Pietro de Biasi, capo delle relazioni industriali di Fga, oggi scioglierà la riserva sull’adozione dell’ammortizzatore sociale. Sarebbe la prima volta nel gruppo automobilistico.
Contratti di solidarietà per la prima volta in Fiat auto: oggi la risposta dell’azienda alla richiesta dei sindacati per l’impianto di Pomigliano. Ma c’è incertezza sull’eventuale via libera del Lingotto, anche se appaiono comunque alte le probabilità di un’imminente introduzione dello strumento puntato a garantire il rientro al lavoro del maggior numero possibile di cassintegrati attraverso la riduzione dell’orario.
Alle due del pomeriggio Pietro de Biasi, capo delle relazioni industriali di Fga, scioglierà la riserva negli uffici della fabbrica della Panda, davanti ai responsabili delle organizzazioni di categoria territoriali firmatarie del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri. Se de Biasi dovesse dare l’ok dell’azienda alla solidarietà si tratterebbe di un precedente storico per il gruppo Fiat auto. Finora infatti questo strumento è stato adottato tre anni fa, ed è ancora in vigore, nella sola Iveco di Brescia, del gruppo Cnh (controllato da Exor e presieduto da Sergio Marchionne) dove i 2mila addetti sono sottoposti all’ammortizzatore sociale.
La Fiat però nutre forti dubbi circa la possibilità di estendere questo tipo di contratto ai 4500 addetti di Pomigliano. Lo stabilimento della Panda è diviso in tre aree, la A e la B, cioè le aree di produzione manifatturiera (catena di montaggio e stampaggio), in cui si trovano quasi 3mila lavoratori costantemente in attività, e la C, prevalentemente impegnata nei test drive delle vetture. Qui, nella C, sono stati stipati 1500 dipendenti. Ma a causa dell’eccessivo squilibrio tra offerta e domanda di lavoro in questo settore circa 1350 operai sono costretti a versare nel limbo della cassa a zero ore.
“Sarà necessario introdurre i contratti di solidarietà allargandoli almeno all’area B – afferma Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim per il settore auto. Una cosa è certa però – aggiunge il responsabile dei metalmeccanici Cisl per l’automotive – è cioè che l’introduzione a Pomigliano della solidarietà determinerà il rientro immediato al lavoro di almeno 350 cassintegrati e una maggiorazione rispetto al salario della cig di circa 200 euro”. L’obiettivo esplicitato da Crescenzo Auriemma, della segreteria Uilm Campania, è di fare in modo che gli addetti del Giambattista Vico ricevano parità di trattamento creando una rotazione fissa e sistematica per tutti i lavoratori.
Questo in attesa dell’eventuale rilancio delle produzioni attraverso il piano industriale che Marchionne illustrerà al salone di Detroit. “Il mantenimento della cassa integrazione e un possibile accordo sul contratto di solidarietà a Pomigliano – aggiunge Auriemma – serviranno a non affamare i lavoratori, contrariamente a quanto qualcuno sostiene nei suoi volantini e, anzi, sarà un primo passo verso il rientro in attività di tutti”. Il riferimento polemico è al volantinaggio effettuato ieri davanti alla fabbrica napoletana dai Cobas. “I contratti di solidarietà sono una presa in giro – sostiene Mimmo Mignano, leader Cobas – la vera risposta è il rientro di tutti a salario pieno”.
“L’importante – conclude però Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic – è che vengano adottate misure occupazionali efficaci in attesa del rilancio”. Dal canto suo la Fiom propone i contratti di solidarietà e chiede “il superamento della divisione del Giambattista Vico in tre settori e la rotazione totale di tutti i dipendenti”.

