Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale i metalmeccanici della Cgil sono pronti a entrare in fabbrica per fare sindacato. Dopo tre anni di assenza forzata.
Attorno alla fabbrica della Panda la sensazione è che con la decisione della Consulta i giochi siano fatti, che la Fiom alla fine l’abbia spuntata, perché potrà rientrare nella Fiat proprio dove fu decisa la sua estromissione, il 22 giugno di tre anni fa, dopo il referendum operaio di Pomigliano sull’accordo Panda, che guadagnò il 68 per cento dei si. “Un si – come accusarono allora i metalmeccanici della Cgil – dato con la pistola puntata alle tempie della chiusura della fabbrica in caso di esito negativo per la Fiat”, un voto che diede il placet al nuovo strumento contrattuale con cui Marchionne adesso governa l’intero comparto automobilistico nazionale.
Dal canto suo l’avvocato dei metalmeccanici Cgil, Lello Ferrara, del pool legale nazionale della Fiom, è sicuro: “E’ stato liquidato tutto il teorema ordito da Marchionne e dai suoi giuristi, ora si tratta di comunicare alla Fiat di Pomigliano il ripristino immediato delle agibilità sindacali ”. Sono in piena euforia le rsa dello stabilimento della Panda, nominate dalla Fiom. Sono otto delegati, tutti in cassa integrazione a zero ore. “ Entreremo in fabbrica con la bandiera della Fiom a riaprire la nostra saletta sindacale che fu chiusa dalla Fiat ”, avverte Mario Di Costanzo, 35 anni, di Acerra. Francesco Manganiello, 44 anni, di Camposano, delegato Fiat dal 2000, si spinge oltre: “ Lunedì andrò in fabbrica ad aprire la saletta, quindi andrò vicino alle rsa degli altri sindacati e girerò con loro per tutto lo stabilimento”.
Ma a Napoli come a Roma sta prevalendo la linea dell’attenzione al minimo passo falso. Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom, frena i facili entusiasmi e spiega che “prima di ogni cosa sarà necessario leggere il dispositivo della Consulta”. “ Poi valuteremo insieme come procedere ”, chiude il dirigente sindacale. E il segretario generale, Maurizio Landini, da Roma, conferma. Intanto esordisce rilanciando: “A Pomigliano bisogna far rientrare tutti i cassintegrati, col contratto di solidarietà ”. Quindi chiarisce: “ Se fosse per noi nello stabilimento napoletano rientreremmo domattina – afferma il leader della Fiom – credo che però valuteremo con precisione. Noi siamo perché le leggi in questo Paese vadano rispettate ma quello che è più importante è che a questo punto la Fiat prenda atto che bisogna aprire una nuova pagina. Nel frattempo, lo ripeto, valuteremo con tutti i compagni ciò che si dovrà fare”.
E’ una situazione che nel sindacato sta creando falchi e colombe. Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, stigmatizza sostenendo che “con questa decisione della Consulta il Paese rischia di perdere la sua attrattività agli occhi delle imprese straniere, che scapperanno ancora di più". Ma il suo segretario generale, Rocco Palombella, lancia segnali distensivi. “Mi auguro – dichiara il massimo dirigente Uilm – che questa interpretazione della Corte costituzionale e l’accordo interconfederale possano aprire nella nostra categoria dei metalmeccanici una nuova fase di iniziative comuni che mettano al centro il problema del lavoro e delle drammatiche crisi che investono tutti i settori".
E Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim Cisl di Napoli, lancia l’appello “ alla creazione di un clima di condivisone tra tutti i soggetti ”. Ma Roberto di Maulo, segretario nazionale della Fismic, è sferzante quanto negazionista: “ La sentenza della Consulta non è applicabile per la Fiom, perché non ha partecipato alla negoziazione del contratto collettivo dell’auto ”.
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