota il significato di Fabbrica Italiana Automobili Torino”. A ogni modo Auriemma confida “nell’aspetto che Marchionne mantenga gli impegni assunti, cioè nella crescita e nel rientro di tutti i lavoratori, come annunciato di recente”. “Il nostro intento – conclude Auriemma – è di lavorare affinchè tutti i lavoratori di Pomigliano trovino la loro giusta collocazione. E questo vale anche per l’indotto”.
(Fonte foto: Rete internet)

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