Infermieri costretti a usare auto proprie e strumenti che non vengono sterilizzati: l’associazione punta l’indice contro il servizio e accusa: “Assenti Asl e istituzioni, i cittadini si mobilitino”.
Si chiama Adi, sta per “assistenza domiciliare integrata” ed è un servizio rivolto ai più deboli, alle persone fragili, a chi è solo. È garantito dall’Asl e dovrebbe essere considerato tra le più importanti forme di assistenza per la sanità pubblica. Invece fa acqua da tutte le parti, almeno per quel che riguarda il distretto 48 dell’Asl Napoli 3 Sud (Mariglianella, Marigliano, San Vitaliano, Castello di Cisterna, Somma Vesuviana, Brusciano ). A denunciarlo è il Tribunale per i diritti del malato (Tdm), una “costola” di Cittadinanzattiva, nata nel 1980 per tutelare e promuovere i diritti dei cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali e per contribuire ad una più umana, efficace e razionale organizzazione del servizio sanitario nazionale.
Secondo gli attivisti del Tdm, per i circa 30 pazienti che nel distretto 48 beneficiano dell’assistenza domiciliare integrata i problemi sono moltissimi. Ad assicurare ancora un minimo di assistenza ci pensa lo spirito d’iniziativa dei dipendenti dell’Asl, spesso costretti a compiere scelte autonome perché le istituzioni sono ferme. Per esempio, gli infermieri si muovono con auto propria, rimettendoci anche la benzina, pur di continuare ad andare nelle case della gente che ha bisogno di cure. Il sabato e la domenica, poi, l’Adi non viene garantita e, infine, non c’è il servizio di sterilizzazione degli strumenti.
Spiega, infatti, Anna D’Avino, una delle rappresentanti del Tribunale per i diritti del malato: “Siamo costretti a provvedere autonomamente a sterilizzare gli strumenti, andando all’ospedale di Nola. Ci chiediamo fino a quando si può andare avanti così. È necessaria un’inversione di rotta, prima che sia troppo tardi e l’Adi venga ulteriormente mortificato”. Vincenzo Sannino, invece, aggiunge: “Esistono delle responsabilità politiche che devono essere evidenziate. Ci riferiamo a molti amministratori e molti sindaci, che dovrebbero accorgersi di quanto sia difficile la situazione per la sanità nel territorio vesuviano, ma anche al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Maurizio D’Amora, al quale chiediamo un’assunzione di responsabilità”.
Raffaele Di Fiore, di Cittadinanzattiva, invece spiega: “Denunciare è doveroso, c’è bisogno che la gente abbia un sussulto e pretenda i diritti ed i servizi per cui paga le tasse”.
(Fonte foto: Rete Internet)

